Grande teatro a Pulcheria, Federica Fracassi in "Tre lai"

Sarà Federica Fracassi protagonista dell'appuntamento di giovedì 27 ottobre alle 21 presso l'Auditorium della Fondazione. In scena "Tre lai", di Giovanni Testori

Un'immagine di scena

A Pulcheria prezioso appuntamento con il Grande Teatro giovedì 27 ottobre alle 21.00 all’Auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano: in scena Federica Fracassi con lo spettacolo ad ingresso gratuito "Tre lai" di Giovanni Testori, opera scritta dall'autore negli ultimi mesi di vita e che rappresenta il suo ultimo testo, quasi un testamento, fra teatro e poesia.

Sono tre lamenti d’amore, tre canti inconsolabili e disperati di donne che si scontrano con un’assenza: Cleopatra, con il suo amore prepotentemente vissuto e poi amaramente perduto per il generale romano Antonio; Erodiade, straziata dalla sottrazione infinita, dall’amore mai consumato per il profeta Giovanni; e l’amore puro e disinteressato di Maria per il figlio Gesù, durante il Calvario.

Tre donne che, in modi diversi, si trovano  tutte a fare i conti con un’assenza insanabile di fronte alla quale sviluppano atteggiamenti differenti.

Una “trilogia” che corrisponde a uno schema Inferno-Purgatorio-Paradiso, affidata a tre figure: Cleopatra, appunto, che corrisponde all’Inferno, Erodiàs-Erodiade, il Purgatorio, e Mater Strangosciàs - Maria che invece rappresenta il Paradiso.

Pulcheria offre una grande occasione di avvicinamento all’universo testoriano, un’indagine sulla lingua dell’autore: un impasto sonoro che restituisce attraverso un magma di ripetizioni e assonanze, di diminuitivi grotteschi e ironiche storpiature un universo profondamente tragico e gli abissi d’amore delle tre protagoniste, tra bestemmie e preghiere.

Giovanni Testori, che ha dato al teatro alcuni memorabili personaggi femminili, come la Maria Brasca e l'Arialda, si cimenta qui con tre figure classiche: Cleopatra, Erodiade e la Mater Dolorosa. A queste tre protagoniste lo scrittore dona il suo impasto linguistico dialettale e barocco, in un conflitto coinvolgente di cadute e di riscatti, di umiliazioni e di denunce. Ne escono tre laceranti monologhi, che incarnano i trasalimenti e le angosce della nostra epoca tormentata.

Federica Fracassi, interprete sensibile alle nuove drammaturgie, votata alle scritture più visionarie, feroci, poetiche degli ultimi anni, fin dagli esordi disegna un percorso indipendente nel panorama del teatro di ricerca.
Si forma giovanissima alla Scuola d'Arte Drammatica Paolo Grassi e segue il lavoro di Carmelo Bene, Luca Ronconi, Thierry Salmon, Romeo Castellucci, Cesare Ronconi. In teatro ha lavorato tra gli altri con Valerio Binasco, Valter Malosti, Antonio Latella, Luca Micheletti e ha ricevuto numerosi premi come miglior attrice protagonista: Premio Ristori,

Premio Olimpici del Teatro, Premio della Critica, Menzione d’onore e Premio Eleonora Duse, Premio Ubu.
Al cinema esordisce nel 2010 in Happy Family di Gabriele Salvatores, seguono tra gli altri Bella addormentata di Marco Bellocchio e Un giorno devi andare di Giorgio Diritti (2012), Il capitale umano di Paolo Virzì (2014), Antonia di Ferdinando Cito Filomarino, La vita oscena di Renato De Maria, Sangue del mio Sangue di Marco Bellocchio (2015).

Renzo Martinelli regista, è direttore artistico di Teatro i, compagnia di produzione che gestisce dal 2004 l’omonimo spazio teatrale a Milano. Le regie di Martinelli privilegiano un'autonoma costruzione scenica in costante dialogo con una drammaturgia della contemporaneità. Tra i suoi numerosi lavori ricordiamo: Lenti in amore da Marguerite Duras(1996) selezionato alla prima edizione di Scena prima, che ha debuttato al Teatro dell’Elfo di Milano; La Santa di Antonio Moresco (2000) vincitore del premio Sette spettacoli per un nuovo teatro italiano per il 2000Sinfonia per corpi soli – omaggio a Sarah Kane (2001) che ha ottenuto importanti riconoscimenti nell’edizione 2002 dei prestigiosi Premi UbuKamikaze (2004) selezionato per il progetto Petrolio di Mario Martone; Prima della Pensione di Thomas Bernhard (2006) per il quale Federica Fracassi ha ricevuto la menzione d’onore quale migliore attrice emergente al Premio Duse 2006; Incendi di Wajdi Mouawad, Hilda di Marie NDiaye e Lotta di negro e cani di Bernard-Marie Koltès realizzati in collaborazione con Face à Face – Parole di Francia per Scene d’Italia; la trilogia Innamorate dello spavento di Massimo Sgorbani composta da Blondi (prodotta dal Piccolo Teatro di Milano), Eva (1912-1945)Magda e lo spavento; la messinscena dei testi inediti di Francesca Garolla N.N., Se non fossi stata Ifigenia sarei Alcesti o Medea, Non correre Amleto. Ultime produzioni sono: C’è un diritto dell’uomo alla codardia – omaggio a Heiner Müller parte del progetto TOPLAY e Piangiamo la scomparsa di Bonn Park di Bonn Park, parte del progetto Fabulamundi Playwriting Europe. Teatro i nel 2006 ha vinto il premio Hystrio-Provincia di Milano.

Giovanni Testori (Novate, 1923 - Milano, 1993), critico d’arte, poeta, autore teatrale e romanziere, è stato tra le personalità intellettuali più complesse e importanti del secondo Novecento. Negli anni cinquanta ha raccontato la periferia milanese, nel ciclo dei Segreti di Milano e nel testo teatrale L’Arialda. Negli anni settanta, attraverso la “Trilogia degli scarrozzanti” (L’Ambleto , Macbetto e Edipus) ha creato una personalissima lingua drammaturgica. Dopo gli oratori di argomento sacro, quali Conversazione con la morte e Interrogatorio a Maria, negli anni ottanta porta in teatro uno dei suoi capolavori, il romanzo In exitu. Il suo ultimo testo, quasi un testamento, fra teatro e poesia, è Tre lai.

ESTRATTO DI RASSEGNA STAMPA – RECENSIONE DI Maria Grazia Gregori

Brava e coraggiosa Federica Fracassi, diretta da Renzo Martinelli nei “Tre Lai” di Testori

Recensione di Maria Grazia Gregori

Ci sono tanti Testori: il suo, il tuo, il mio, segno dell’universalità di questo grande scrittore – ma dovrei dire artista – che ci manca ormai da moltissimi anni. C’è stato il Testori di Franco Parenti e di Andrée Ruth Shammah, quello di Adriana Innocenti, quello di Lucilla Morlacchi, quello di Sandro Lombardi e di Federico Tiezzi, di Valter Malosti, di Arianna Scommegna, per dirne alcuni, che ci hanno dato spettacoli memorabili.

Negli ultimi tempi c’è stato il Testori duro e terroso di Michele Maccagno e Gigi Dall’Aglio, la lettura tesa a ricostruirne il pensiero, il ritmo, lo stile di Fabrizio Gifuni. In questi giorni Federica Fracassi (a cura di Renzo Martinelli) avvicina “a morsi” i Tre Lai del grande scrittore lombardo, opera ultima scritta nei mesi terminali della sua vita prima che la malattia prendesse definitivamente il sopravvento. Tre monologhi che sono tre lamentazioni, che hanno per protagoniste tre donne diversissime tra loro: Cleopatra, Erodiade, la Madonna anzi Cleopatràs, Erodiàs, Mater Strangosciàs secondo il sincopato così caro all’autore.

Federica Fracassi arriva all’incontro con Testori, da una presenza significativa dentro la drammaturgia contemporanea. Ci arriva, come ho scritto, “a morsi” non offrendoci un personaggio tutto intero, ma piuttosto un itinerario. Il suo, infatti, è un viaggio dentro i Tre Lai, una scoperta che la prende suo malgrado a poco a poco, possedendola.

Sentiamo degli applausi in lontananza ed ecco apparire una donna fasciata in un abito a lustrini, tacco 12 e una parrucca nera alla Louise Brooks. Forse è un’attrice che cerca rifugio in una stanza simile a un camerino, dove domina un grande water, dalle sue personali furie che la inseguono, che si concretizzano a poco a poco in un balbettare che rompe gli argini e diventa parola, invettiva, sangue, sperma, desiderio, pietà, orrore, rifiuto, amore. Queste furie arrivano insieme alle parole, spingendola quasi a un compitare selvaggio, a impudiche azioni, a inquietanti desideri. Balbettii d’amore che ci portano dentro e fuori le tre protagoniste la cui storia ci è raccontata a brani: l’amore carnale di Cleopatràs per il suo Antonio, quello divorante e assassino di Erodiade moglie di Erode, mai ricambiato e folle per Giovanni Battista, la cui testa dopo la decapitazione verrà gettata nel water. E quello purissimo della madre di Cristo che al Calvario sotto la croce del Figlio gli parla spinta da un amore purissimo e totalizzante.

Altre voci di donne accompagnano questo soliloquio che ha scatti di rifiuto, che naviga a vista fra le invettive, che si dona: sono le voci di Ornella Vanoni, di Mina, di Rita Pavone alle quali si unisce una vecchia, dolce canzone... e c’è il libro che Federica prende in mano e butta via, dove legge di tanto in tanto inseguendo le parole di Testori, scoprendone ogni volta di nuove per sé e in qualche modo offrendosi come “contenitore” per tutto questo. Ed ecco via la parrucca, via il trucco via le scarpe con quel gesto che fanno le donne quando tornano a casa e sono stanche, ecco i rossi capelli sciolti sulle spalle e il corpo nascosto /rivelato di Federica.

[….] io la trovo bravissima e ammiro il suo coraggio.

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