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Cgil: «Dalla Cig in deroga scenario drammatico senza precedenti»

Il sindacato: «Governo allunghi ammortizzatori sociali e banche applichino protocollo per rimediare a un ritardo sconcertante e irresponsabile»

«I dati delle domande di Cassa integrazione in deroga ricevute – interviene la Cgil di Piacenza - e approvate dalla Regione sono, insieme al report nazionale pubblicato dall'Inps, la prima vera misura della drammatica condizione che stiamo affrontando. Uno scenario inedito per l'intero sistema regionale, ma purtroppo non inaspettato. Da settimane come CGIL Emilia-Romagna abbiamo messo in guardia rispetto a una fotografia così drammatica dell’economia regionale, che non trova paragoni, né guardando ai dati della grande crisi del 2009 né al dramma del terremoto del 2012».

«E stiamo parlando di dati estremamente parziali. A questa prima mole di lavoratori interessati andranno sommate tutte le domande ancora non presentate dalle aziende o che la Regione sta processando. E poi, non dimentichiamolo, la Cig in deroga gestita dalla Regione riguarda solo un segmento del mercato del lavoro rappresentato dalle aziende sotto i cinque dipendenti e da quelle escluse dagli ammortizzatori messi in campo a livello nazionale per fronteggiare l'emergenza Covid-19. Bisogna aggiungere la manifattura, l'edilizia e molti altri settori che ricadono sotto la Cig ordinaria e il Fondo d'Integrazione Salariale (FIS) gestiti direttamente dall'Inps. Ai quali vanno sommati gli artigiani e i lavoratori somministrati: parliamo in Emilia-Romagna di 78.154 artigiani (per ben 18.375 accordi conclusi) e 19.088 lavoratori somministrati coinvolti negli accordi che abbiamo finora sottoscritto per accedere agli ammortizzatori sociali».

«Se il quadro complessivo è chiaro e preoccupante – prosegue la Cgil - non mancano i nodi da sciogliere che sono ancora tanti. Innanzitutto, la durata degli ammortizzatori sociali che dovrà essere prolungata dal Governo. Ma soprattutto, la scarsa disponibilità del sistema bancario ad attuare in tempi rapidi l'anticipazione dei trattamenti così come previsto dal protocollo regionale. Un ritardo che a noi, da sempre abituati a rispettare i patti che firmiamo, risulta sconcertante e irresponsabile. Solo ieri, con notevole e ingiustificato ritardo, l’Abi nazionale ha inviato una nuova lettera agli istituti di credito per invitarli a velocizzare le procedure. Non c’è più tempo, aggiungiamo noi, ogni ora che passa è una sofferenza in più per i lavoratori già provati dall'emergenza sanitaria e che si ritrovano anche nell'umiliante situazione di non riuscire ad acquistare beni di prima necessità per poter vivere in modo dignitoso. Tutto questo è inaccettabile, ed è anche desolante pensare che di questo passo potrebbe essere l’INPS, con i suoi tempi tecnici, a pagare i trattamenti in questione prima delle banche. Nel caso, si tratterebbe di un fallimento per il sistema bancario. Proprio in virtù di questo, riteniamo necessario convocare il prima possibile il Tavolo che ha elaborato il Protocollo regionale».

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