Venticinque anni fa la tragedia del Brentei, il 9 giugno la proiezione del cortometraggio

"Viaggio di ritorno. In cammino verso il Brentei per non dimenticare", il 9 giugno alla Nostra Signora di Lourdes la proiezione del cortometraggio. Seguiranno l'intervento di due educatori e di una coppia di sposi

​Nella parrocchia Nostra Signora di Lourdes all'ingresso dell'Oratorio del Brentei, a dare il benvenuto vi è il  monumento affidato alla creatività dello scultore Franco Pizzi. E' un fiore di bronzo i cui petali si allargano verso l'alto; uno termina con una colomba che spicca il volo. Lo scultore ha voluto sintetizzare le giovani vite cui fa riferimento l'Oratorio, vite in fiore che si protendono verso l'alto ben sintetizzate dalla scritta messa a lato sul muro: "Guardate in alto. Guardate lontano". Il monumento ricorda la disgrazia avvenuta 25 anni fa sulle Dolomiti di Brenta nelle quali 6 ragazzi della Parrocchia e un seminarista che li accompagnava persero la vita.  “Rispetto e Speranza, crediamo che questi siano i due fuochi che dobbiamo tenere accesi nel tempo in cui, come comunità cristiana, siamo invitati a ricordare un fatto che ha segnato la vita della nostra parrocchia e, in modo particolare, la vita delle famiglie delle vittime dei fatti accaduti il 17 luglio 1991, sul sentiero nelle dolomiti di Brenta che conduce al Brentei”. Con questi sentimenti i parroci don Paolo Camminati e don Fabio Galeazzi,  giovedì 9 giugno 2016 alle 20.45 chiamano la comunità piacentina a un incontro TRA MEMORIA E SPERANZA PER RICORDARE I RAGAZZI DEL "BRENTEI" con la proiezione del lungometraggio "Viaggio di ritorno"; un viaggio per non dimenticare gli amici perduti, oltre 210 km da percorrere a piedi, un filo rosso di strade e sentieri da seguire ininterrottamente per ritornare. In una sera di fine estate Giovanni e Matteo partono da Piacenza per raggiungere le Dolomiti del Brenta dove, 25 anni prima, durante una gita un gruppo di ragazzi e ragazze vengono travolti da una slavina. Il bilancio gravissimo è di sette vittime. Alla proiezione seguiranno l’intervento di due educatori e di una coppia di sposi.

QUEL TRAGICO 17 LUGLIO 1991 - A Madonna di Campiglio sulle Dolomiti di Brenta, una trentina di ragazzi ospiti della casa vacanze di Pracorno in val di Sole, dopo una lunga camminata si apprestava al ritorno al rifugio Tuckett. Erano le tredici; tutto tranquillo, tutto preciso. In poche ore, attraverso un comodo sentiero, largo un metro e mezzo, si erano inoltrati tra cespugli, rododendri e quelle che i montanari chiamano "roccette", piccoli massi che costeggiano il tracciato. Poi, come da programma, tutti al rifugio del Brentei, oltre quota 2000.  Un pranzo al sacco e di nuovo la discesa verso la valle, verso la Casa vacanze. Dopo solo dieci minuti di strada la comitiva veniva sorpresa da un temporale con grossa e fitta grandine; il gruppo si compattava e si rifugiava nel primo spazio intravisto. I ragazzi sono così protetti dal vento, dallo sferzare dei chicchi di ghiaccio, dal freddo improvviso  della montagna. Dall'alto, forse da quota tremila metri, la pioggia e la grandine hanno gonfiato la neve e si sono staccati alcuni lastroni. I ragazzi hanno sentito solo un lontano brontolio, coperto anche dai tuoni e dal soffiare del vento: la neve, il fango, le "roccette" sono caduti su di loro; per cinque ragazzi e uno degli accompagnatori il rifugio è diventato tomba.  La sciagura aveva avuto risonanza a livello nazionale. Dalle cronache emergeva soprattutto il dolore lacerante delle famiglie e della Comunità locale. Tra gli altri il grido di dolore del vescovo mons. Antonio Mazza: "Di fronte all’assurda disgrazia che ha colpito così tragicamente i ragazzi, il loro assistente e tutte le loro famiglie, un grido dolorosissimo uscito dal cuore: perché, Signore, questa terribile prova per la nostra  fede? E mi sono raccolto in lunga, angosciosa preghiera, per attingervi luce, forza per le mamme, per i papà e per i familiari coinvolti in questa luttuosa circostanza. Desidero essere accanto a ciascuno di loro, non per dire parole perché neanche un vescovo sa cosa dire a un padre e a una madre presso la bara del figlio ... ". Sostare in silenzio davanti a questa tragedia non vuoi dire dimenticare e nel 1991, in novembre, il parroco don Ettore Cogni propose di riflettere e per continuare a lavorare anche più di prima per i giovani, ricordando con un Oratorio i ragazzi del Brentei. Non con un monumento freddo, ma un memoriale vivo; un memoriale che testimoniasse l'impegno e l'azione educativa di tutta la comunità, che non fosse problema di muri, ma qualche cosa di fondamentale per la vita dei giovani. 

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