Caso Puddu, il medico legale: «Suicidio, omicidio o incidente. Impossibile stabilirlo»

Morte di Daniela Puddu. Suicidio, omicidio, caduta accidentale. Nessuna delle ipotesi può essere provata con certezza. E' il risultato dell'autopsia, illustrato nella mattina del 16 novembre, dal medico legale Rosanna Pullerà

Suicidio, omicidio, caduta accidentale. Nessuna delle ipotesi può essere provata con certezza. E’ il risultato dell’autopsia, illustrato questa mattina, 16 novembre, dal medico legale Rosanna Pullerà. L’anatomo patologo ha svolto l’esame autoptico sul corpo di Daniela Puddu, la 37enne morta dopo essere precipitata dalla finestra dell’appartamento dove viveva a Fiorenzuola il 14 giugno dello scorso anno. Sul banco degli imputati ad ascoltare l’udienza c’era il suo fidanzato, Dario Rizzotto, 36 anni, accusato di omicidio volontario aggravato.

Molte le domande poste dal giudice Italo Ghitti, che presiede la Corte di assise, formata dal giudice a latere Maurizio Boselli e da sei giudici popolari. Nella mattinata, sono stati ascoltati anche altri carabinieri del Ris e un altro medico, Carlo Previderè, dell’istituto di medicina forense dell’Al di Pavia. Il medico ha detto che sotto le unghie della donna morta non è stato rilevato Dna di altre persone, mentre un tampone vaginale ha evidenziato liquido biologico che si può far risalire a un Dna dal profilo maschile. Nulla di più.

La testimonianza del medico Pullerà ha attirato l’attenzione del pm Roberto Fontana, del giudice, della difesa e dalla parte civile. La povera Daniela è morta a causa dei gravi traumi riportati nella caduta da circa 11 metri dalla finestra dell’appartamento in via Illica 1 a Fiorenzuola, dove viveva con il convivente Rizzotto. Fratture al cranio ed emorragia, frattura alla spalla, al torace, tutte le costole rotte. Tutti traumi riportati sul lato sinistro del corpo. Daniela, soccorsa dal 118, era stata trasportata in ospedale, ma poco dopo il suo cuore aveva cessato di battere. A incuriosire le varie parti del processo, sono state alcune ecchimosi sul braccio destro che potrebbero anche derivare da una stretta di qualcuno che l’ha afferrata. Gli ematomi erano recenti, secondo l’autopsia, risalenti al massimo a quattro ore prima.

Ghitti ha chiesto quale fosse l’ipotesi più probabile della caduta, ma il medico ha risposto che non esistono possibilità certe di dire se sia dovuto a suicidio, omicidio o incidente. Esistono solo probabilità, ma in un processo hanno scarso valore. Ad esempio, il medico ha detto che in genere, secondo statistiche, più il corpo precipitato sul marciapiede è lontano rispetto alla finestra (almeno un metro), più si può pensare a un suicidio. Dalle immagini mostrate, la macchia di sangue sul marciapiede appariva a circa 30 centimetri di distanza dal muro. Ma questo non prova che Daniela sia stata spinta o sia caduta accidentalmente. Insomma, acqua portata al mulino dei difensori di Rizzotto, gli avvocati Andrea Bazzani e Francesca Cotani.

Mara Tutone, legale di parte civile per la sorella Michela, ha chiesto al medico la posizione delle mani della donna dopo la caduta. Pulirà ha detto che non sono presenti lesioni da difesa da un eventuale aggressione, ma i polsi si sono rotti a causa dell’istitutivo gesto di ripararsi dal contatto con il marciapiede.

Pullerà, infine, ha anche riportato le misurazioni intorno alla finestra effettuate dopo un sopralluogo. E il medico, sollecitato dalle domende, ha escluso una caduta accidentale considerano l’altezza del davanzale, quella di Daniela, la posizione del comodino e la distanza del letto dal termosifone posto sotto la finestra.

Il tossicologo Marco Spagnoli, invece, ha detto che gli esami su sangue e urine di Daniela hanno evidenziato la presenza di cannabis e di indicatori che rimandano alla cocaina. Alle domande se fosse stata trovata eroina, il tossicologo ha risposto di no.

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Il presente, durante le testimonianze ha chiesto a maresciallo del Ris, un chimico, e al medico se con il materiale ancora presente sia possibile estrarre il Dna per compararlo. Entrambi hanno risposto di sì. Infine, il maresciallo Ris, Giorgio Avvantaggiato, ha spiegato come le analisi sull’anellino trovato in casa e sulla collina trovata sul marciapiede abbiano dimostrato che i due oggetti erano dello stesso monile.

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