A Palazzo Galli la storia della cartografia con il prezioso "Atlas Major"

(Foto di Alessandro Bersani)

La Banca di Piacenza conserva ed espone tra i suoi pregiati cimeli, il cosiddetto Atlas Major, opera preziosa dell’editoria cartografica edita in Olanda tra il 1662 e il 1672, della quale la signora Annarosa Mars Torretta ha fatto munifico dono alla Banca di Piacenza, nel settembre 2010, con la dedica “La Banca di Piacenza rappresenta al meglio i valori del territorio piacentino, con spirito autonomo e indipendente”.

Soci e amici della Banca hanno avuto l’occasione di ammirare l’importante testimonianza della cartografia quale scienza fondamentale del progresso umano in occasione della conferenza tenuta a Palazzo Galli dall’ingegnere Gigi Rizzi, che, presentato dal dottor Mario Crosta, direttore generale della Banca di Piacenza, ha tenuto una dotta conversazione opportunamente illustrata da immagini, compiendo un excursus sulla storia della cartografia: dalle testimonianze più antiche che vengono dalla Mesopotamia e dall’Egitto che risalgono al XII secolo a.C., passando per la cartografia di Tolomeo (visse fra il 90 e il 170 d.C.) che rappresentò un avanzamento considerevole rispetto alla precedente, tanto che molti secoli avrebbero dovuto passare prima che mappe del mondo più esatte fossero disegnate. Ma il periodo che ha visto nascere la moderna cartografia -  ha proseguito Rizzi - è certamente il XVI, al seguito delle grandi scoperte geografiche.  Verso il 1540 cominciano a circolare le prime raccolte in Italia, anche se i centri più importanti fioriscono in Olanda, soprattutto ad Amsterdam. Anche Piacenza fa la sua parte e qui sono le esigenze militari e di gestione del territorio che portano alle opere cartografiche del Ducato o alle rappresentazioni urbane di Alessandro e Paolo Bolzoni, come pure la “Pianta madre”, di Paolo Ponzoni del 1571, diventata la capostipite di tutte le viste prospettiche della città fino alla metà del XVIII secolo.

Nel secolo XVII con la pubblicazione degli atlanti, la cartografia era arrivata a livelli superbi anche con opere lussuose e impeccabili destinate a un pubblico ristrettissimo e alla cui realizzazione, al di là dei singoli autori, partecipavano organizzazioni che richiedevano l’apporto di centinaia di collaboratori. In Olanda dal continuo confronto delle “officine” Hondius-Janssonius e Blaeu nacquero i più prestigiosi “Atlanti”, opere grandiose contese dalle clientele più facoltose del tempo. Di questi certamente il più famoso fu l’Atlas Major di Johannes Blaeu, del quale un esemplare è quello custodito a Palazzo Galli-Banca di Piacenza.  L’edizione costituisce forse il più grande atlante mai pubblicato e, probabilmente, la più costosa opera libraria del XVII secolo. Ne furono stampate diverse edizioni: in Olandese (9 volumi), in Francese (12 volumi), in Tedesco (10 volumi), in Spagnolo (10 volumi) e in Latino, con il titolo “Geographia quae est cosmographiae Blavianae”, l’edizione conservata a Palazzo Galli. L’opera è composta di 11 volumi in folio massimo (540x340 mm) con 594 incisioni; ogni volume presenta la cosiddetta rilegatura blaviana in tutta pergamena bianca con fregi in oro ai piatti e al dorso; le tavole primeggiano per accuratezza di stampa e coloritura; tutto ciò ne fa un’opera culturalmente e artigianalmente insuperabile. Un volume, l’VIII, riguarda interamente l’Italia e riporta altresì il territorio del Ducato di Parma e Piacenza. Quanto pubblicato era da intendersi come la prima parte di un’opera assai più vasta che ne prevedeva una seconda sulle coste e gli oceani e una terza con mappe stellari; tali opere non furono mai completate, perché l’intero edificio dell’officina andò a fuoco nel 1672.  I presenti all’incontro hanno avuto l’opportunità di avere una visione diretta dei volumi dell'Atlas, esposti nella sala Fioruzzi, attigua alla Sala Panini.

(Foto di Alessandro Bersani)

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