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Lunedì, 16 Maggio 2022
Anticaglie

Opinioni

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A cura di Carlo Giarelli

Vincere la morte si può: basta non nascere

Di teorie che ipotizzano il futuro dell’umanità ce ne sono tante. Troppe. Al punto che è difficile raccapezzarsi per capire il destino dell’uomo. In sostanza sapere dove sta andando o vorrebbe andare questa umanità, che avendo rifiutato Dio cerca di sostituirlo con iniziative e proposte tese ad eliminare dalla terra quello che impedisce di vivere in un mondo migliore. Il che significa praticare una nuova creazione indipendentemente da quella religiosa, ormai stanca di convincere l’uomo moderno. Ecco allora che dagli Stati Uniti si affaccia una nuova teoria per vincere la morte. Ma qui non si tratta di una nuova scoperta scientifica che agisce sulle cellule umane, per garantire loro una vitalità senza limiti e dunque la possibilità di vivere sconfiggendo la morte.  Che detto in altri termini, vorrebbe significare l’ipotesi di un paradiso in terra, come fosse una realtà vera a portata di mano. Ma poiché le teorie hanno vita breve e quindi muoiono per essere sostituite da altre, ecco per il principio della analogia, che diventa fantasiosa, se non impossibile, l’ipotesi di vincere la morte fisica.  Tuttavia poiché nulla sembra perduto in questa società liquida o gassosa che sia, ecco apparire la nuova teoria che proviene dallo stato dell’Oregon, quella di non fare figli. Più precisamente di sostenere la vita senza dedicarsi alla procreazione. Ce lo consiglierebbe una questione etica ed insieme filosofica. Secondo le quali i nuovi nati contribuirebbero a far morire presto l’intera umanità, per le seguenti cause. La sovrappolazione che non consentirebbe di sfamare tutti e nello stesso tempo la distruzione progressiva del pianeta in fatto di abbattimento di alberi e foreste con uccisioni di ogni genere di animali per sopravvivere. Questa ipotesi legata ad un futuro così catastrofico, spiegherebbe quella visione etica a cui prima accennavamo per garantire la vita. Ma quanto detto non è ancora tutto. All’ipotesi etica si aggiungerebbe quella filosofica che attribuirebbe ai nuovi nati, l’incapacità ed insieme la tristezza di vivere causa le incomprensioni e le conseguenti ingiustizie in fatto di idee  e comportamenti, col risultato di incrementare le violenze umane e quindi le guerre causa, come sappiamo, di morte.  Ma questo sarebbe il meno. Perché l’incremento demografico creerebbe nuove diffusioni di malattie di cui ne abbiamo la conferma oggi col il covid, altre difficoltà si paleserebbero. Quella della difficoltà di trovare lavoro con conseguenze economiche gravi ed infine la destabilizzazione, per non dire la morte delle famiglie per l’incremento dei divorzi. In sostanza il divieto di nascere comporterebbe la riduzione di qualche miliardo di uomini sul pianeta con la possibilità di vivere in un mondo nuovo, dove l’ambiente sarebbe più rispettato e gli animali cui non deve essere vietata ogni attività procreativa, liberi di muoversi in un ambiente più naturale, dove abbondano vegetali e spazi ampi per garantire loro una maggiore qualità di vita. Ecco allora il punto che costituisce la contraddizione insanabile di questa teoria. Dove l’uomo passa in secondo ordine rispetto all’ambiente, che deve essere riportato alla condizione primigenia del trionfo della natura e dei suoi abitanti animali. Che dunque l’uomo diventi il nemico del creato rappresenta oggi la nuova deriva della società. Dove accanto alla teoria citata, altri cosiddetti valori si alleano e che ritroviamo nelle visioni ecologiste di significato considerato ormai sacrale e di cui la sacerdotessa è quella tale Greta Tunberg che fa di tutto per creare con le sue esternazioni utopiche e surrettizie nuovi adepti.  Tutti mossi dalla farneticazione di pensare ad un mondo irreale senza inquinamenti e senza la pratica colpevole da parte dell’uomo (sempre lui) della violenza nei confronti del territorio, ma senza rinunciare a tutte le comodità che offre la vita. Definita progresso, ma che dovrebbe chiamarsi, secondo questi ecologisti, solo formalmente regresso. Per la verità anche altri danno manforte alla teoria della lotta alla natalità. E trattasi del veganismo che ultimamente sta prendendo piede in quanto gli animali non si devono toccare e dei quali diventa vietato farne elemento di consumo alimentare comprese tutte quelle fonte di cibo, che direttamente o indirettamente sono considerati di derivazione animale. La soluzione di un arresto della natalità, per favorire, lo ripetiamo, la vita attraverso questo antinatalismo estremo, era già stata avanzata come dottrina economica dall’inglese Thomas Malthus il quale alla fine del 700, sosteneva che la sproporzione tra la popolazione esistente e le risorse naturali, erano la causa della povertà e della fame nel mondo. In analoghi termini, stavolta però con finalità molto diverse e senza negare la componente religiosa, si era espresso anche Giovanni Papini. Il quale si chiedeva sconsolato il perché e il significato della vita. Quasi fosse un baratto fra tutto quello che l’uomo produce di buono ed invece tutto quello che per vivere distrugge in fatto di animali, alberi e foreste, inquinamento delle acque senza dimenticare le deiezioni che si producono. Queste teorie sono comunque il passato.  Oggi c’è lo stato dell’Oregon che le supera abbondantemente. Infatti chi pensava di essere ormai allo sfascio totale per quanto riguarda il significato da dare alla vita, è rimasto indietro. Rimosso Dio come inutile ingombro, è stata anche rimossa la storia con la cancel culture. Inoltre  critiche a non finire non hanno risparmiato anche  l’uomo maschio come la  figura di padre. Che deve essere abolito in quanto responsabile di una società patriarcale, ormai tramontata con disonore, basata sulla disparità in fatto di sessi e causa di ingiustizie legate all’atteggiamento arrogante e spesso violento, da parte dello stesso maschio. Sembrava questa una condizione definita e definitiva, ma mancava ancora qualcosa nel processo di disgregazione sociale. Anche i sessi infatti sono stati eliminati e con essi le loro definizioni e la stessa lingua. Secondo la quale non più padre e madre, ma genitori 1 e 2 con la possibilità di incrementare il numero a 3 o a 4 in base alle nuove tecniche surrogate di creare una nuova vita. Soddisfatti di aver raggiunto l’apice della nuova cultura, ci mancava l’ultima teoria in salsa americana della non vita per vivere. E poiché allora siamo a Pasqua, sappia chi ancora si confessa, di denunciare il nuovo peccato, quello di voler procreare, in quanto non ancora convinto che il vero danno è l’uomo in quanto tale e che deve essere messo nella quarantena della non vita al pari di un virus. In conclusione al posto del Paradiso ci attende il mondo dell’utopia, dove la vita pullula di spazi verdi, di acque incontaminate e di lussureggianti paesaggi incolti, dove i nostri amici animali possono vivere, per grazia della nuova teoria, che prevede la diminuzione degli uomini. Da ridurre di numero per ridurre la morte.    

Vincere la morte si può: basta non nascere

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