Mercoledì, 22 Settembre 2021
Anticaglie

Opinioni

Anticaglie

A cura di Carlo Giarelli

Le roi s’amuse

Il titolo rappresenta un dramma di Victor Hugo che tradotto vuol dire il re’ si diverte. Questo dramma fu ripreso da Verdi nell’opera Rigoletto, ma qui non vogliamo riferirci né all’uno né all’altro di queste due geniali rappresentazioni. Quello che ci interessa riguarda invece nulla di geniale.  Trattasi semplicemente di una guerra fra due personaggi che riempie di curiosità la cronaca di oggi, ma che qualcosa del titolo ci ricorda. Dunque vediamo di capirci qualcosa. Prima di tutto parliamo del re’, che re’ non è. Perchè al massimo nella discesa dell’albo nobiliare trattasi di un semplice conte. Ma anche in questo caso non è nemmeno conte dal punto di vista araldico. In realtà è solo genealogicamente un Conte di nome. Chi in realtà sia non è chiaro, anche se è stato Presidente del Consiglio dei Ministri. Trattasi, è questo è vero, di un semplice ed oscuro avvocato approdato non si sa come in politica. Un signor nessuno agli occhi della gente, se non fosse che una volta insediatosi al vertice politico non avesse cambiato il suo modo di fare. In realtà se non si fosse montato la testa. Definitosi infatti all’inizio avvocato del popolo, è stato un misto di arroganza e di egocentrismo. Senza idee precise ha interpretato al meglio la capacità dell’italiano medio di seguire la corrente. Diventando, di volta in volta, paladino di una visione politica dai colori opposti, passando dal verde al rosso per poi fermarsi in quella terra di incerta collocazione che riguardano le stelle, che come sappiamo sono cinque e lì si è fermato in tutti i sensi e non sensi. Dunque con l’andirivieni di stare da una parte e poi dall’altra è diventato un politico ondivago e buono per tutte le stagioni. E così ha cercato di imbastire discorsi legulei, apparentemente di alto profilo, ma in realtà fumosi, verbosi e per nulla comprensibili. Le parole, essendo avvocato, non gli sono mai mancate, ma che  dietro e dentro di esse vi fosse un disegno strategico è difficile dire. Il suo  principale comportamento, durante la fase della pandemia ,è  stato quello di dare direttive sotto forma di decreti, suscitando apprensione ed attenzione. Con questi ha dato l’impressione di saper gestire più che la sfera pubblica quella privata. Dunque se stesso, arrogandosi l’aria  del decisionista. In altri termini di chi capisce più e meglio degli altri, attraverso l’impressione di un atteggiamento autorevole, che non guarda in faccia nessuno. Quando invece ha esercitato solo una funzione di parte, la sua, cercando e guadagnandosi la considerazione di quel popolo cui si era arrogato il  ruolo di patrocinante. In questo modo, passando dal popolo al populismo e dalle parole ai fatti.  Imposti per   decreti al di fuori del Parlamento,  con l’intento di dimostrare quanto fosse utile ed indispensabile, come statista. Ma passiamo all’altro personaggio, sempre in accordo al nostro titolo. Trattasi di un giullare autentico che, questo gli va riconosciuto, ha saputo interpretare al meglio la disaffezione del popolo nei confronti della politica. Un uomo di spettacolo che ha ingigantito il mondo dello spettacolo, trascinandolo   nelle piazze del paese. Critiche feroci le sue contro tutto e tutti, all’insegna del vaffa… hanno rappresentato la capacità di mobilitare la coscienza  di milioni di italiani, stanchi e sfiduciati. I quali  considerati perdenti  causa la indifferenza arrogante verso i problemi   della gente da parte del Palazzo, hanno pensato di contare qualcosa mandando tutti a quel paese. Questa allora la nuova regola: uno vale uno. Ma ad eccezione dello stesso giullare che  per la sua capacità di suscitare la reazione del popolo, sempre bue anche più del solito,  ha voluto farsi chiamare l’Elevato. Dunque un Masaniello dei nostri giorni  a dimostrazione che in politica le ambizioni personali spesso prendono il sopravvento  sugli stessi principi,  spinti a voler sanare le ingiustizie di partenza.  Questo attraverso un inizio di propositi leciti e giustificati ottenuti con favore del popolo. Ma che poi  passano nel loro opposto grazie alla cancrena dei personalismi in cui la visione generale viere ridotta a lotta di potere e di privilegi da arte dello stesso iniziatore. Se questi sono i due personaggi  della cronaca , quello che non sembra chiaro, parafrasando il dramma di Hugo, è individuare chi in effetti si sta divertendo. Sembrerebbe a prima vista il  giullare sovvertendo in questo modo il ruolo attribuito al re’. Ed in effetti, bisogna convenire che il giullare per molto tempo si è divertito. Ma ora le cose sono cambiate. Il re’ che  come  abbiamo già detto è solo un Conte, per non dire un contino, ha voluto ultimamente riacquistare il suo ruolo gerarchico. Invitato a prendere le redini del movimento cinque stelle proprio dal giullare, sembra abbia ridotto quest’ultimo a semplice buffone di corte, arrogandosi il merito di voler gestire in proprio il movimento. Con regole e norme precise che riconoscano all’ex comico il suo ruolo di padre fondatore, detto l’Elevato, ma non di dominus inteso soprattutto come padre padrone. Non sia mai. Di fronte al ridimensionamento del ruolo, una violenta invettiva è scattata puntuale da parte del giullare che ha evocato, per riferirci all’opera verdiana, il contigiani vil razza dannata. La lotta fra i due protagonismi sembra non abbia, per ora, soluzione.  Così sembra, ma in politica non si può mai dire nulla di definitivo per il fatto che quando nessuno può vincere totalmente ci si accorda per non perdere altrettanto totalmente. I due antichi alleati, ora acerrimi nemici, non sono comunque soli. Entrambi hanno un proprio portavoce. L’uno,  è Rocco Casalino giornalista  che aveva già assunto il ruolo di portavoce e capo dell’ufficio stampa durante il periodo del Conte Presidente.  Un personaggio questo  di portavoce strano e curioso   le cui doti non sempre emergono al di sopra delle incomprensioni e delle critiche che da più parti gli vengono attribuiti con dovizia di particolari piccanti. L’altro   invece, più scaltro, ha scelto come sua portavoce  una donna. Il suo nome non è Gilda, per fare un  troppo facile riferimento  all’opera verdiana, ma Nina Monti, giovane attrice e cantautrice, insomma donna di spettacolo che stravede per Beppe Grillo e lo sostiene con tutte le sua capacità di coinvolgimento multimediale. Detto questo dei protagonisti, come andrà a finire la storia fra un egocentrico attore comico ed un mitomane sotto le specie di un tranquillo avvocato pronto ad ogni uso e consumo pur di non farsi intimorire dal giullare, per ora meglio  attendere gli eventi. Difficile prevedere come e cosa potrà capitare in politica. Troppo interessi e personalismi si muovono e non alla luce del sole. Quel che sembra è che qualcuno od entrambi ci lasceranno le penne.  Nel senso che il movimento già in crisi di identità per aver tradito i propositi iniziali di andare contro ogni tentativo di accordo con il Palazzo, addirittura con l’intento di scardinarlo dalle fondamenta,  è  piombato in uno stato di crisi. Con il risultato apparentemente paradossale che il palazzo non solo non è crollato ma si è insediato nelle dinamiche interne del movimento, col proposito di trasformarlo da movimento estemporaneo  e antipolitico in un vero partito condividendone tutte le incombenze del potere.  Snaturandosi a causa di quelle  norme e privilegi che si volevano abbattere. Dunque è possibile che fra i due contendenti possa vincere la tradizionale politica italiana, quella che ognuno tiene  famiglia. Per giunta in un momento in cui la stessa famiglia viene messa in discussione dai vari movimenti di contestazione dello stato di  genere. Ma così nel bene e nel male va la nostra società.  

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