Martedì, 21 Settembre 2021
Anticaglie

Opinioni

Anticaglie

A cura di Carlo Giarelli

Tutti liberali, quindi nessun liberale

Oggi è la moda. Ognuno vanta le proprie idee e guai a contestarle. Il diritto si è trasformato nel desiderio e quindi ogni desiderio diventa non solo legittimo, ma in grado di resistere ad ogni contestazione, che diventa pertanto illiberale. E se a quest’ultima parola, vogliamo aggiungerne una seconda che oggi subisce il processo dell’inflazione, aggiungiamo pure antidemocratica. E qui nasce il primo dubbio. La piena sintonia fra liberale e democrazia. Sembrerebbe questa una comunanza scontata, ma non è detto sia sempre così. Luigi XIV ad esempio famoso per la frase: “lo stato sono io” rappresentava una condizione di monarchia assolutistica, addirittura derivata da Dio, ma non per questo completamente illiberale. Non si sarebbe mai sognato ad esempio di abolire certe libertà come quella di togliere lo champagne dalle tavole. Ma non è questo il punto. Quel che mi preme sostenere riguarda la parola liberale che viene messa in tutte le salse e usata come un passepartout da tutti coloro e parlo dei politici, che vogliono dimostrare di essere democratici al fine di comprovare come le loro idee siano al di fuori e al di sopra di ogni critica. La quale critica, per questo, diventa espressione di spirito illiberale e quindi sospetto di ideologia perversa. Dunque la sintesi è che per essere veramente democratici bisogna affermare di essere liberali. In realtà questa parola affascina in quanto contiene in sé la parola libertà, che rappresenta la vera aspirazione di ogni uomo che appunto per questo si definisce libero.  Ma possibile che tutti siano liberali?  E poi, possibile che questa parola abbia messo all’angolo le vecchie definizioni di destra e sinistra? Quel che oggi sembra evidente, è che esiste una nuova competizione sul concetto di libertà, come viene intesa la parola liberale, ormai completamente avulsa dalla sua origine e significato. Rappresentato da un movimento di pensiero, con conseguente azione politica, che riconosce all’individuo un valore autonomo. Una sorta di antropolatria che invece non attribuisce allo stato il diritto di creare una distinzione artificiosa fra pubblico e privato. In quanto, secondo la visione filosofica di Jonh Locke, siamo nel diciassettesimo secolo, è lo stesso stato che nasce da una libera associazione di individui allo scopo di tutelare il diritto naturale alla vita, alla libertà di culto e alla proprietà. Lo scopo, quello di creare una società equa fondata sul rispetto dei diritti e doveri.  Inoltre, come condizione fondamentale a livello politico, indispensabile la separazione dei tre poteri, legislativo, esecutivo e giudiziario. Sembrerebbe che tutto fili liscio, ma proprio qui nascono i problemi sul concetto di libertà. Una parola che viene stiracchiata da una parte e dall’altra.  Che diventa a seconda dei casi assoluta o relativa. Oppure sostituita da una seconda che meglio ingloba il concetto di libertà. Trasformata pertanto in uguaglianza, soprattutto da parte dei vecchi sinistrorsi. Non solo in base ai comuni diritti e doveri, ma per naturali esigenze umane che non devono comportare differenze di censo, aspirazioni e relativi talenti.  Dunque tutti liberi ed uguali, come viene chiamato il loro partito politico. Se poi scendiamo sul piano economico, la differenza a proposito della parola liberale diventa abissale. Infatti il concetto di libero mercato crea subito una spaccatura fra i cosiddetti moderni e sedicenti liberali. Come pure la privatizzazione dei servizi che costituisce un vulnus non superabile da parte di una componente politica, la quale, nei fatti, ritiene lo stato un equilibratore e un dispensatore di imposizioni. In questo modo il principio liberale va alle ortiche lasciando solo un prurito fastidioso. Ma queste sono solo questioni da poco. Quel che conta sono le dichiarazioni pubbliche che magnificano il liberalismo. Parole, parole e sempre parole. Per rendersene meglio conto, sono due gli argomenti che oggi rappresentano la contraddizione di tutto ciò che oggi viene considerato liberale. I vaccini che secondo alcuni tolgono la libertà e il problema dei migranti che creano due fazioni fra loro inconciliabili. Cominciamo dai vaccini dove il concetto di libertà deve coniugarsi con quello della responsabilità. La quale a sua volta deve misurarsi nei confronti della libertà degli altri in fatto di salute. Diversamente il liberalismo diventa un libertarismo che accentua in modo ancora più marcato la libertà individuale anteponendola alla legge e alle esigenze dello stato. Condizione questa molto stimolante, lo ammetto, per un vero libero, ma che ha in sé il rischio di una deviazione anarchica che può sfociare nel suo opposto. Vale a dire in una deriva autoritaria. Passiamo allora ai migranti. Due le posizioni cosiddette liberali. Quella del controllo della migrazione in base a esigenze di ordine pubblico, tipiche del liberalismo di destra. E quella della totale libertà di accogliere tutti, tipico della sinistra, non solo riguardo ai profughi, nei confronti dei quali le due posizioni convergono, ma verso tutti coloro che per questioni economiche vogliono venire nel nostro paese. L’esito, quello di creare un flusso incontrollato di persone che difficilmente possono essere integrate, nonostante il bisogno di rispettare i diritti umani. Ma non è ancora finita. Perché un’altra contraddizione nel definirsi a parole liberali, riguarda la dottrina economica. Il cosiddetto liberismo, il quale secondo Adam Smith, famoso economista scozzese, della libertà di mercato non si deve interessare lo stato, il cui unico compito è quello di stabilire norme giuridiche.  Volte a garantire da un lato la libertà economica e dall’altro a provvedere ai bisogni della collettività. Ma solo quando questi non possono essere soddisfatti dalla sola iniziativa dei singoli. Ora una domanda. Chi oggi dichiarandosi liberale è anche liberista?  Ben pochi, dunque le contraddizioni aumentano. Ma arrivano al loro culmine con la parola liberal. La mancanza di una vocale cambia tutte le carte in tavola. Infatti chi si dichiara liberal conserva poco della visione liberale, quella con la vocale finale, amputata per lasciare il posto alla consonante.  Un liberal infatti oggi rappresenta un misto fra democrazia liberale e socialismo, fra egualitarismo e individualismo, fra libertà e liberazione intesa come opera di riscatto, a volte persino rivoluzionaria, nei confronti delle popolazioni deboli, degli emarginati ed in sostanza di tutti coloro che migrano pensando di trovare nella terra che li ospita un nuovo eldorado. Ritorniamo allora al titolo. Essere oggi liberali soddisfa il comune senso di chi mette sullo stesso piano liberalismo, libertà, democrazia e pure il pensiero unico. Quest’ultimo infatti si nasconde meglio dietro la parola liberale, usata impropriamente al fine di non dividere l’opinione pubblica il cui unico scopo, diventa quello  di accettare meglio un pensiero  comune che oggi si adatta ad ogni testa e situazione e non ha bisogno di regole precise. Meglio infatti crescere in un anonimato di idee piuttosto che prendersi  carico delle responsabilità. Per farlo al meglio basta definirsi liberali. Se poi questa moda è solo un fatto di nome e non di sostanza, chi se ne cura? Anzi va bene così. Distruggere una visione del mondo veramente liberale attraverso la sua banalizzazione ed inflazione è già infatti un bel risultato.  

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