«Mio marito mi voleva sottomessa con la forza a lui e all'Islam»

La vicenda di una donna tunisina di 32 anni, madre di quattro figli, maltrattata dal marito che la obbligava a stare in casa e non voleva che si integrasse con la società italiana. L'uomo denunciato dai carabinieri

Di spalle, la donna tunisina durante la sua testimonianza

«La donna deve stare a casa, la donna deve mettere il velo. Ma io non sono così». Nascono da qui, da questa visone della vita rigida secondo la cultura islamica, i problemi che hanno portato una ragazza tunisina di 32 anni, da 12 anni a Piacenza, a ribellarsi ai soprusi del marito connazionale, che in più occasioni è arrivato a picchiarla e umiliarla anche davanti ai figli. La donna esasperata si è rivolta ai carabinieri che hanno denunciato l'uomo per lesioni, violenza sessuale, violenza privata e maltrattamenti. Oltre che per atti persecutori. Ma quell'uomo ha deciso di tornare definitivamente nel suo Paese di origine abbandonando a Piacenza la moglie.

IL VIDEO DELL'INTERVISTA INTEGRALE ALLA VITTIMA

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La vicenda è stata raccontata dai carabinieri della stazione di Piacenza Principale, che si sono occupati del caso. La situazione ora è stata presa in carico dai servizi sociali del Comune di Piacenza che stanno cercando di sistemare la donna insieme ai suoi quattro figli piccoli in una casa popolare. «Sono stata sempre forte, ho cercato di farmi forte per amore dei miei figli» spiega la donna che si è rivolta ai carabinieri in giugno, dopo l'ennesimo ricovero in ospedale per le botte che il marito le dava. «Lei voleva integrarsi con gli italiani, frequentare le amiche - dicono il maggiore Helios Scarpa e il luogotenente Roberto Penge - ma il marito la voleva costringere in casa. Si arrabbiava con lei se, quando arrivava a casa la sera, non trovava la cena pronta, dopo che la moglie aveva passato la giornata ad accudire la casa e i quattro figli piccoli». Ed erano botte e maltrattamenti, davanti ai bambini, anche quando lei chiedeva la possibilità di poter lavorare, arrivando a sequestrarle i documenti che le erano necessari per rinnovare il permesso di soggiorno: “così diventerai clandestina e ti cacceranno dall'Italia” le diceva. Ma ora quell'incubo sembra finito.

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