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La polizia sul posto in via Colombo

La polizia sul posto in via Colombo

«Risse e liti senza mai chiamare le forze dell'ordine», il questore chiude il Bar Leo per 15 giorni

Altro locale chiuso dal questore Pietro Ostuni che ha, per la 15esima volta in pochi mesi, applicato l'articolo 100 del Tulps (Testo Unico di Pubblica Sicurezza). Questa volta i sigilli sono stati messi al Bar Leo di via Colombo. Il bar rimarrà chiuso per 15 giorni

Altro locale chiuso dal questore Pietro Ostuni che ha, per la 15esima volta in pochi mesi, applicato l'articolo 100 del Tulps (Testo Unico di Pubblica Sicurezza). Questa volta i sigilli sono stati messi al Bar Leo di via Colombo. Il bar rimarrà chiuso per 15 giorni. A notificare il provvedimento nella mattinata del 26 febbraio i poliziotti delle volanti e quelli della polizia amministrativa. Due gli episodi che hanno spinto il questore ad applicare l'articolo 100. Il primo risale all'8 gennaio quando i due gestori, padre e figlio cinesi erano venuti alle mani con un marocchino: tutti e tre erano stati denunciati per rissa riportando alcuni giorni di prognosi. Il nordafricano aveva sostenuto di essere stato picchiato dai due con una canalina di plastica dura, dal canto loro padre e figlio avevano dichiarato che l'uomo era ubriaco e molesto. Il 31 gennaio un'altra rissa: un nordafricano non avrebbe pagato due caffé e avrebbe quindi scatenato l'ira del proprietario, ne era nata una colluttazione. In entrambi i casi né i gestori né i titolari hanno chiamato le forze dell'ordine. «Considerando la condotta tenuta non collaborativa nei confronti delle forze dell'ordine - fanno sapere dalla questura - ha contribuito a produrre una situazione di disagio e degrado compromettendo il mantenimento dell'ordine e della sicurezza pubblica nell'iinteresse degli altri avventori, il questore ha decretato la sospensione» L'articolo 100 del Tulps dispone che la misura di pubblica sicurezza della sospensione della licenza può intervenire in caso di “tumulti o gravi disordini”, oppure “qualora il locale sia abituale ritrovo di persone pregiudicate o pericolose” o, comunque, se il comportamento costituisca “un pericolo per l’ordine pubblico, per la moralità pubblica e il buon costume o per la sicurezza dei cittadini”. 

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