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Immagine di repertorio

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Due condanne per le rapine agli spacciatori, uno è già in carcere per altre otto

Sette anni e 4 anni e 6 mesi. Uno di loro assolto dalla detenzione di armi. Inchiesta nata nell’indagine Nahash (spaccio nei campi in Valtidone). I difensori: «Andavano assolti, non ci sono prove, solo una telefonata con i pusher»

Sono stati condannate le due persone che, spacciandosi per carabinieri, avrebbero rapinato alcuni spacciatori magrebini. Alessandro Tavazzi è stato condannato a 7 anni e 3mila euro di multa, oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Tavazzi è stato, invece, assolto dalle accuse di detenzione e utilizzo di armi. Gonzales Zapey, invece, è stato condannato a 4 anni e 6 mesi e 2mila euro. Il pm Matteo Centini, aveva chiesto per entrambi la condanna a 10 anni. Gianmarco Lupi, che difende Tavazzi, ed Emanuele Solari, che assiste Zapey, - entrambi avevano chiesto l’assoluzione perché non c’erano le prove - hanno preannunciato il ricorso in appello, dopo che saranno state rese note le motivazioni della sentenza. Tavazzi, nel frattempo, resta in carcere in Liguria dove sta scontando una condanna a 5 anni per otto rapine.

Il processo davanti al presidente Stefano Brusati, a latere Fiammetta Modica e Sonia Caravelli, si è concluso il 28 marzo, con l’arringa di Solari (il pm e l’altro difensore avevano parlato il 15 febbraio). Secondo Solari, il dominicano Zapey non avrebbe compiuto alcuna rapina. «Fa uso di droga e ha trascorso un terzo della sua vita tra carcere e arresti domiciliari. Secondo voi, un consumatore prima organizza una rapina agli spacciatori e poi gli telefona un mese dopo per avere altra droga? L’inchiesta è nata dalle deduzioni della procura, sulla base di alcune intercettazioni telefoniche. Non c’è stato alcun atto predatorio. Non ci sono le prove. Conoscendo tutti gli spacciatori, ha solo messo in contatto alcuni piacentini con i pusher marocchini». I due, con altre due persone già condannate, sono stati accusati di rapina dai carabinieri che stavano svolgendo un’operazione antidroga, appostati nelle campagne tra Sarmato e Castelsangiovanni. I militari avevano intercettato le telefonate che parlavano della rapina di droga a uno spacciatore e di un inseguimento all’auto, colpita con dei bastoni. Le indagini portarono alla denuncia di quattro persone, tre italiani e il dominicano.

«A riprova che Zapey è innocente - ha continuato Solari - c’è la telefonata dello spacciatore che dice al mio assistito «hai ancora il coraggio di chiamarmi? Sei un uomo di m… meglio se non vieni più qui». Se lo condannate a 10 anni, ha detto Solari, «è una condanna a morte per lui, con i tanti precedenti penali che ha». Al termine, Solari ha chiesto l’assoluzione. Anche Lupi aveva chiesto l’assoluzione di Tavazzi, affermando che non c’erano le prove della detenzione della pistola, né che si fosse spacciato per carabiniere e che tutto si basava sulla telefonata di uno spacciatore. Il pm Centini ha replicato all’avvocato che il ruolo di Zapey è stato fondamentale per organizzare la rapina e che ci sono anche delle affermazioni, non solo intercettazioni.

L’inchiesta dei carabinieri, coordinati dal sostituto Centini, si era snodata nella campagna della Valtidone, tra l’aprile e il luglio 2018. Le indagini della procura - in 12 sono stati condannati nei mesi scorsi - avevano portato alla luce un market dello spaccio a cielo aperto. In tre mesi, i carabinieri avevano documentato oltre 1.200 cessioni di droga, tra eroina, cocaina e hascisc. Un business di 10mila euro a settimana, per un totale di oltre mezzo milione l’anno. Centinaia i consumatori che si rifornivano di ogni tipo di droga dai pusher magrebini provenienti da Milano.

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