Spese con la carta aziendale Tempi: Scaglioni condannato per peculato, Botti assolto

Una condanna e un'assoluzione. E' terminato il processo di primo grado nei confronti di Paolo Botti e Pier Luigi Scaglioni, nel 2010 presidente di Tempi spa e vice presidente. Entrambi assolti per truffa. Botti, che si dimise da segretario Pd: «Un ritorno in politica? Per ora è presto ma sono sempre appassionato»

Paolo Botti

Una condanna e un’assoluzione. E’ terminato il processo di primo grado nei confronti di Paolo Botti e Pier Luigi Scaglioni, nel 2010 presidente di Tempi spa e vice presidente della stessa azienda. Entrambi erano accusati di peculato e truffa. Dopo due ore e mezza di camera di consiglio, il presidente del Collegio, Gianandrea Bussi (a latere Luca Milani e Ivan Borasi) ha letto la sentenza: Botti è stato assolto da tutte le accuse, mentre Scaglioni - anch’egli assolto dalla truffa - è stato condannato a un anno, 8 mesi e 10 giorni per alcuni episodi di peculato legati all’uso della carta di credito, quando era in infortunio dopo un grave incidente. Per Scaglioni è stata disposta anche l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni. Il pubblico ministero Antonio Colonna aveva chiesto l’assoluzione per Botti e la condanna a cinque anni per Scaglioni.

«Mi sono sempre comportato correttamente - ha affermato Botti a margine - e questa sentenza lo conferma». Botti è libero da un peso, ma sottolinea la sofferenza che gli ha provocato la vicenda giudiziaria: «Mi sono dimesso da tutto, dagli incarichi amministrativi e politici. E’ stato pesante sopportare tutto questo per sette anni. La mia vita è stata stravolta». Botti, infine, ha voluto rimarcare la «professionalità e l’umanità con cui mi ha seguito il mio avvocato, Paolo Fiori». Botti aveva avuto anche un contraccolpo politico, essendosi dovuto dimettere da segretario del Pd. «Ritorno in politica? Sono sempre appassionato, ma per ora è presto», ha chiosato conversando con i giornalisti.

Il legale di Scaglioni, Luigi Alibrandi, ha annunciato «di sicuro il ricorso in appello. Il teorema dell’accusa esce ridimensionato da questa sentenza. Noi punteremo a farlo crollare del tutto». Scaglioni è stato condannato  per aver usato la carta di credito aziendale, in un periodo in cui era in malattia dopo un gravissimo incidente stradale. Si tratta di alcuni pranzi e di riferimenti di benzina, quasi tutti avvenuti a Piacenza, per un importo di alcune centinaia di euro, tra il novembre del 2006 e il gennaio del 2007.

Soddisfazione è stata espressa anche da Fiori, avvocato difensore di Botti. «La sentenza - ha commentato Fiori - ha reso giustizia  alla posizione dell’allora presidente di Tempi e fatto giustizia delle tante voci che circolavano nel 2010 sulla gestione della società. Inoltre, sono soddisfatto che, all’esito dell’istruttoria dibattimentale, anche il pm abbia riconsiderato l’accusa e abbia chiesto l’assoluzione».

L’inchiesta, coordinata dalla procura, era partita nel 2010 ed era stata condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo (all’inchiesta ha partecipato anche il Nucleo presso l’Ispettorato del lavoro). Secondo le ipotesi di accusa, con la carta di credito dell’azienda sarebbero stati spesi 35mila euro in cinque anni, dal 2006 al 2010.

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