La felicità? Non è solo nel denaro e nei beni materiali

Denaro e beni materiali, da soli, non possono garantirci una felicità duratura. Di questo aspetto ha trattato alla Cattolica di Piacenza la professoressa suor Alessandra Smerilli

Suor Alessandra Smerilli

Denaro e beni materiali, da soli, non possono garantirci una felicità duratura. Per spiegare le motivazioni della felicità di una persona non è possibile soffermarci soltanto sul suo livello di ricchezza. Di questo aspetto ha trattato Suor Alessandra Smerilli, Figlia di Maria Ausiliatrice, che insegna Economia politica presso la Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium, ed Economia della cooperazione presso l’Università Cattolica di Roma, per il ciclo di conferenze proposto dal professore Paolo Rizzi all'interno del corso di Politica economica del corso di laurea triennale in Economia aziendale della Cattolica di Piacenza.

“Non è vero - è stato sottolineato - che i soldi non contino nulla, ma semplicemente che per vari motivi non possono garantirci una felicità profonda e completa. Immaginiamo di esserci impegnati per tutta la vita per guadagnare molto denaro. Nel frattempo però tutti gli altri aspetti della nostra esistenza sono andati a rotoli perché non ci siamo presi cura a sufficienza della nostra famiglia, delle relazioni con gli altri o della nostra salute. Cosa avremo ottenuto? Molto denaro, una felicità parziale legata al patrimonio accumulato e ben poco altro di positivo”.

La Smerilli ha citato “la felicità pubblica”, ovvero l’ottimismo degli illuministi italiani, da Filangeri a Genovesi a quelli Lombardi e soprattutto ha illustrato il “paradosso di Easterlin” secondo cui la vera felicità delle persone dipende molto poco dalle variazioni di reddito e di ricchezza. Infatti quando aumentano reddito e benessere economico, la felicità umana aumenta, ma solo fino ad un certo punto, e poi comincia a diminuire seguendo una curva ad U rovesciata.

A partire da questo paradosso, ecco che l’idea di misurare la felicità delle nazioni sulla base del Prodotto Interno Lordo (PIL), ha cominciato a vacillare. Le popolazioni dei Paesi industrializzati sembravano in realtà meno felici e più stressate di quanto ci si aspettasse dalle loro condizioni economiche positive.

Così alcuni esperti, pur continuando a tenere in considerazione il PIL, hanno cominciato a valutare il BIL, cioè il Benessere Interno Lordo degli abitanti di una certa nazione, città o regione. Secondo alcune valutazioni del BIL condotte qualche tempo fa dall’OCSE, il benessere della popolazione non dipende soltanto dal denaro a disposizione ma anche dai rapporti sociali, dalle condizioni ambientali, dalla salute, dall’istruzione, dalla partecipazione alla vita politica e dalle attività personali. Ritenere che il denaro non faccia la felicità non significa demonizzare il denaro. Possiamo imparare a considerare il denaro di per sé come qualcosa di neutro, né positivo né negativo e a gestirlo al meglio per soddisfare i nostri bisogni. Così al primo posto dei “paesi felici” c’è la Danimarca ed i vari paesi dell’Europa del Nord e l’Italia è solo al 50 posto. Quindi non certo in linea con il suo PIL. Ci sono stati numerosi tentativi di spiegare il paradosso di Easterlin. Ad esempio, secondo la teoria dell’adattamento, quando acquistiamo un nuovo bene di consumo viviamo un miglioramento temporaneo, ma poi la nostra sensazione di benessere ritorna al livello precedente. Questo perché ci adattiamo in poco tempo alla nostra nuova condizione e dopo un po’ desideriamo cambiare e avere di più. 

Pensiamo alla felicità di un appassionato di auto nel passare ad un mezzo più potente. All’inizio ci sarà soddisfazione ma dopo qualche anno il mezzo diventerà obsoleto o avrà dei problemi di funzionamento e arriverà il momento di sostituirlo. Forse il mondo in cui viviamo ci porta ad una percezione distorta della felicità. Il denaro e i beni materiali sono sempre qualcosa di transitorio, ecco perché una felicità duratura non può contare solo su di essi e dunque è presto spiegato il motivo per cui la felicità legata all’acquisto di nuovi oggetti tenderà a svanire presto. Rizzi ha poi illustrato i limiti statistici degli indicatori che oggi si vanno moltiplicando e sono utili anche alla politica locale quando si analizzano quelli di un territorio.

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