Libri piacentini

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"Egidio Gorra. Fonetica del dialetto di Piacenza"

La nostra sezione Cultura, curata dal giornalista Renato Passerini, dedica questo spazio alla segnalazione e recensione di libri piacentini. Ne entrano a far parte le opere che trattano argomenti riguardanti la nostra provincia: geografici, storici, ambientali, economici, urbanistici, folcloristici, ecc.; a queste si aggiungono i libri e le recensioni di autori piacentini, per nascita o per adozione, e i cataloghi delle esposizioni allestite sul territorio provinciale. Saggi e recensioni di amici del nostro blog

Oggi segnaliamo

Egidio Gorra. Fonetica del dialetto di Piacenza

Ristampa dell’edizione originale del 1890 con repertorio delle voci dialettali citate nel testo.

A cura de “L’urtiga. Quaderni di cultura piacentina”.

Pagine 176

Edizioni L.I.R

Prezzo euro 10

La ripubblicazione dell'opera di Egidio Gorra curata da Andrea Bergonzi e dedicata al compianto Luigi Paraboschi, amico e coordinatore della redazione de l’Urtiga, costituisce un utile strumento per chi desidera approfondire la conoscenza del dialetto piacentino, per chi desidera rinfrescare memoria e tradizione, ma anche affrontare scientificamente il vernacolo. E’ una importante opera perché col rarefarsi delle fonti originarie del linguaggio parlato e il mescolarsi delle varianti locali,  rinverdisce un'eredità comprensibile ed interpretabile per le generazioni a venire.

Come diceva Luigi Paraboschi, si legge nella prefazione di Ippolito Negri, “ci sono due o tre modi per approcciare il dialetto che è il primo monumento di un popolo, di un paese, il primo riconoscimento di una comunità. Ma gli angoli da cui guardare il monumento possono essere molteplici e persino il monumento - come dimostra l'originalità del monumento al patrono di Piacenza - può cambiare orientamento, può cambiare e modificarsi come si addice ad una lingua che sia (ancora?) viva e vivacemente in uso. È molto frequente di questi tempi - anche attraverso quella piazza virtuale che è sempre più frequentata - un approccio lieve, scherzoso, quasi irridente, fatto di curiosità, ma anche di storpiature ed approssimazioni con l'accumularsi di contaminazioni, sia sotto il profilo lessicale sia sotto quello grammaticale e comunque senza minimamente tener conto di una corretta grafia. Poi ci sono modi più puntuali di approcciarsi al dialetto; uno è la ricerca delle fonti, la minuziosa ricerca delle varianze di espressione tra valli, porzioni di valli, persino quartieri di una stessa città. Un terzo approccio è lo studio della filologia nella sua complessità e nella sua totalità scientifica. E’ la modalità dei linguisti che avendo una solida base scientifica si dedicano allo studio del linguaggio.  

EGIDIO GORRA (1861 – 1918). Parmigiano di nascita (Fontanellato), figlio di genitori piacentini rientrati a Piacenza alcuni anni dopo la sua nascita. Fu allievo di Arturo Graf all'Università di Torino, per poi laurearsi a Firenze sotto la guida di Adolfo Bartoli. Mentre redigeva e pubblicava i suoi primi eruditi studi letterari, iniziò parallelamente l'attività di docenza presso le scuole medie inferiori di Fiorenzuola d'Arda, poi in quelle della città di Piacenza. Ottenne un posto di perfezionamento interno all'Università di Torino sempre sotto la guida di Graf e Renier. Nel 1890 iniziò un periodo di studi in giro per l'Europa col desiderio di approfondire sempre più le sue conoscenze negli studi romanzi.

Mentre si trovava in Germania nacque in  Gorra l'anima del glottologo che a causa di sue successive vicissitudini lavorative, dovette cedere il posto all'anima del letterato. Poco dopo l'inizio dell'anno accademico berlinese pubblicò la Fonetica del dialetto di Piacenza nel vol. XIV della rivista "Zeitschrift fììr romanische Philologie", primo vero studio linguistico pubblicato dal Gorra.

Nel 1896 passò ad insegnare nell'Università di Pavia, di cui divenne Rettore nel 1913;  nel 1915 successe a Rodolfo Renier alla guida dell'Università di Torino  e nell’anno  successivo divenne direttore del Giornale Storico della Letteratura Italiana. Gli ultimi anni di vita lo videro protagonista di una prolungata battaglia polemica con Benedetto Croce. Colpito da un male incurabile morì nella clinica neuropatologica dell'Università di Pavia, all'età di 57 anni. La nostra città ne conserva memoria anche con la dedicazione della importante arteria che collega via Manfredi con corso Europa.

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