«Ha cercato di incendiare il proprio bar», il pm chiede due anni

Gropparello, l’accusa: voleva incassare i soldi dell’assicurazione. La difesa: dalle telefonate intercettate e dai testimoni non emergono le prove, solo indizi

Il maggiore Emanuele Leuzzi che all'epoca comandava la compagnia carabinieri di Fiorenzuola

E’ due anni la richiesta di pena del pm Monica Bubba nei confronti di Andrea Magnani, l’allora proprietario del bar Italia a Gropparello, in piazza Roma, accusato di tentato incendio per aver cercato di dare fuoco al suo bar, nella notte tra il 26 e 27 agosto del 2014. La difesa di Magnani, invece, ha chiesto l’assoluzione, perché non ci sono le prove. Secondo l’accusa, l’obiettivo dell’imputato sarebbe stato quello di incassare i soldi dell’assicurazione.

In aula ha parlato Magnani, il quale ha detto al giudice Gianandrea Bussi di aver sì acquistato due bombole di gpl, ma di non sapere chi le aveva messe vicino al frigorifero posizionando poi un fornelletto a gas che, acceso, avrebbe dovuto provocare un’esplosione. Qualcuno sarebbe entrato, facendo scattare l’allarme anti intrusione e richiamando sul posto una guardia dell’Ivri: sentito l’odore del gas, la guardia giurata aveva avvertito i vigili del fuoco che avevano scongiurato il peggio («l’esplosione avrebbe potuto causare una strage» ha detto uno dei vigili del fuoco in aula). Magnani ha anche risposto al giudice, affermando di non sapere come mai la porta fosse aperta e che le chiavi le avevano diverse persone. Le telefonate intercettate dai carabinieri di Fiorenzuola e Gropparello avevano registrato le conversazioni dell’ex proprietario con altre persone, ma erano solo per affari di natura personale.

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Il difensore dell’uomo, l’avvocato Gianni Montani, ha detto che non ci sono le prove per ritenere il suo assistito responsabile. «Ci sono solo indizi - ha scandito Montani - voci di paese che generano calunnie. Non è emerso nulla sia dalle intercettazioni, sia da ciò che hanno detto i testimoni». Sull’assicurazione, il difensore ha ricordato che il premio era di 100mila euro, quindi il barista non avrebbe guadagnato granché se si considerano i danni che avrebbe potuto causare un’esplosione del genere. Infine, se fosse stato l’uomo ad architettare l’azione non avrebbe certo fatto scattare l’allarme e usato le chiavi. Il giudice ha rinviato il processo a novembre per le repliche di accusa e difesa.

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