Identità sessuale e "teoria del gender", rottura sociale e grandi rivoluzioni

Federico Ferrari e Paolo Rigliano coordinati da Rita Mura, nell'ambito di un incontro promosso da A.Ge.Do (associazione genitori di omosessuali) hanno discusso di diritti delle coppie omosessuali, delle unioni civili e della stepchild adoption

Un momento dell'incontro

Uno dei temi nuovi e senz'altro più discussi degli ultimi tempi è sicuramente quello riguardante i diritti delle coppie omosessuali, dalle unioni civili alla stepchild adoption; così come la cosiddetta "teoria del gender", neologismo nato in ambito cattolico negli anni '90 per riferirsi in modo critico agli studi di genere, i quali nasconderebbero un progetto predefinito mirante alla distruzione della famiglia  e delle società fondate sul cosiddetto ordine naturale. Temi caldi che ben si sono inseriti nel programma del Festival del Diritto 2016: ne hanno discusso questa mattina nell'auditorium Santa Maria della Pace gli esperti Federico Ferrari e Paolo Rigliano coordinati da Rita Mura, nell'ambito di un incontro promosso da A.Ge.Do (associazione genitori di omosessuali).

"Stiamo parlando di una realtà invisibilizzata, dalle molte sfaccettature - ha spiegato Ferrari - che rappresenta tuttavia un fenomeno sociale di una certa portata e rilevanza. Esiste ovviamente una biologia dei due sessi che rappresenta la maggioranza del genere umano, ma ci sono eccezioni: individui che non rientrano in queste categorie, o dal punto di vista meramente biologico - si pensi agli ermafroditi - o ancor più di frequente dal punto di vista dell'autopercezione dell'identità di genere. Individui "diversi" che vengono spesso relegati nell'ambito della patologia, in una visione bidimensionale di una realtà che invece si mostra, ad uno studio approfondito, estremamente complessa e variegata. 

"Questi fenomeni - ha proseguito Ferrari - possono essere indagati da molti punti di vista diversi: culturale, storico, antropologico, sociologico e psicologico; e i risultati di queste indagini possono essere estremamente diversi. La teoria gender presuppone l'esistenza di due sole identità: quella maschile e quella femminile, in un'ottica di eterosessualità al fine della procreazione. Un disegno semplice e coerente, anche giusto, ma che lascia fuori tutta una serie incredibile di esperienze e di identità diverse, ma non per questo meno meritevoli di dignità e diritti.

"L'identità sessuale - ha concluso Ferrari - è strutturata e stratificata, e possono essere presenti differenze su svariati livelli. Quello biologico - pensiamo ai transgender che non riconoscono il proprio corpo come rispondente alla loro psiche - o quello sessuale (nelle diverse varianti omosessuali, bisessuali eccetera); e su ogni livello esistono a loro volta infinite varianti".

"La questione del genere si è imposta nel mondo occidentale negli ultimi 50 anni - ha spiegato Paolo Rigliano - da sempre la divisione dell'essere umano nelle due categorie uomini e donne ha portato all'assegnazione di caratteristiche "obbligate" e necessarie a questi soggetti, quasi fossero connaturate in essi. Cent'anni fa una donna non poteva essere ingegnere, medico, sindaco, tanto per fare un esempio.

"Con gli studi sul genere si è fatta strada invece l'idea che i caratteri biologici, fisici, organici, non debbano necessariamente ricondurre l'essere umano a determinate categorie, stereotipate e predefinite. Di fatto, si tratta sicuramente di una delle grandi novità del pensiero moderno, un elemento di rottura sociale che sta portando e porterà grandi rivoluzioni".

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