Baby risse, polizia e carabinieri presidiano le zone calde del centro

Nel pomeriggio del 27 ottobre la questura ha disposto un presidio sia fisso sia dinamico delle zona più calde e abitualmente ritrovo di adolescenti per evitare l'ennesima rissa, anche perché a stretto giro gli organizzatori potrebbero essere denunciati

Una delle auto in via Siro

Risse su appuntamento tra giovanissimi in pieno centro. Tre gli episodi più gravi (con tanto di video), decine le persone identificate, un gruppo di 4-5 adolescenti che le organizza sui social e invita amici e conoscenti ad andare nel luogo prescelto per godersi lo spettacolo. Nel pomeriggio del 27 ottobre la questura ha disposto un presidio sia fisso sia dinamico delle zona più calde e abitualmente ritrovo di adolescenti per evitare l'ennesima rissa, anche perché a stretto giro gli organizzatori potrebbero essere denunciati. Le indagini sono condotte dai carabinieri e dalla questura. Auto della polizia e dei carabinieri sono state posizionate in via San Siro, via Nicolodi, sotto la galleria del Coin, sul Corso e in piazza Cavalli. Il primo episodio si sarebbe verificato in piazza Cavalli il 6 ottobre. Alle centrali operative del 112 e 113 erano arrivate alcune chiamate che segnalavano la presenza di un centinaio di ragazzini che si picchiavano prima nei pressi del Coin e poi in piazza Cavalli. Le forze dell'ordine, sul posto sempre anche la polizia locale, avevano identificato alcuni giovani ma la rissa, se mai ci fosse stata, era già finita. Stesso copione il sabato successivo, all'inizio del Facsal, dalla parte del liceo Respighi. Ultimo episodio quello in via Nicolodi (dietro al campus di via Negri) il 20 ottobre. «Dai 14 anni si è imputabili e si rischia una denuncia, spesso la maggiore parte dei ragazzini assiste alla violenza senza prendervi parte ma non è meno grave perché si può rimanere coinvolti ugualmente: è un gioco pericoloso. Non inseguite i falsi miti della violenza: non è forza ma debolezza. Si rischia grosso per una stupidata senza senso. E mi rivolgo anche ai genitori e agli insegnanti: prestiamo attenzione ai nostri ragazzi a cosa fanno e a cosa dicono perché è fondamentale». Aveva detto il questore Pietro Ostuni qualche giorno fa. 
 

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