Costretta a prostituirsi e a far riconoscere il figlio a un italiano

Chiesto il giudizio per 5 persone, tre albanesi e due italiani: sfruttamento della prostituzione e alterazione di stato sono le accuse. Una 24enne sulla strada mentre era incinta. Dopo il parto la bimba veniva affidata a un’anziana mentre la madre si vendeva

Una prostituta che si vendeva, anche se incinta, e due italiani che si sono prestati a riconoscere, dietro un compenso in denaro, i figli di due prostitute. L’obiettivo era duplice: continuare ad avere il permesso di soggiorno e garantire la nazionalità italiana ai due bimbi. Una storia, però, che ha anche un lieto fine: una 24enne, costretta sulla strada, strappata ai suoi sfruttatori, messa sotto protezione e che ora si è rifatta una vita in un’altra città con la sua piccola di due anni.

E’ il mix che compone l’inchiesta chiusa dalla procura, che ha chiesto al giudice per le indagini preliminari il rinvio a giudizio per cinque persone, tre albanesi e due uomini italiani, entrambi residenti in città. Pesanti le accuse che vanno dallo sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione all’alterazione di stato (un reato che prevede pene da 3 a 10 anni di reclusione).

La vicenda si snoda tra il marzo del 2018 e l’aprile del 2014 per gli episodi di prostituzione, mentre il riconoscimento taroccato di due bambini albanesi è avvenuto nel 2016 e nel 2018. Il sostituto procuratore Matteo Centini, che ha coordinato le indagini della Squadra investigativa della Polizia Locale. Gli investigatori, infatti, sono stati i primi a segnalare il caso. Durante una controllo delle prostitute si sono imbattuti in una giovane ventiquattrenne albanese che ha raccontato loro che cosa stesse vivendo. La ragazza è stata subito allontanata dalla strada e sistemata in una struttura protetta, mentre la Polizia locale avviava a spron battuto le indagini. E’ così emerso un quadro, purtroppo, a tinte fosche.

La ragazza era stata attirata in Italia dal suo fidanzato di 26 anni (attualmente è irreperibile). L’uomo le aveva detto che viveva in casa di una connazionale di 35 anni. In realtà, la donna era una prostituta. Appena arrivata, alla giovane è stato subito detto che cosa avrebbe dovuto fare per contribuire alle spese per la casa e il cibo. Sotto lo stretto controllo della 35enne, la giovane albanese ha così cominciato a battere il marciapiede. Carina e giovane, la 24enne era una specie di gallina dalle uova d’oro che veniva spremuta senza rimorso: doveva versare 200 euro a settimana alla sua maîtresse, altri 200 per l’affitto, doveva pagare la metà del cibo e per finire doveva versare al suo fidanzato 20-30 euro al giorno. Un business economico spietato, tanto che la giovane doveva anche pagare i profilattici che la donna le consegnava. Dopo aver partorito, la giovane veniva sempre portata al “lavoro”. La bimba veniva tenuta da un’anziana piacentina, che non è stata identificata. Uno squallore, per fortuna, da cui la ragazza è riuscita a liberarsi.

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Si arriva così al 2016. La prostituta più adulta, che ha una figlia, si accorda con un italiano di 50 anni per farle riconoscere la bimba, dichiarandosi il padre. Lo stesso stratagemma viene attuato due anni più tardi nei confronti della giovane albanese. L’uomo e la prostituta anziana si accordano con un 65enne. All’uomo vengono promessi 800 euro per riconoscere il figlio della giovane. In questo modo veniva così alterato lo stato civile della bimba, in realtà figlia del fidanzato.

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