«Mi ha picchiato perché ero senza biglietto» ma non è vero, controllore assolto

La donna, una 24enne nigeriana, aveva sporto denuncia al solo fine di cautelarsi: era lei che aveva sbagliato. Un controllore, ora ex, perché dopo questa brutta storia si era licenziato, è stato assolto dall'accusa di lesioni. La vicenda risale al 2015

Fatta scendere dal bus perché trovata senza biglietto, una nigeriana presa per un polso e buttata giù dal controllore. Una denuncia, il processo nei confronti del dipendente Seta accusato di lesioni per averle provocato contusioni. Per fortuna, niente razzismo né discriminazioni di sorta. Anzi, dal processo davanti al giudice Gianandrea Bussi è emerso che la 24enne nigeriana aveva sporto denuncia al solo fine di cautelarsi: era lei che aveva sbagliato. Un controllore, ormai ex perché dopo questa brutta storia si era licenziato, è stato assolto dall'accusa di lesioni. La vicenda era avvenuta nel 2015. Il 26enne era in servizio su una linea serale, in città. Svolgendo il proprio lavoro, aveva trovato al giovane africana senza biglietto. Il dipendente Seta la aveva invitata a scendere, come prevede il regolamento.

Lei si era rifiutata e aveva opposto resistenza. Era nato un parapiglia e la donna aveva accusato il controllore di averla picchiata. Scattavano così denunce e controdenunce. Forte di un certificato medico che segnava tre giorni di prognosi - la giovane sarebbe stata presa con forza al polso - la ragazza aveva portato in tribunale il giovane. Che qualcosa non quadrasse si era notato, però, dal fatto che la ragazza non si era costituita parte civile. In aula, è emersa un'altra storia. Il pubblico ministero Monica Bubba ha chiesto l'assoluzione sostenendo la lieve entità del fatto. Alla richiesta della pubblica accusa si è associato anche l'avvocato Lorenza Dordoni, che difendeva il giovane. Dordoni, nella sua arringa, ha dimostrato come fossero tante le contraddizioni e i punti che risultavano chiari. Al termine, la sentenza di assoluzione con formula piena perché "il fatto non sussiste". Se in questo caso si è trattato di un tentativo maldestro di farla franca, resta invece la realtà fatta di persone senza biglietto - tantissimi gli immigrati regolari e clandestini - che ingaggiano discussioni infinite con il personale di Seta arrivando a scappare, minacciare, insultare. E non di rado, autisti e controllori sono costretti a chiamare le forze dell'ordine.

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