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A cura di Carlo Giarelli

Dante e l’addio alla storia

Con questo titolo non mi riferisco solo alla dimenticanza che dobbiamo nei confronti della storia come materia di studio, come oggi molti sostengono anche fra gli addetti ai lavori, ma alla Storia che per questo scrivo con la maiuscola, la quale si riferisce al nostro passato, di cui sembra abbiamo perso le tracce

Con questo titolo non mi riferisco solo alla dimenticanza che dobbiamo nei confronti della storia come materia di studio, come oggi molti sostengono anche fra gli addetti ai lavori, ma alla Storia che per questo scrivo con la maiuscola, la quale si riferisce al nostro passato, di cui sembra abbiamo perso le tracce. Dunque val la pena parlarne. E per farlo scomodo il padre della nostra lingua. E mi riferisco a Dante Alighieri che oggi viene ricordato per una ricorrenza. Sono infatti trascorsi 700 dalla sua morte avvenuta nel 1321. Ecco allora il punto, perché sono solo le ricorrenze ad aprire un varco nell’oblio cui viene avvolto il passato. Con Dante infatti si assommano tante storie che riguardano fatti e destini. Citiamole allora in estrema sintesi. Cominciamo con la lingua da impiegare nell’uso, detta volgare, e che viene affrontata nel De vulgari eloquentia.  Per continuare con le Rime che secondo lo stile stilnovista sono espresse nella Vita nova. Non manca poi in Dante il riferimento alla Filosofia, allorchè il poeta vuole accreditarsi nel Convivio, come uomo di dottrina.  Quindi la politica, di cui vediamo valutazioni nel De monarchia, dove sono esplicitate pretese di restaurazione imperiale in onore di Arrigo VII.  Un altro tema toccato da Dante riguarda poi la religione, nella quale viene accarezzata l’idea di realizzare una sorta di compendio del pensiero cristiano. Tuttavia trattasi di una religione non disgiunta dalla ragione, che rimanda infatti alle correnti razionalistiche di Abelardo in Francia e di Tommaso in Italia. Per completezza non si può escludere nel suo pensiero, anche un po’ di superstizione tipica del suo mondo medievale legato al mistero dei viaggi nell’oltre tomba, già affrontati, per la verità, dalla favolistica araba.  Infine e per ultimo anche se deve essere considerato il primo valore del sommo poeta, va segnalata la poesia  in cui in ben 15 mila versi nel suo poema, si condensano il meglio di tutta la tradizione artistico-letteraria del nostro paese.  Ed ora una domanda? Finite le celebrazioni, cosa rimarrà di Dante alla luce delle nuove mode, che non hanno tempo nè voglia di leggere il passato in tutte le sue declinazioni? Ammettiamolo, Il passato secondo la mentalità attuale non interessa. La cultura oggi è poco o punto intenta a curare se stessa e quindi qualora si volesse andare contro corrente, mancano addirittura le linee guida per scoprire i vecchi tesori d’arte. In particolare della poesia che oggi viene messa nel dimenticatoio a favore dell’interesse economico. Unico elemento questo che oggi reclama il suo diritto a incidere e coinvolgere le coscienze. Ma c’è di più.  Esiste infatti un revisionismo che oggi contribuisce a gettare nel fango i vecchi baluardi del sapere. Trattasi di una ventata di modernità che tende alla idiosincrasia nei confronti di tutto un passato culturale che contrasta col nuovo corso dell’umanità. Dove i nemici da esecrare sono l’essere bianco, il maschilismo, il razzismo ed in sostanza tutto quanto proviene dal nostro passato in cui viene stoccata la cosiddetta civiltà occidentale. Prediamo allora Dante come esempio per sottoporlo ad una moderna revisione dei valori sulla base della nuova cancel cultura, che in fatto di Metoo e di Antifa vantano l’esigenza di creare un movimento di liberazione nazionale e mondiale dal passato. Alla luce di queste teorie, quasi nulla si può salvare dell’(ex) sommo poeta. Di certo non il suo maschilismo e la sua visione politica. E nemmeno il suo carattere lo aiuta. Scontroso e burbero, orgoglioso ed egocentrico, in sostanza rappresenta il meglio ed il peggio del maschilismo e del suo modello di pensiero, al fine di ambire non ad un governo democratico, oggi vantato nel politicamente corretto urbi et orbi, ma ad un assolutismo imperiale. Per quanto riguarda il primo punto, al di là dell’amore tutto mitizzato per Beatrice e dopo aver sposato una sua quasi coetanea Gemma Donati, da cui ebbe forse cinque figli, in realtà, come disse Montanelli, trascorreva il tempo fra Fiorette, Violette, Pargolette. Verso le quali, non proprio di casti costumi ed in contrasto con la visone stilnovistica dell’amore idealizzato, il sommo poeta in realtà rivelava tutto il suo spirito grifagno in fatto di sessualità. Forse anche morbosa. Quindi maschilista spregevole e reazionario, secondo la vulgata odierna.  Infatti non ha importanza oggi saper o dover contestualizzare i fatti.  Per i quali, come si abbattono le statue del vecchi eroi, tipo,per rimanere nella nostra tradizione, lo scopritore  del nuovo mondo C. Colombo, così si abbattono i cosiddetti miti letterari, alla luce delle nuove idee che antepongono il mondo da sempre maltrattato della negritudine e delle nove visioni femministe ed omosex, alla cultura dominante del maschio bianco, approfittatore e guerra fondiario. Anche il problema della lingua subisce in Dante lo stesso destino. Il volgare da lui contrapposto al latino, quel volgare dunque che poi diventerà la nostra lingua, non rappresenta il merito da assegnare a quello che è ancora considerato (ma fino a quando?) il padre del nostro idioma. Oggi infatti si parla l’unica lingua esistente nel mondo della comunicazione. Tanto che chi non sa esprimersi in inglese è inutile che rivendichi la sua cultura classica. Essendo il greco ed il latino lingue ormai morte, mentre l’italiano contaminato dagli anglicismi, trovasi in fase agonica. Ma affrontiamo ora il tema della poesia in Dante, argomento che si allarga poi a quello delle bellezza. Poesia allora quella di Dante? Ebbene non si può negare che lo sia, ma chi oggi la capisce? Chi oggi si pone il problema di leggere per intero o anche in parte la Commedia? Molti o pochi? Lascio al lettore la risposta. A me pare che oggi si tenda a cancellare ogni cosa in fatto di poesia e di bellezza estetica, comprendendo nell’ambito della comune dimenticanza, a proposito del senso della bellezza, come perfezione, anche il concetto di Dio. Che in Dante era tenuto nella massima considerazione come l’unico e vero artefice dei destini del mondo. Anche per questo Dante è passato di moda, secondo la nuova ventata aculturale di concepire l’esistenza secondo la indeterminazione dei valori. A cominciare dalla nuova visione antropologica di un genere maschile e femminile non determinato sessualmente in base agli organi anatomici.  E poi elevando il valore green, come unica possibilità di salvare il mondo. Ce lo ricorda Greta, che anche senza frequentare la scuola, quindi ignorante quanto basta, impone a tutti il suo modo di intendere le cose, considerando la terra come dea e l’uomo approfittatore come suo subalterno. Dunque ritornando alla storia, la scuola oggi si è messa in perfetto ossequio con i tempi, secondo le nuove usanze. Non stupisca allora che, come materia di studio, si voglia escludere la storia dall’esame di maturità.  Basta ed avanza conservare qualche debole reminiscenza del confuso passato, in occasione di qualche ricorrenza, come nel caso di Dante, ricordato con sospetta enfasi, come già ricordavo, dopo 700 anni dalla sua morte.  Questa, sembra ormai, l’unica forma di storia che è possibile togliere, una tantum, dall’oblio. Per il resto nessun problema. La cancel culture ha i suoi demeriti, ma anche i suoi meriti perché facendo tabula rasa del passato ha abolito lo studio dei classici. Oggi considerato una perdita di tempo, in favore di uno stile di vita tutta protesa verso un futuro sempre più tecnologico. Verso quella che diventerà la prossima scoperta. E mi riferisco all’intelligenza artificiale che finalmente dichiarerà chiuso il problema dell’uomo  in favore della macchina che dell’umanesimo  e di Dante non saprà che farsene. 

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