Venerdì, 19 Luglio 2024
Anticaglie

Anticaglie

A cura di Carlo Giarelli

La società indifferenziata

Abbiamo già avuto conoscenza della società liquida che nel suo processo disgregativo rischia di diventare gassosa, ma non abbiamo ancora affrontato il tema oggi predominante legato alla mancanza di un minimo di certezza. Detto in altro e più tradizionale modo, di valori. Parlo allora di un tipo di società dove tutto è confuso ed in cui i punti di riferimento del vivere stanno scomparendo. Ecco allora perché ho usato il termine di indifferenziazione. Una situazione questa che va ben al di là del concetto degli Indifferenti, descritto da Alberto Moravia nel suo primo romanzo. In cui i personaggi, schiacciati dalla noia del vivere, non hanno progetti ed ambizioni se non quelli di una esistenza vissuta secondo la moda di una società borghese, dove l’indifferenza ed il mancato supporto morale giustificano qualsiasi modo di pensare, comportarsi, ed agire. Mettendo ogni cosa in un indifferente calderone di azioni, dove l’incapacità di scegliere il giusto e lo sbagliato, diventa la regola. Comunque quel mondo descritto nel romanzo parlava ancora di società, pur evidenziando le inconsistenti ragioni del vivere. Oggi invece siamo giunti ad un livello superiore, inteso come aggravante, al punto che bisogna mettere in dubbio l’esistenza stessa della società. Quella in cui la componente antropologica abbia ancora diritto di esistere. Infatti si è fatto strada l’indistinto a proposito dell’uomo. Cosa intendo? Che i confini fra uomo e donna non esistono. Come quelli fra genitori e figli. Ed infine la medesima cosa riguarda la differenza fra vita personale e sociale. Per essere ancora più precisi, la componente umana tende a scomparire per essere sostituita da un oggetto. Come se l’essere animato e lo stesso oggetto fossero la medesima cosa. La crisi coinvolge la sfera spirituale che oggi ha perso ogni aggancio con le motivazioni del vivere. Tutto infatti è secolarizzato e questo lo si avverte principalmente nel mondo giovanile. Dove la ludopatia, le dipendenze nei confronti delle droghe, la scomparsa della differenza sessuale, il disagio familiare, l’abbandono scolastico e perfino il suicidio, come alternativa allo stare al mondo, costituiscono il vuoto esistenziale. Anche lo stesso processo educazionale è caduto in disgrazia. Ai miei tempi la scuola insegnava oltre a far di conto, la bellezza della letteratura, la storia e la geografia. Dante, Manzoni, Carducci e Pascoli erano i capisaldi di un sapere oggi estinto. Quello che dopo la Seconda guerra mondiale e l’ubriacatura del fascismo quando dovevamo scegliere per evitare una seconda ubriacatura, il comunismo, si viveva di ideologie e di vocazioni spirituali. Ricordo i tempi dell’educazione civica sgombrata allora di ideologie di sinistra. Tutto questo almeno fino al sessantotto. Quando l’educazione scolastica modifica la sua stessa ragione di vita. Non più alunni da istruire e non più insegnati da impartire lezioni di cultura e di vita, ma solo confusioni di idee e di ruoli. Vietato vietare costituiva il fondamento del nuovo corso educativo. L’insegnante non era più tale, ma solo una persona un po’ più avanti negli anni rispetto agli studenti. Che si sedeva in cattedra senza dare a quest’ultima il significato di una vocazione all’insegnamento. Ritenuta solamente un semplice banco, uguale agli altri solo un po' più rialzato, ma senza alcuna autorità, meglio ancora autorevolezza. Scomparse le differenze, fra insegante ed alunno, anche l’educazione latitava. Per non parlare delle ideologie di cui ne rimaneva una sola. Quella di sinistra che sosteneva la mancanza del merito, ritenuto troppo borghese a favore di un egualitarismo dell’ignoranza in grado di premiare i più osservanti alle nuove regole antiborghesi, come espressione di una nuova cultura. Quella del 18 considerato di diritto, che si prendeva durante gli esami all’Università senza nemmeno aprire un libro. Ma andiamo avanti e ritorniamo all’oggi. A quell’indistinto di idee e comportamenti che come ho già detto, riguardano l’indifferenziazione delle stesse informazioni. In cui la differenza fra vero e falso non esiste, se non a favore di quest’ultimo. Per fare un esempio chiediamoci se la differenziazione fra uomo e donna sia cosa vera o falsa... Chi lo può dire? Solo i retrogradi e gli individui conservatori e tradizionalisti potrebbero avere qualche certezza. Ma tutti gli altri? Forse in questo mondo dell’indifferenziato è meglio non insistere nel dare risposte. Oggi il falso che a proposito delle informazioni prende il nome di fake news, ha preso il posto delle notizie vere in caduta libera, tanto che queste sembrano false. Lo dicono le statistiche in cui circa il 77% degli italiani ritenendo le fake news vere non si impegnano a cercare di verificare la loro attendibilità. Nemmeno hanno interesse a farlo. Dunque, a vivere in un mondo dove insistere sulle differenze genera più problemi che altro. Per il semplice fatto che ogni ricerca sul vero e del falso tende a scomodare un impegno intellettuale che dovrebbe comportare il dover mettere a confronto un mix di fonti informative al fine di giungere ad un dato certo o presunto. Ebbene tutto questo agire non sembra avere alcuna ragione d’essere. La proliferazione delle notizie infatti segue un nuovo comandamento. Quello che serve a mantenere in vita l’unico elemento ancora facente parte dell’essere uomo: Il narcisismo. Un complesso psicologico questo che del vero e del falso non se ne cura per niente, ma solo in funzione della sua soddisfazione utilitaristica. Che potremmo anche definire come armonia del sé che nella sua versione raffinata della facoltosa ed ultra democratica Elly Schlein diventa l’armocromia. Dunque quale è il destino di questa società indistinta o indifferenziata? Non certamente un ritorno della componente antropica. Infatti per escludere ogni possibile ritorno dell’umano da parte dei sopravvissuti nostalgici, si presta a sgomberare ogni dubbio l’intelligenza artificiale. Questa infatti essendo artificiale si proietterà per agire in un campo per ora inesplorato, anzi per la verità, come detto, già ora in parte esplorato. Quello dell’uomo diventato cosa. Senza anima né parte dove la vita sempre più dominata dall’I.A. porterà ulteriore giustificazione a questa società dell’indifferenziazione. Dante, Manzoni, Carducci e Pascoli, causa la perdita della lettura da parte dell’uomo macchina, ad altri interessi interessato, se ne facciano una ragione. Questi al più rimarranno sepolti nelle biblioteche. Finché anche queste spariranno per inutilizzo.

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