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«Trent'anni di guerre per gli sporchi interessi dei mercanti di morte»

Redazione

Il 16 gennaio 1991 cacciabombardieri italiani “Tornado” della Lockeed Martin decollavano dall’Italia per partecipare alla Prima guerra del Golfo, sotto l’egida dell’ONU, e capeggiata dagli Stati Uniti. Era la prima volta, dal 1948, che il nostro paese violava la sua stessa Costituzione, che all’art. 11 “ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. La data segna quindi un discrimine, che da allora in poi ha visto sempre più legittimati gli interventi militari dell’Italia in altri paesi; interventi ipocritamente definiti con ossimori come “guerra umanitaria” “missione di pace”, “bombe intelligenti”. Quella prima guerra inaugurò inoltre un nuovo modello di guerra che vedeva, e vede tuttora, i militari dell’esercito offensore al sicuro nei loro aerei supertecnologici e la popolazione inerme morire a decine di migliaia. Poi ci furono la guerra contro la Serbia, con i bombardamenti dei ponti (1999), la guerra contro l’Afghanistan (2001), la Seconda guerra del Golfo (2003), Libia (2011).... E ogni volta con il coinvolgimento della tristemente famosa base di San Damiano, che sospettavamo giustamente ospitasse testate nucleari all’insaputa della popolazione.

Anche in questo momento, in cui il nostro paese e tutto il resto del mondo sono impegnati a contrastare un virus contagiosissimo e mortale, l’Italia si impegna ad aumentare le spese militari (nel 2020 pari a 22.995,3 milioni di euro: cosa avremmo potuto farci, per migliorare la nostra sanità pubblica, salvare delle vite e garantire a tutti i/le giovani il diritto all’istruzione?). È difficile, in piena pandemia, quando tutti e tutte siamo preoccupati per la salute dei nostri cari e nostra, per la perdita del lavoro e viviamo giorno dopo giorno immersi nell’incubo dei dati sui contagi e sui decessi, alzare gli occhi e pensare a cosa sta diventando il nostro paese sullo scenario internazionale e nell’ambito della riflessione etica e politica. Ma non può passare inosservato il fatto che l’Italia abbia venduto due fregate militari all’Egitto di al-Sisi, a un regime cioè colpevole di infinite violazioni dei diritti umani e di aver sequestrato, torturato e ucciso Giulio Regeni.

Possibile che la lobby dei produttori di armi e delle forze armate debba sempre avere la meglio sulle ragioni della pace? In questa data, decine di persone del piacentino hanno partecipato alla manifestazione “decentrata” davanti alle case per chiedere di mettere “La guerra fuori dalla storia”, secondo il dettato costituzionale all’art. 11. È stato un momento di riflessione capace di tenere insieme l’oggi, l’ieri e, speriamo, il domani.

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