Il maggiore Bezzeccheri parla al giudice per quattro ore. L'avvocato: «Confida nella giustizia»

Inchiesta sui carabinieri. L'ufficiale è accusato solo di abuso di ufficio. In mattinata sentiti altri militari per il party durante il lockdown, e la mancata sanzione a un collega, e per il pranzo al ristorante raggiunto con l’auto di servizio: uno non ha risposto al gip, gli altri due hanno negato le accuse

l'arrivo del maggiore Bezzeccheri

Quasi quattro ore di interrogatorio per il maggiore Stefano Bezzeccheri, l’ex comandante della Compagnia carabinieri da cui dipendevano i Stefano Bezzeccheri-2militari della stazione Levante finiti nella maxi inchiesta della procura. Assistito dagli avvocati Cosimo Pricolo e Wally Salvagnini, il maggiore ha risposto alle domande del giudice per le indagini preliminari, Luca Milani. Alle 14.45, Bezzeccheri - che è accusato solo di abuso di ufficio - era ancora impegnato nell’interrogatorio di garanzia. All’uscita dal Tribunale, alle 15.20 nessuno ha rilasciato dichiarazioni. Il maggiore potrebbe aver rilasciato spontanee dichiarazioni oppure risposto nel dettaglio ai due episodi che gli vengono contestati dalla procura e anche ad altre domande. Gli inquirenti vogliono capire se lui sapesse o meno ciò che avveniva nella caserma e se fosse a conoscenza del comportamento tenuto da alcuni dei militari arrestati. Secondo le accuse, il maggiore, d’accordo con il maresciallo Marco Orlando, avete saputo che in due casi uno spacciatore loro informatore non sarebbe stato segnalato alla prefettura come assuntore di stupefacenti (si trattava di una piccola quantità di marijuana per uso personale). «Il Maggiore Bezzeccheri ha risposto a tutte le domande poste dal giudice e dal pubblico ministero presente - dice l'avvocato Wally Salvagnini in una nota - Si è messo a disposizione dell'autorità giudiziaria per fare chiarezza sui fatti gravissimi accaduti. Non ha chiesto la revoca della misura a lui applicata perché confida nella giustizia, auspicando che nel prosieguo delle indagini emerga la verità rispetto a quanto gli viene contestato».

Intanto, nella mattinata del 28 luglio, davanti al gip sono sfilati altri tre carabinieri. Giovanni Lenoci, cha ha la misura cautelare dell’obbligo di firma, deve rispondere di abuso di ufficio. L’appuntato Lenoci, secondo le accuse dei sostituti Matteo Centini e Antonio Colonna, il 12 aprile, in pieno lockdown, era stato inviato in una casa a Gragnano perché ci sarebbe stato un party con molte persone. Lenoci non avrebbe controllato e quando vide che la casa era quella di Giuseppe Montella (ritenuto dalla procura uno dei leader dell’organizzazione che sarebbe stata dedita allo spaccio e alla commissione di altri reati) si sarebbe scusato con il Filippo Rossi e Alessandro Zanelli-2collega senza elevare alcuna sanzione prevista dal Dpcm del 25 marzo 2020. L’appuntato, difeso dagli avvocati Filippo Rossi e Alessandro Zanelli, ha negato gli addebiti dicendosi innocente perché non ci sarebbero stati gli estremi per una sanzione, in quanto non aveva rilevato alcun assembramento.

Prima di lui era stata la volta di un altro carabiniere coinvolto nella stessa vicenda del 12 aprile, l’appuntato Lorenzo Ferrante, che dalla sala operativa aveva raccolto la telefonata che segnalava la festa a casa di Montella. Ferrante, che ha l’obbligo di firma, assistito dall’avvocato Carlo Alberto Caruso, è accusato di abuso di ufficio e rivelazione di segreti di ufficio. Ferrante avrebbe detto che se avesse saputo che si trattava di Montella non avrebbe inviato un’auto di servizio, ma avrebbe anche fornito a Montella, attraverso Whatsapp, il file audio dellaRomina Cattivelli-3 donna che aveva telefonato al 112, così da poterla identificare dalla voce. Il carabiniere si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Infine, davanti al gip ha deposto anche il carabiniere Angelo Minniti, difeso dall’avvocato Romina Cattivelli. Minniti deve rispondere di truffa ai danni dello Stato e per lui è stato disposto l’obbligo di firma. Secondo l’accusa, il 5 marzo, Minniti e altri colleghi della Levante, con l’auto di servizio si sarebbero recati in un ristorante di Grazzano Visconti, rientrando alla stazione verso le 16. Dopo mezz’ora, sempre con un’auto dei carabinieri, sarebbero andati in un bar in centro dove sarebbero rimasti per un paio di ore. L’avvocato Cattivelli ha affermato che il carabiniere ha chiarito l’episodio e negato gli addebiti così come sono stati contestati. «La posizione del mio cliente - ha dichiarato - è marginale e mai è venuto meno ai suoi doveri di carabiniere».

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