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Giovedì, 19 Maggio 2022
Libertà di pensiero

Opinioni

Libertà di pensiero

A cura di Carmelo Sciascia

Dal Ducato di Piacenza e Parma allo scandalo di Castro

Leggere la storia di Castro è rivedere la storia di Piacenza, del Ducato di Piacenza e Parma prima, di Parma e Piacenza

Leggere la storia di Castro è rivedere la storia di Piacenza, del Ducato di Piacenza e Parma prima, di Parma e Piacenza dopo. Un papa, Paolo III (Alessandro Farnese) nel 1534 crea il ducato di Castro, un altro papa Innocenzo X (Giovanni Battista Pamphilj), nel 1649, centoquindici anni dopo ne decreta la fine, ordinandone l’anno dopo la totale distruzione. Un nome tra tutti accomuna la storia di Castro con la storia di Piacenza: Pier Luigi Farnese, prima Duca di Castro, in seguito Duca di Piacenza e Parma mentre a Castro rimaneva il figlio Ottavio. Un altro legame che idealmente accomuna il ducato di Castro ed il ducato di Piacenza è l’opera dell’architetto Antonio da Sangallo per il ruolo avuto nella progettazione di importanti edifici che avrebbero dato dignità alla corte ducale. Come i cognomi continuano oggi a tramandarsi da padre in figlio, così avveniva generalmente, fino al secolo scorso, per i nomi. Quindi quando ci si riferisce a personaggi di nobili casate (dei Farnese in questo caso), è bene fare attenzione alle date, oltre al nome che si continua a tramandare, ripetendosi. Ad esempio, un nome per tutti, Alessandro Farnese: Alessandro Farnese sarà Papa Paolo III, suo nipote, figlio di Pier Luigi, Alessandro Farnese sarà Cardinale, il pronipote Alessandro Farnese, figlio di Ottavio, sarà il condottiero delle Fiandre.

In una bancarella allestita sul Pubblico Passeggio, dove si potevano prendere libri dietro libera offerta a scopo filantropico, ho ritrovato un piccolo romanzo di Stendhal: La badessa di Castro. Era un’edizione integrale distribuita negli anni Novanta come supplemento ad un settimanale popolare, faceva parte di una collana: I grandi romanzi d’amore del passato. Sono rimasto colpito dal piccolo volume perché ricordavo bene come quel volumetto non poteva rientrare nella categoria dei romanzi di cappa e spade, né tantomeno nei romanzi d’amore. Anzi era stato ed è un libro attualissimo, dove riportando alla luce uno scandalo del Cinquecento in realtà si alzava un doloroso velo sulla condotta della gerarchia ecclesiastica di allora e sulla condizione delle donne. Sì, proprio della condizione dell’essere donna nel Cinquecento, come lo sarà ancora nei tanti secoli successivi. Nel Seicento un altro libro, La strega ed il capitano di Leonardo Sciascia riproporrà il dramma di una donna (Caterina Medici) che ingiustamente accusata di stregoneria sarà bruciata al rogo in Piazza Vetra a Milano. A causare la nefasta sentenza la mentalità più aperta di Caterina rispetto alle donne dell’epoca che l’oscurantismo delle autorità clericali e politiche del Ducato mal sopportavano. Dicevo che, da piacentino, mi sono interessato del Ducato di Castro: la storia è un enorme cesto di ciliegie, mangiata la prima si viene presi dalla frenesia di vedere il fondo, luoghi a noi prossimi e quindi conosciuti ci possono condurre a località lontane e sconosciute, ed a vicende avvenute e consumate in luoghi lontani.  Di uno scandalo della lontana Castro ci parla quest’opera di Stendhal, precisamente della vicenda capitata ad Elena Campireali (al secolo Porzia Orsini di Pitigliano) badessa del Convento della Visitazione.

La vicenda è una storia vera dove, come in ogni storia vera, la colpa e le pene che ne conseguono sono solo declinate al femminile, come ci suggeriscono le carte processuali. La giovane badessa Elena entra in confidenziale rapporto amoroso con “il più bell’uomo della corte pontificia, monsignor Francesco Cittadini, nobile milanese”, vescovo di Castro. Dal loro rapporto nasce un bambino che sarà affidato ad una balia di campagna. Purtroppo le voci circolano nel borgo, fintanto che giunge al “gran cardinale” Alessandro Farnese la seguente confidenza: “si tiene per certo che la badessa di Castro ha parturito uno putto; dicesi il padre essere il vescovo”. Notizia che giunge alla corte di Ottavio Farnese, allora Duca di Parma e Piacenza.  Stendhal era venuto a conoscenza della vicenda dalla lettura di alcuni documenti inerenti il processo e ne trae materiale per costruirci su un tipico e topico romanzo ottocentesco (La badessa di Castro). Lisa Roscioni, studiosa di storia moderna, ha sottoposto a rigoroso esame storico tutti i documenti relativi allo stesso processo, ricavandone una completa e dettagliata storia, oltre che della badessa, della chiesa e della società italiana del ‘500 (La badessa di Castro. Storia di uno scandalo-Il Mulino-2017). Il processo si svolse tra il 1573 ed il 1574, tra confessioni, ritrattazioni, reticenze, menzogne, il più delle volte sotto tortura, la badessa stessa non ne è stata immune. La sentenza finale era stata già scritta, ancor prima che il processo avesse inizio. Secondo Stendhal “il vescovo fu condannato al carcere perpetuo a Castel Sant’Angelo; la badessa alla detenzione a vita nel convento di Santa Maria, dove si trovava”. In realtà non si conosce la conclusione del processo, ma si sa per certo che il vescovo ritornò in Lombardia dove mantenne il titolo episcopale, grazie alla protezione di Gregorio XIII e Carlo Borromeo. A pagare il prezzo più alto fu la clausura imposta alla badessa, che venne rinchiusa in un convento dove in breve tempo morì.

La storia si sa è costellata di figure femminili che hanno pagato severamente, anche con la vita, le loro scelte. Le donne sono state vittime sacrificali, vittime spesso di imposizioni paterne per interessi di famiglia o dinastici, vittime di violenza, fisica o psicologica, o tutt’è due insieme, da parte di uomini, padri, mariti o amanti poco importa. Chi non ricorda la storia della Monaca di Monza? Della manzoniana suor Gertrude al secolo Maria Anna de Leyva? Le vicende romanzate, e La badessa di Castro di Stendhal lo è, non hanno solo valore letterario, sono spesso la testimonianza delle tante violenze subite dalle donne. Violenze che appartengono sì alla storia, ma non per questo da scordarcene. Ricordiamo in questo caso le donne, ma non sono da dimenticare le tante sentenze che sono state scritte ancor prima che il processo avesse avuto inizio. Processi cui non interessava giungere ad accertare una verità fattuale ma offrire all’opinione pubblica un capro espiatorio, ma questa è tutta un’altra storia!

Dal Ducato di Piacenza e Parma allo scandalo di Castro

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