Anticaglie

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A proposito di Europa, vale più il mito della realtà

Sì, dobbiamo dircelo senza mezzi termini, l’Europa non esiste se non come nome o meglio ancora, per i cultori della classicità, come mito. Infatti per recuperare il suo nome bisogna scomodare Zeus e i suoi travestimenti onde conquistare una fanciulla che appunto si chiamava Europa

Sì, dobbiamo dircelo senza mezzi termini, l’Europa non esiste se non come nome o meglio ancora, per i cultori della classicità, come mito. Infatti per recuperare il suo nome bisogna scomodare Zeus e i suoi travestimenti onde conquistare una fanciulla che appunto si chiamava Europa. Diventata poi regina di Creta, ebbe un figlio di nome Minosse che tutti conoscono per via del labirinto. Dunque  Europa da fanciulla e da regina divenne il nostro continente che nasce appunto dal mito e dal mito è ancora ancorata. Ma se il mito ci dà la spiegazione di cosa significhi il nome Europa, sul piano pratico e politico, oggi non sappiamo bene il suo significato. Anche la geografia non ci dà certezze. Se sappiamo dove inizia ad ovest, l’incertezza riguarda i suoi confini al nord, specialmente ora dopo la Brexit, e soprattutto all’est. Cosa comprende infatti da questa parte?

La Russia oppure secondo alcuni perfino la Turchia che non si sa da che parte pende? Anzi si sa, perché col tenere i piedi in due scarpe, la sensazione della islamizzazione del paese è talmente palese, specie dopo il tentativo di colpo di stato, che ben presto uscirà dal dubbio. Diventando paese integralista musulmano, quindi non europeo. Se questo riguarda la geografia, politicamente come la mettiamo? In questo caso più che dubbi ci sono certezze. L’Europa infatti esiste solo sul piano formale, oppure per chi si accontenta su quello utopico. Non c’è alcun collante vero che unisca i suoi Stati, per formare una confederazione. Dobbiamo farcene una ragione. L’Europa pensata come unione di Stati ,non più ognuno contro l’altro storicamente  armati, ma spinti dal reciproco spirito di solidarietà, è stata più una operazione di nobili intellettuali ,fra cui il nostro De Gaspari, che non si è mai tramutata in realtà concreta. Due sanguinose guerre mondiali avevano mosso e scosso l’idea che non ci fosse più ragione perché ogni  nazione del vecchio continente, potesse vivere e sopravvivere con la preoccupazione di dover difendere i propri confini.

La pace quando sopraggiunge dopo la guerra sembra quasi il sogno di una ritrovata fiducia vero la nuova umanità. Un miraggio appunto, nobile fin che si vuole, è stato allora causa e origine dell’Europa. Ma al di là di questa vocazione alla pace, quali sono stati i comuni interessi a spingere i singoli Stati alla fratellanza? Poiché nessuno lo ha mai capito, al di là delle intenzioni, citiamoli in ordine sparso. Unità di interessi economici per meglio competere a livello mondiale con Stati più grandi e potenti? Comuni condivisioni di idee per ridimensionare ognuno i propri errori storici? Uno stesso linguaggio che debba favorire gli scambi culturali? Lo spirito di solidarietà che deve muovere le nazioni più ricche a sostenere quelle più povere? Infine un comune sentire in fatto di principi morali e religiosi? Realisticamente non mi sembra che questi progetti si siano mai realizzati.

E allora quale è stato il vero collante di questa unione fra popoli e storie diverse?  Ammettiamolo, senza ombra di dubbio. L’economia eletta a mito, religione, e oppio è stata il motore mobile e immobile di tutta l’operazione. La pace è stata ancora una volta sconfitta dalla guerra. Non più giocata sulle armi, ma sul potere economico sul quale ogni singolo Stato ha cercato di preservare se stesso per meglio difendersi dagli altri. In apparenza alleati, ma appunto solo in apparenza. Un confronto di egoismi  che ha retto fino a quando i bisogni e le colpe dei singoli non hanno fatto scoppiare la fragile tela degli accordi. La Grecia responsabile ieri del mito e oggi delle finanze in dissesto è stata la prima causa rivelatrice dell’ingannevole unione. Aiutarla come da antichi propositi? Il responso è stato affidato al nuovo oracolo che è diventata la banca europea in cui abita la nuova Pizia chiamata economia. I conti sono conti e null’altro e dunque il vaticinio ha decretato pollice verso  contro la patria degli dei e che ognuno salvi se stesso.

La legge economica non tollera incertezze. Gli aiuti si danno da sempre con interessi e nuove lacrime e sangue scorrono nelle tasche vuote dei più deboli. Intendiamoci  ognuno ha le sue colpe,in termini di deficit pubblico, ma lo spirito di solidarietà se mai c’è stato dove è andato a finire? Mistero. E a proposito di misteri che fine ha fatto la religione cristiana? Espulsa prima dalla Costituzione Europea e poi in pratica dai comportamenti degli uomini, nessuna bandiera, intesa come croce, sventola sulle  torri civiche, mentre i campanili faticano a conservarle. Se l’economia si sgretola, l’antico cemento della fede che nulla spiega ma che tutto comprende, non rappresenta più l’antico baluardo con cui attraverso i  fatti storici ed i loro errori si sono formate le coscienze. Spariscono allora le antiche usanze, mentre i vecchi confini resistono in ordine sparso.

L’Europa inesistente è diventata  ancora meno resistente rispetto alle aggressioni che vengono dall’esterno, costituite dalle migrazioni di popoli specialmente musulmani che arrivano sulle nostre coste  e poi dentro le nostre case. Un umanitarismo peloso di chi economicamente si sente superiore (ma fino a quando?) saluta i nuovi arrivati con manifestazioni fintamente caritatevoli. Il noli me tangere, diventa il vero motivo dell’accoglienza e dentro di esso la religione dell’interesse che trova ogni occasione buona per arricchirsi sulla pelle dei disgraziati in cerca di un tetto. Che sempre più spesso per ragioni di bassa  speculazione diventa un albergo con numero di stelle troppo alto per chiunque ha avuto il torto di essere autoctono. Ma così è. Carità e misericordia ormai diventate religione civile, diventano  il mezzo per salvare i migranti e con essi i nostri scrupoli morali. Intanto alla carità che se fosse disinteressata si potrebbe chiamare amore , ma che invece è solo indifferenza, corrisponde il suo opposto. 

L’odio di chi ci vuole punire per la nostra mancanza di fede. In quanto non si può mettere in dubbio ciò che  ha detto Allah, l’unico vero misericordioso. A questa  concezione di una fede che si dà senza nulla pretendere,  e che comporta anche il martirio volontario,  onde raggiungere il Paradiso con le 72 vergini per ognuno, noi  non sappiamo che contrapporre una fede terrena che si dà per salvaguardare capra e cavoli come dice la legge dell’ economia. E ‘ evidente che in questo modo non c’è per noi scampo. Cesare non può nulla contro Dio, quello vero che non ci sta ad essere imbrigliato negli interessi da bottega,  e che per questo impone e costringe a usare spada e  scimitarra contro tutti coloro che infedeli, adorano la dea economia.

L’uomo contro Dio rivela i suoi limiti e la ragione contro la fede è cieca. Può al massimo spiegare l’origine dei fatti ma non la loro fine. Una società allora come la nostra senza un fine e con lo sguardo rivolto solo all’oggi, non può avere un futuro. Noi non lo sappiamo ma loro sì. E la loro voglia di riscatto aumenta rivendicazioni e pretese. Un cambiamento di civiltà è dietro l’angolo, naturalmente voluto da Allah, mentre il nostro Cristo piange in silenzio. L’Europa non esiste dicevo all’inizio e lo confermo. Presto non esisterà nemmeno il nome. Solo nel mito sopravvivrà, unico valore questo che oggi  ancora resiste  alla legge coranica, la sharia, e che ancora  ci consente di guardare in alto. Verso il cielo stellato, dove da sempre esiste l’Europa  come immagine della costellazione del toro che ricorda il rapimento di Zeus nei confronti della  bella ninfa il cui nome è destinato presto a scomparire dalla terra.

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