Galleria Studio C, mostra personale di Elia Inderle "Attesa e distensione"

Sabato 23 maggio, alle ore 18, alla Galleria d'Arte Contemporanea “STUDIO C” di via Giovanni Campesio 39 si apre la mostra personale di Elia Inderle dal titolo “Attesa e distensione”.
Nato a Schio e residente a Santorso, in provincia di Vicenza, Elia Inderle è un artista fortemente contemporaneo, interessante e coinvolgente per la sua ricerca, continua e approfondita, condotta sul segno, la forma e il colore.
Degno di essere sottolineato anche il suo percorso formativo perché rivela e denota grande convinzione nel valore universale dell’arte e nella sua straordinaria capacità di elevare mente e spirito: arte, cioè, intesa non tanto e non solo come momento creativo o attimo di fuga dalla realtà, ma come totale e completa dedizione, forma di vita, abbandono alle sue sollecitazioni e ai suoi voleri. Prima la maturità artistica al Liceo A.Martini di Schio, indirizzo pittura, poi una laurea in filosofia presso l'Università di Padova, ma tutto questo senza abbandonare mai la pittura, sua grande, innata passione. Così dal 2008 al 2017 è protagonista assieme a G. Valente del Gruppo Artistico TRIEB con lavori che spaziano dalla pittura all'installazione per ritornare poi, con grande libertà e forza creativa, al confronto con la pittura astratta e informale. “Attesa e distensione”, un titolo emblematico del suo operare, del suo modo di intendere e concepire l'arte e la vita. Si tratta di due vocaboli, appositamente scelti dall'artista, che tracciano un perimetro all'interno del quale si contrappongono, senza sosta, volontà e pensiero, desiderio e soddisfazione, presenza e assenza, conservazione e cancellazione. Si potrebbe anche definirle “linee guida di pensiero”, ossia il tentativo di di trasportare, anche in pittura, le dinamiche del nostro vivere quotidiano. E la strada scelta da Elia Inderle per esprimere tutto questo non è più quella figurativa, quella cioè che partiva dal dato oggettivo o reale per sviluppare poi situazioni e costruzioni fantastiche e/o surreali, bensì quella della sintesi estrema dell'immagine dove tutto è forma, colore, luce e materia. Un'espressione, quella del nostro artista, che, pur partendo dal reale, destruttura e ricostruisce, cancella e sostituisce, attingendo dal ricordo e dalla memoria, caricando il vissuto di sensazioni ed emozioni. Una mostra, dunque, che si preannuncia come un vero e proprio viaggio interiore, oltre il visibile e la naturale percezione dei fenomeni naturali e un'espressione pittorica capace di indagare emozioni e sensazioni e spingersi in profondità, dentro l'anima e la coscienza.
In questa mostra piacentina l’artista presenta diverse opere, alcune anche di grandi dimensioni, che rendono appieno tutta quanta la sua forza espressiva, la particolare sensibilità cromatica e il gusto compositivo elegante e raffinato: elementi, questi, che riescono a trasformare tutto ciò che è vero e reale, concreto e tangibile in emozione pura, in contemplazione ed estasi poetica.
Quella di Inderle è dunque un’espressione intensa perché non concentrata solo ed esclusivamente sul dato oggettivo, ma anche e soprattutto sull’effetto interiore, su ciò che la verità visiva o retinica suggerisce e rimanda.
Pittura che segue sempre il percorso della sedimentazione cronologica e che lascia liberamente fluire le immagini assorbendo da esse solo le emozioni più profonde: una specie di memoria o “flash back” capace di produrre in contemporanea una molteplicità di visioni o meglio, una serie di fotogrammi sovrapposti di cui l’ultimo, quello cioè che emerge, è sempre il più potente e decisivo.
Nasce in questo modo un’espressione dove forma, segno e colore, in perfetta sincronia e mutualistica simbiosi, raccontano di attimi, percorsi, riflessioni e situazioni esistenziali senza descriverli e/o rappresentarli, ma facendoli invece vivere dall’interno, suggerendo atmosfere intime e raccolte, poetiche sensazioni. Elia Inderle, quasi senza accorgersene, compone così vere e proprie sequenze interiori, traccia percorsi spirituali, evoca e recupera frammenti di vita e momenti intensamente vissuti sublimandoli con la riflessione e la poesia. C'è ancora, in questo nostro artista, un senso innato del colore e un timbro cromatico che, pur attingendo dalla grande e storica tradizione dell'Astratto e dell'Informale (Afro Basaldella, Gerhard Richter ecc), riesce tuttavia a farsi moderno e contemporaneo per le felici intuizioni tecniche, per la personalissima interpretazione e l'uso libero e spontaneo della materia pittorica. Ama il colore, Elia, lo ama perchè mai statico ed inerte, ma dinamico e attivo, in continuo divenire e trasformazione, come lo scorrere lento e inesorabile del tempo, gli avvenimenti della vita, i fatti imprevisti e imprevedibili che cambiano l’esistenza. Leggero e raffinato anche il suo segno che traccia percorsi, traiettorie e variazioni strutturali dell'immagine e dinamizza lo spazio seguendo opposte e contrastanti tensioni.
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Luciano Carini

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