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Giovedì, 19 Maggio 2022
Economia

Transizione energetica: i miti da sfatare sulle rinnovabili e le nuove opportunità per proprietari di terreni e sviluppatori

Energia sostenibile e creazione di valore condiviso tra azienda e territorio

Accelerare la transizione energetica coniugando produzione di energia rinnovabile, rispetto per l’ambiente e sostenibilità. Questa la sfida al centro dell’impegno di Enel Green Power (EGP).  L’Italia e l’Europa hanno lanciato sfidanti obiettivi per raggiungere la neutralità climatica, secondo una roadmap che vede al centro la riduzione delle emissioni di CO2 e una forte crescita delle rinnovabili.

In questo contesto, Enel Green Power sta contribuendo con un alto grado di innovazione al percorso di Transizione energetica del Paese, con una pipeline di progetti in sviluppo e continua crescita su tutto il territorio nazionale e un piano industriale che prevede 1,5 GW di nuova capacità, principalmente di tecnologia fotovoltaica ed eolica, nel periodo 2021-2023attraverso uno sviluppo improntato a criteri di ascolto del territorio e delle comunità coinvolte, fruitrici dei benefici che ne derivano.

La strategia di sviluppo di EGP è supportata dalla costante integrazione della sostenibilità nelle attività di sviluppo, sin dall’analisi preliminare dello specifico territorio e dalla scelta del sito che ospiterà l’impianto, oltre che durante la progettazione, al fine di individuare la configurazione e le tecniche di realizzazione ottimali, compatibilmente con il contesto ambientale e paesaggistico del sito. Il modello proattivo su cui si basa l’approccio di EGP, attraverso il continuo dialogo con le parti interessate, integrate da analisi del contesto socio-ambientale, mira all’identificazione di interventi che soddisfino le esigenze degli stakeholder locali, creando valore condiviso tra l’azienda e il territorio. Il risultato di questo approccio, e l’obiettivo finale a cui mira EGP, è la creazione di energia non solo rinnovabile, ma anche e soprattutto sostenibile. 

Investire in nuove energie rinnovabili significa creare valore grazie a impatti positivi diretti e indiretti, come la creazione di occupazione locale per la costruzione e la successiva gestione degli impianti e l’indotto che ne deriva. L’opportunità riguarda anche proprietari di terreni e sviluppatori (società o professionisti qualificati) interessati a realizzare accordi di sviluppo per dare vita a nuovi progetti rinnovabili, in particolare nel campo eolico e solare.

Per rafforzare il legame con il territorio è stato lanciato di recente il progetto Scelta Rinnovabileun’iniziativa che consente, attraverso una raccolta fondi online di crowdfunding, di far partecipare i cittadini in maniera attiva all’investimento per la realizzazione di nuovi impianti rinnovabili in Italia, così da supportare la transizione energetica del Paese verso fonti energetiche sostenibili, coinvolgendo direttamente i territori che ospitano gli impianti. Il primo progetto di Scelta Rinnovabile è stato implementato con successo presso il comune di Poggio Renatico in Emilia Romagna.

La crescita delle rinnovabili è un elemento centrale anche per la vivibilità dei territori: aumentando la quota di energia prodotta senza emissioni climalteranti è infatti possibile migliorare la qualità della vita di tutti i giorni, accelerando la chiusura delle centrali a carbone ancora operative in Italia, e contribuendo alla progressiva elettrificazione dei consumi che permette, ad esempio, di utilizzare auto elettriche, eliminando gli inquinanti locali prodotti dal traffico veicolare, e di proteggere il territorio preservandolo dall’azione del cambiamento climatico.

Nel nostro Paese, lo sviluppo delle rinnovabili incontra tuttavia ostacoli e resistenze che è necessario superare.

Da una parte ci sono i timori legati a una percezione errata dell’impatto che i nuovi impianti potrebbero avere sul territorio. I dati ci dicono che non esiste un conflitto tra la crescita delle rinnovabili e il consumo del suolo: oggi il 3% del territorio nazionale è occupato da strade, oltre il 2% da edifici, l’1% da piazzali e parcheggi. Si tratta di strutture e infrastrutture che utilizziamo quotidianamente e con cui siamo abituati a convivere, proprio come dovremmo fare con le rinnovabili che, secondo studi e proiezioni che considerano diversi scenari di sviluppo al 2030, da quello previsto dall’attuale Piano Nazionale Energia e Clima (PNIEC) fino a quelli ancora più sfidanti attesi sulla base del Piano Nazionale Ripresa e Resilienza (PNRR), potrebbero occupare in prospettiva uno spazio tra lo 0,5% e l’1% di suolo del territorio nazionale. Un contributo essenziale potrebbe arrivare dai terreni agricoli, dando priorità all’utilizzo di quelli marginali e non utilizzati, e a spazi già occupati, come le coperture dei tetti, in ottica di economia circolare, a cui si potrebbero aggiungere soluzioni innovative come l’agrivoltaico che integra colture agricole compatibili con gli impianti solari, creando così l’opportunità di nuovi posti di lavoro ma contestualmente tutelando e tramandando le tradizioni locali, e rendendo possibile la coesistenza tra passato e futuro. Per quanto concerne la tecnologia eolica, l’evolversi delle nuove tecnologie ha permesso lo sviluppo di aerogeneratori più performanti e con potenze unitarie maggiori rispetto al passato, permettendo una riduzione nel numero totale di macchine da installare a parità di sito, risultando in un uso più efficiente del territorio.

A frenare lo sviluppo delle rinnovabili e l’enorme potenziale che questo potrebbe generare per i territori e il Paese è la presenza di iter autorizzativi lenti e complessi per la realizzazione degli impianti. Un “collo di bottiglia” che rischia di allontanare il raggiungimento degli obiettivi della transizione energetica e di frenare la crescita economica, spingendo gli operatori a rinunciare ai propri investimenti.

L’Unione Europea ha fissato come data-obiettivo il 2050 per il raggiungimento della ‘neutralità climatica’; obiettivo che sarà difficile raggiungere a meno di un cambiamento incisivo nelle procedure amministrative e nel tasso effettivo di autorizzazioni rilasciate, considerando che la finestra al 2030 è molto corta e che oggi, in Italia, per il rilascio delle autorizzazioni degli impianti di larga scala occorrono in media 1,5 anni per il fotovoltaico e 5 anni per l’eolico.

È necessaria quindi una rapida semplificazione, anche sul modello di quanto sta avvenendo in altri paesi europei, insieme a una presa di coscienza collettiva sull’importanza della transizione energetica, che potrà portare ad un’Italia più sostenibile, vivibile e moderna. e a nuove opportunità per i territori.

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