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Camposanto Vecchio, verranno ricordati i dieci anni dalla rinascita della chiesa

A dieci anni dalla riapertura al culto della chiesa di Camposanto Vecchio (Borgotrebbia), giovedì 30 luglio alle 19 verrà celebrata una Eucarestia per ricordare il percorso che ha portato alla restituzione alla città del Santuario

A dieci anni dalla riapertura al culto della chiesa di Camposanto Vecchio (Borgotrebbia), giovedì 30 luglio alle 19 verrà celebrata una Eucarestia per ricordare il percorso che ha portato alla restituzione alla città del Santuario. Situata a ridosso della foce del Trebbia, all’imbocco dell’argine maestro, l’area di Camposanto Vecchio ha vissuto una esemplare rinascita: dalle profanazioni sataniste degli anni Ottanta, il luogo è diventato un centro di solidarietà e di accoglienza per le ragazze madri in difficoltà.

Il luogo è legato agli anni della grande peste del 1630 che colpì Piacenza, la stessa che il Manzoni descrisse nei Promessi sposi. Una tragedia immane colpì anche la nostra città, causando circa 30mila morti: venne così realizzato un lazzaretto fuori dalle mura cittadine e nell’area vennero così seppelliti quasi 18mila piacentini. Passato il morbo pestilenziale, nel 1640 vennero recuperate le ossa abbandonate nel cimitero ed i poveri resti furono raccolti in un oratorio edificato per questo dalla confraternita della Beata Vergine del Suffragio come estremo atto di pietà. Lo sviluppo di Borgotrebbia e il progressivo spopolamento della frazione di Camposanto Vecchio hanno progressivamente portato al degrado del Santuario. In breve tempo il luogo è stato colpito dall’attenzione negativa di balordi: la cronaca giudiziaria ha parlato di Camposanto Vecchio come scena di macabri riti, messe nere e stupri, sempre a sfondo satanico.

Dopo anni di abbandono, l’interesse della comunità parrocchiale di Borgotrebbia nei primi anni Duemila ha permesso di raccogliere attorno al progetto di riqualificazione privati cittadini, autorità e sponsor privati: decine di volontari contribuirono così a rimuovere i rifiuti, a potare gli alberi e a tagliare gli arbusti, a coprire i segni del passaggio dei vandali. La riapertura dell’edificio sacro è avvenuta dieci anni fa, in un afoso pomeriggio di mezza estate, con una partecipata celebrazione religiosa, a testimonianza del profondo legame tra i piacentini e la chiesa dedicata alla Beata Vergine. Le opere di restauro degli anni successivi hanno così portato al recupero oltre che del pregevole edificio sacro, anche delle strutture adiacenti, nella quale viene ospitata oggi la sede del Parco fluviale, un ristorante e alcuni appartamenti destinati alle ragazze madri.

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