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Cavo nel bosco ad altezza gola, ciclista piacentino salvo per miracolo

Il giornalista e ciclista Andrea Pasquali era con gli amici su un sentiero segnato in Val Palot, sulle montagne di Pisogne, sopra il lago d’Iseo, poi la trappola mortale. Fortunatamente non è rimasto ferito

«Non mi sono fatto praticamente niente, e lo dico subito. Però potevo farmi male davvero per colpa di qualche pazzo scriteriato che tende cavi ad altezza gola sui sentieri nei boschi. Ripeto: ad altezza gola. Il cavo era annodato al centro, fissato alle piante, e quando me lo sono trovato sul collo mentre viaggiavo un po’ rapido in discesa, si è spezzato. Mi è mancato il fiato, ho inchiodato, sono caduto ma fortunatamente non mi sono fatto niente: avevo maglia e antivento allacciati e la doppia zip ha fatto da barriera. Però, porco cane, ho preso un bello spavento. E l’hanno preso anche i due amici che erano appena dietro di me». A raccontarlo il giornalista e ciclista piacentino Andrea Pasquali che nei prossimi giorni andrà a fare denuncia dai carabinieri. 

pasquali-4«Noi  - racconta sul proprio profilo Facebook racconta - eravamo in bici su un sentiero segnato in Val Palot, sulle montagne di Pisogne, sopra il lago d’Iseo, provincia di Brescia, e non a casa di qualcuno; ma anche se per sbaglio fossimo passati in un bosco privato, e a volte capita in montagna, non è certo questo il modo di far valere i diritti di proprietà: che si piazzino recinzioni, cartelli o cancelli, Santa Madonna, o sbarre ben segnalate in modo che nessuno si faccia male, soprattutto su sentierini stretti che si percorrono anche in discesa. Questa è follia allo stato puro. Follia potenzialmente omicida, roba da subumani. Nella foto, il mio compagno di giro Lorenzo che tiene unite le due parti di cavo che un attimo prima avevo spezzato col mio pomo d’Adamo. Si passava dal buio del bosco fitto alla luce intensa di uno slargo e proprio non si vedeva, me ne sono accorto quando ormai ce l’avevo sul collo. Pazzi maledetti».

Pasquali era con gli amici Camillo Bongiorni e Lorenzo Lucchini, avvocati piacentini (tutti fanno parte del gruppo Asini con le ali) e la «la trappola (perché di questo si tratta) era fatta con un filo di plastica arancione da rete per bestiame, teso ad altezza gola tra i rami delle piante. E, infatti, appena due metri dopo il punto dove è successo il fattaccio (per capirci, alla sinistra uscendo dal boschetto che si vede nel filmato, appena prima dell'abitato di Lea Superiore) c'era una recinzione per bestiame fatta con lo stesso identico filo.  Per conoscenza,  - scrivono su Facebook - a voi che più spesso frequentate questi sentieri. Il fatto è accaduto in Val Palot, località Lea Superiore, sentiero 202, appena dopo l'imbocco del sentiero che scende da Palot (coordinate 45.812193° N, 10.162493° E)».  A Bongiorni era accaduta la stessa cosa due anni fa in Liguria: caso ha voluto che si fosse alzato sui pedali per sgranchirsi le gambe quando si è schiantato contro il filo che l'ha preso in pieno petto invece che prenderlo sul collo. 

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