Ha scritto il testamento che il fratello le ha dettato, 81enne condannata a otto mesi

Un'81enne, è stata condannata il 29 marzo a 8 mesi di reclusione (pena sospesa) per falso testamento e falso in scrittura privata. La sentenza è stata emessa dal giudice Luca Milani che ha accolto la richiesta del pm Sara Macchetta

Ha scritto il testamento che il fratello le ha dettato. Lui non era in grado di farlo, ma è riuscito a firmarlo. Un testamento olografo, però, che non aveva alcun valore e che, al decesso dell’uomo, ha fatto scattare la denuncia di nipoti e parenti esclusi da quel documento. Un'81enne è stata condannata il 29 marzo a 8 mesi di reclusione (pena sospesa) per falso testamento e falso in scrittura privata. La sentenza è stata emessa dal giudice Luca Milani che ha accolto la richiesta del pm Sara Macchetta. La donna è stata difesa dall’avvocato Stefano Gnecchi, il quale ha già annunciato il ricorso in appello: «Non c’era alcuna volontà di commettere un falso. I due fratelli non sapevano che stavano redigendo un atto nullo e che stavano commettendo un reato».

La vicenda risale al 2010, quando il fratello della donna, ultraottantenne, chiede alla sorella di scrivere un testamento dove le lascia alcune decine di migliaia di euro e una casa a Piacenza. Lui, poi, porta il testamento in una busta chiusa a un avvocato. Alla morte dell’uomo, nel 2014, il testamento viene aperto e gli avvocati notano quelle due scritture diverse. I nipoti e altri parenti vengono a sapere di quell’atto e presentano una denuncia. La procura apre un’inchiesta. Due perizie grafologiche, una della procura e una dei parenti che si sono costituiti parte civile, dimostrano che il testo è stato scritto dalla donna e che la firma è dell’uomo.

La donna, in aula, ha ammesso di aver scritto il testamento, ma di averlo farlo sotto dettatura del fratello. Poche righe che, comunque, rappresentavano un reato. Lei non lo sapeva, né era a conoscenza che un testamento olografo non può essere compilato da mani diverse. E su questo ha puntato la difesa di Gnecchi, il quale ha chiesto l’assoluzione sottolineando la mancanza di dolo.

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