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«Nell’era del Web i giornalisti chiamati a sfide decisive per la sopravvivenza della professione»

Centocinquanta giornalisti a Piacenza per il convegno regionale sulla informazione: «Oggi le notizie messe in circuito nella rete spesso mancano di veridicità e completezza. Occorre distinzione tra la specificità del giornalista e il semplice produttore di informazioni»

Lo stimolante confronto sul tema del giornalismo e della comunicazione nell’era digitale - promosso dall’Ordine dei giornalisti dell’Emilia Romagna, dalla Federazione italiana settimanali cattolici, dall’Unione cattolica stampa italiana e dall’Ufficio comunicazioni della nostra Diocesi, in occasione della festa regionale di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti - ha richiamato al Centro il Samaritano 150 giornalisti della nostra regione oltre a decine di operatori dell’informazione.

I lavori, coordinati da don Davide Maloberti, sono iniziati con Antonio Farnè, presidente dell’Ordine regionale dei giornalisti e proseguiti con Francesco Zanotti, presidente nazionale Fisc, Alessandro Rondoni, direttore Ufficio regionale comunicazioni sociali, con Matteo Billi, presidente Ucsi Emilia Romagna e, in videomessaggio, con mons. Ernesto Vecchi, vescovo emerito dell’arcidiocesi di Bologna.

I punti di vista espressi convergono nell’indicare particolarmente delicata la situazione del lavoro giornalistico italiano: tante sono le sfide che lo attendono e su queste si gioca la credibilità della professione. La grande rivoluzione di Internet permette la diffusione immediata, libera e senza filtri dell’informazione, ma le notizie messe in circuito spesso mancano di veridicità e completezza. Il giornalista deve scrivere con un linguaggio corretto, comprensibile e appropriato, fornire notizie verificate nel rispetto delle regole e dei diritti altrui, essere consapevole che il giornalismo non è un mestiere per cinici, né da tifosi da curva sud o nord, cosciente che con un titolo può propagare paura o speranza. Al proposito è opportuna la decisione del Consiglio nazionale dell'”Ordine”, che ha approvato il "Testo unico dei doveri del giornalista” redatto in collaborazione con l'Osservatorio sulla deontologia, che unisce e integra norme in precedenza frammentate in più documenti deontologici emanati nel corso degli anni.  A salvaguardia della buona informazione è però necessario un elevato grado di pluralismo, tasto dolente in Italia vista la cronica mancanza di finanziamenti adeguati.

convegno regionale giornalisti 04-2Stefano Trasatti, co-fondatore e direttore dell’agenzia giornalistica quotidiana “Redattore sociale”, nata nel febbraio 2001 ed oggi attiva su un portale web riservato agli abbonati, ma anche con testuali e multimediali gratuiti, ha evidenziato lo squilibrio tra le risorse umane che una redazione investe su politica e sport e quelle sul sociale. Un assessore non fa un respiro che non ci sia un giornalista pronto a raccoglierlo; sui temi sociali invece si manda l’ultimo arrivato e si insiste su un’informazione parziale e buonista. Ci sono invece tanti problemi che andrebbero affrontati e indagati con attenzione e con la consapevolezza che nel sociale si ha che fare con persone che qualsiasi cosa tu scriva, mai avranno la possibilità di chiederti una rettifica.

Trovo imbarazzante – ha esordito il prof. Ruben Razzante docente di diritto dell’informazione all’Università Cattolica di Milano e alla Lumsa di Roma e di deontologia giornalistica in altri atenei romani – che alcuni vertici di categoria abbiano preso posizioni nette sul valore della libertà di stampa a proposito di inchieste di giornalisti senza sensibilità e cultura ecclesiastica, che hanno riguardato situazioni ecclesiali, senza porsi il problema sulla provenienza lecita o illecita dei documenti, senza il rispetto dei principi di tutela delle persone, innescando errori che rispettando alcuni principi deontologici si sarebbero evitati. Il giornalista che punta a un’informazione di qualità, deve mettere al centro del suo lavoro i diritti del destinatario delle sue parole e quelli dei protagonisti delle notizie; non deve spacciare le sue idee per verità, deve raccontare tutti i fatti senza però sostituirli con le sue convinzioni, la libertà di stampa non è a raffica, occorre rispettare onore, reputazione e privacy.

Il prof. Razzante ha anche sostenuto la necessità di una riforma che permetta all’attuale Ordine dei giornalisti di superare il suo attuale assetto di macchina burocratica per perseguire azioni che servano a ridare credibilità e autorevolezza agli iscritti e renda visibile la loro appartenenza alla categoria. Oggi la Rete è una realtà anarchica e vi finisce di tutto e anche nei media tradizionali si assiste a una contaminazione di generi. Occorre quindi far cogliere la distinzione tra la specificità del giornalista, dal semplice produttore di informazioni. Oggi siamo di fronte ad uno sconvolgimento dell’iter tradizionale dell’informazione e anche gli addetti stampa tendono a essere eliminati; se passa l’idea che il giornalista può farlo chiunque, la professione è finita.

Fausto Fiorentini premiazione vescovoSono seguiti alcuni altri interventi e poi il vescovo mons. Gianni Ambrosio ha commentato il messaggio di Papa Francesco per la 50esima Giornata mondiale delle comunicazioni e in particolare al brano che evidenzia come la “Comunicazione ha il potere di creare ponti, di favorire l’incontro e l’inclusione, arricchendo così la società. E questo sia nell’ambiente fisico sia in quello digitale. Pertanto, parole e azioni siano tali da aiutarci ad uscire dai circoli viziosi delle condanne e delle vendette, che continuano ad intrappolare gli individui e le nazioni, e che conducono ad esprimersi con messaggi di odio”.

Ultimo atto di un pomeriggio denso di interesse e autorevolezza, la consegna di attestati di riconoscenza a Fausto Fiorentini dal 1964 motore prezioso della puntuale e competente informazione della Diocesi e a Gaetano Rizzuto per i 15 anni di informazioni diffusi dal quotidiano Libertà.

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