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Anticaglie

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A cura di Carlo Giarelli

La società viaggia verso il non-umanesimo

Questo viaggio della società verso una meta non più umana è già iniziato. Le prime premesse sono legate alla teoria della relatività con la conseguente rivoluzione dei concetti di spazio e tempo. Ma siamo solo agli inizi. Perché nel frattempo la società ha subito una evoluzione costante che progressivamente ha alterato e sta disintegrando l’idea dell’uomo e dell’universo, rispetto ai concetti tradizionali di stampo etico-filosofico. Questo attraverso l’idea che l’uomo, religiosamente inteso come immagine di Dio, può far tutto purché voglia secondo il detto dell’architetto ed umanista Leon Battista Alberti. Che intendeva con questa frase sviluppare ogni conoscenza al fine di migliorare la  condizione umana.  Da quel tempo, siamo in pieno rinascimento, ad oggi, le cose sono cambiate. La causa è stata l’introduzione della tecnologia come valore imprescindibile, tanto che gli eventi storici da quel momento sono andati avanti da soli. Così l’uomo dapprima artefice della storia, ha finito per esserne diventato vittima. Ecco allora che la società  impoverendosi, al fine di darsi una definizione, si è dotata di nuovi attributi. Diventando prima liquida sec. Baumann, poi anche gassosa, causa la perdita dei valori tipicamente umani. Il risultato, quello di poter indirizzare il progresso al fine di creare quelle condizioni  per le quali alcuni valori in fatto di umanità potessero dare l’impressione che non tutto fosse perduto. Ma contrariamente alle aspettative, oggi la situazione è assai diversa. E sembra si sia rivolta contro l’uomo, ipotizzando una sua sostituzione attraverso  appunto la tecnologia. La quale da semplice creazione dell’intelligenza umana, è diventata la   immagine sostitutiva dell’uomo. Per comprendere  questi fatti, valutiamo le cose da un duplice punto di vista, che comprendono il dato antropologico e i suoi risvolti sul piano pratico. Cominciamo allora dal primo punto, considerando che le antiche concezioni di vita vengono stravolte, lasciando il posto ad una civiltà che al posto di essere reale, diventa sempre più artificiale. Il motivo è che siamo arrivati al punto in cui ogni cosa sembra basata su decisioni legate ad eventi che si gestiscono autonomamente. Quasi per la  forza d’inerzia di un sistema che procede per conto suo. Di fronte a questo stato di fatto, la società si dissolve nei suoi valori tradizionali. La famiglia primo nucleo sociale, ne è la dimostrazione. Padre e madre non sono più quelli di un tempo, ma vengono sostituiti da numeri, sempre in aumento, che in quanto tali, non risvegliano più antichi valori ed emozioni. Lo dimostrano una serie di situazioni, quali l’aborto libero, le  adozioni non vincolate da regolamenti, le maternità surrogate e le fecondazioni eterologhe.  Al declino della famiglia si aggiunge  poi la situazione gender. Per la quale ognuno può  essere quello che desidera,  indipendentemente da condizioni, un tempo considerate valide e condizionanti, come gli elementi naturali di tipo biologico. E passiamo alla natura. Che questa nel corso del tempo si  sia sempre  misurata con un certo egoismo dell’uomo, per derivarne prodotti migliori ed in grado di soddisfare il bisogno alimentare, è vero, ma oggi assistiamo alla sua completa violazione. Anzi per meglio dire alla sua sostituzione attraverso il ricorso a tecnologie che costruiscono prodotti ogm, senza nemmeno sapere se sono utili o dannosi per quel contenitore di organi cui viene ridotto oggi  la macchina umana. Da tutto questo si deduce che se la civiltà è nata dalla natura, la quale ha delimitato i propri spazi e confini nei confronti dell’uomo, oggi si preferisce sostituirla con prodotti non naturali secondo le intenzioni delle internazionali del cibo. Che preferiscono individuare in prodotti standardizzati  e non naturali, sia il  potere nutrizionale  che quello salutistico. Infatti anche la salute è nelle mani delle industrie farmaceutiche che attraverso la loro potenza economica, influenzano i media e la stessa Medicina, decretando quello che fa bene ( per loro) e quello che deve essere rifiutato come nocivo. Fra questi due estremi non ci sono vie di mezzo e chi si oppone rimane solo e senza poter contare su appoggi finanziari e condivisioni morali. Il cibo diventa  allora sia il fine che il mezzo per tacitare i contrari, che non  devono permettersi  di rifiutare il  determinismo  di un gioco, ormai consegnato ineluttabilmente al destino. Così i grilli e le locuste non devono più preoccupare, rispettivamente  con il loro frinire e il loro zillare. Lo dichiara la tecnologia  e chi si oppone alla lunga viene considerato un tradizionalista perdente. Intanto in attesa dei nuovi ingredienti culinari, siano ben accetti questi due menzionati. Ma non dimentichiamo la tarma o camola della farina, che non deve più essere eliminata come facevano le nostre nonne, perché  diventate, per  la legge della dittatura salutistica, delle ghiotte prelibatezze da preservare e coltivare. Ed il vino, bevanda tramandataci dai greci e dai romani come elemento di nutrizione e di piacere per l’accoppiamento col cibo  cosa dire?  E nulla vale se, come sappiamo,   in quantità maggiore acquista toni  inebrianti. L’antica moda e la consolidata usanza non devono alterare il nuovo corso della realtà, diventata nemica delle tradizioni anche per quanto riguarda il cibarsi dell’uomo. Per cui conviene bandire il vecchio nettare del dio Pan e assieme al tabacco farlo diventare il simbolo di un passato che deve essere rifiutato. Per farlo, basta mettere sulla bottiglia che contiene il liquido alcolico, che si vuole ridurre  a veleno, l’etichetta con  su scritto: pericoloso per la salute e la cosa è fatta. Immersi ormai in questo clima di una ideologia ipertecnologica dominante, dove alla condizioni reali si sostituiscono quelle artificiali, legate ad  un potere multinazionale che agisce senza nessun riconoscimento della condizione umana, bisognerebbe aggiungere anche il problema migratorio. Non tanto e solo per l’aspetto dell’accoglimento e poi della corretta ed umana gestione dei migranti, quanto per la condizione che il loro numero sempre in aumento, determinano sul nostro habitat che si modifica e si altera di continuo. Creando una condizione di ulteriore estraneità dell’uomo nei confronti del suo ambiente, in cui rischia di perdere il rapporto educativo ed  affettivo, anche per il rifiuto di dover accettare la risoluzione da parte  dell’Unione europea di cambiare muri e mura delle nostre città, attraverso  una  nuova ondata da mentalità green. In grado di cambiare i nostri scorci familiari, pieni di vetustà storiche ed artistiche, in edifici dai tetti fotovoltaici, col risultato di renderli tutti uguali. E così facendo annullare secoli di tradizioni e di rapporti umani. Ho detto prima che avrei affrontato anche i risvolti pratici di questo correre della società verso un futuro non-umano, con due argomentazioni. La prima di ridotta importanza, riguarda l’imbrattamento con vernici, da parte di giovani dall’ideologia green, di edifici storici ed istituzionali, comprese anche le opere d’arte costudite nei musei. Ebbene questi atti meritano punizioni? No, perché secondo la Magistratura, questi giovani sono solo dei credenti in un mondo migliore e quindi  se dobbiamo proprio individuare il reato, i presunti colpevoli saremmo noi, non imbrattatori. Passo allora al secondo e più importante tema, oggi di attualità, che riguardano le intercettazioni e su cui ci si interroga con domande senza  apportare precise risposte da parte del potere politico, sempre diviso fra destra e sinistra. Queste le domande. Chi intercettare e quando? Insomma tutti o nessuno? La polemica come sempre si divide fra difensori di questo procedimento di indagine e fra i detrattori. In quanto è in gioco la contrapposizione fra la libertà e la sicurezza. Ebbene posto che la libertà per le ragioni esposte l’abbiamo già persa, sembra lecito affermare, col gusto della provocazione, che valga la pena allora  intercettare tutti. In modo che nessuno possa rivendicare quella libertà che ha già perso. Insomma se si vuol dare credito a questa società del superamento dell’uomo, arriviamo pure a  spiare tutti  in modo che tutti sappiano tutto di tutto, senza dover ancora distinguere secondo le vecchie categorie fra buoni e cattivi. La società transumana o non-umana cui ci stiamo avviando, aspetta solo per definirsi tale, l’impiego della intelligenza artificiale. A quel punto la realtà artificiale che stiamo costruendo diventerà completa e la differenza fra buoni e cattivi non avrà più senso. L’intelligenza artificiale non ammette vincoli o problemi  morali. Ed anche l’uomo ridotto a macchina di questi aspetti etici non se ne  può curare. A quel punto l’anima che attraverso la secolarizzazione ha preso il nome di  psiche, perderà completamente la sua funzione e non si porrà il problema di una sopravvivenza già scaduta nel nulla. Per intanto che gli dei ci assistano.          

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