Anziani raggirati e derubati, in manette la quinta donna. Era il finto avvocato della banda

E' finita in manette anche la quinta donna che faceva parte del sodalizio criminale che per mesi ha derubato e raggirato quattro anziani piacentini. Si tratta di una 42enne sinti che nel gruppo ricopriva il ruolo di avvocato che entrava in gioco quando gli anziani si dimostravano reticenti nel consegnare il denaro

La quinta arrestata

E' finita in manette anche la quinta donna che faceva parte del sodalizio criminale che per mesi ha derubato e raggirato quattro anziani piacentini. Si tratta di una 42enne sinti che nel gruppo ricopriva il ruolo di avvocato che entrava in gioco quando gli anziani si dimostravano reticenti nel consegnare il denaro estorto millantando difficoltà economiche inesistenti. Si fingeva avvocato e faceva credere alle vittime che i soldi dati sarebbero stati restituiti. Le indagini condotte dalla squadra mobile di Piacenza e coordinate dal sostituto procuratore Roberto Fontana hanno portato a sgominare una vera e propria organizzazione criminale composta da otto persone sinti residenti nei campi nomadi di Saliceto di Cadeo e di via Torre della Razza. Il gip Giuseppe Bersani ha emesso cinque ordini di custodia cautelare in carcere per cinque donne che ora dovranno rispondere di associazione per delinquere finalizzata alla circonvenzione di incapace. Quattro erano state arrestate all'alba del 20 luglio, l'ultima è stata scovata e condotta in carcere nelal giornata del 21 luglio. Altre tre persone, due uomini e una donna, sono stati denunciati con la medesima accusa: sapevano quanto facevano le complici e vivevano grazie alla loro attività criminale.  Le donne approffitavano di anziani che dopo aver lavorato una vita, si ritrovavano a vivere soli. Li avvicinavano nei bar, in farmacia o negli uffici postali e li raggiravano.  Nel corso dell’attività d’intercettazione è emerso in particolare che le donne conquistavano le vittime con il loro comportamento ammaliante definendoli poi nelle telefonate come “gagi” da sfruttare (in idioma sinti significa “straniero”) o ancor peggio come “bastardi”. Con modi ammiccanti e false promesse conquistavano facilmente la fiducia delle loro prede le quali, una volta cadute nella rete della falsa amicizia o dell’amore fittizio, dovevano fronteggiare continue richieste di denaro in cambio di promesse mai mantenute. Un perverso meccanismo mentale costringeva gli anziani a subire ogni tipo di richiesta, si stima che in tutto a quattro piacentini, le donne abbiano rubato almeno 150mila euro. 

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