Allevamento, Lega Nord: «Da aprile i produttori del latte in ginocchio»

Il dipartimento Agricoltura della Lega Nord provinciale: «Tra poche settimane gli industriali del settore lattiero-caseario pagheranno 32 centesimi di euro al litro ad ogni singolo allevatore che sostiene però un costo di produzione pari a 40 centesimi»

Latte (immagine di repertorio)

«Il rinnovo dei contratti che i produttori di latte hanno sottoscritto con i caseifici ai quali conferiscono il prodotto, in scadenza il 31 marzo, assesterà un altro durissimo colpo ai settori dell'allevamento e dell'agroalimentare piacentino e padano in genere. Tra poche settimane infatti gli industriali del settore lattiero-caseario pagheranno 32 centesimi di euro al litro ad ogni singolo allevatore, che sostiene però un costo di produzione pari a 40 centesimi, mettendo definitivamente in ginocchio un ambito strategico della nostra economia. A determinare questa situazione è il gruppo francese Lactalis, che avendo acquisito Galbani, Parmalat, Locatelli, Cademartori e Invernizzi nel corso degli anni oggi può determinare a proprio piacimento il prezzo del latte alla stalla».

A lanciare l'allarme è il dipartimento Agricoltura della Lega Nord provinciale di Piacenza, che avverte sulle conseguenze delle modifiche contrattuali relative all'acquisto del latte in vigore dal primo aprile.

«Già tra anni fa – denuncia il Carroccio – mettemmo in guardia sui rischi derivanti dal concedere a Lactalis quello che è diventato un vero e proprio monopolio del settore, eppure il nostro grido rimase inascoltato. Pur di non fare attenzione a quello che diceva la Lega, in anticipo sui tempi, si preferì voltarsi dall'altra parte. Purtroppo, il fondato rischio che oggi corriamo a causa di una tale presa di posizione è quello di veder scomparire il settore allevatoriale, così come in passato è stata azzerata la produzione bieticola».

«Ci troviamo di fronte – prosegue il dipartimento Agricoltura - ad un piano voluto da alcune multinazionali straniere, quali quella in questione, con l'obiettivo di sopprimere l'agricoltura e l'allevamento del nostro paese, lasciando solo i loro prodotti sul mercato. Non possiamo permettere che un gruppo straniero faccia morire le nostre imprese speculando sul lavoro di allevatori che fanno grandi sacrifici per produrre alimenti di qualità con materie prime altrettanto pregiate. Non possiamo lasciare spazio alle importazioni di prodotti di dubbia provenienza che provocano ingenti danni a tutto l’indotto e costituiscono un notevole rischio per la salute del consumatore». 

«A questo punto – propone la Lega - servirebbe un'iniziativa legislativa eccezionale: come avviene ad esempio per le aziende strategiche di Stato in materia di telecomunicazione ed energia, anche il cibo torni ad essere materia strategica. Dobbiamo fare sì che la tutela della sovranità alimentare sia garantita da un'azione legislativa senza precedenti affinché il nostro paese smetta di essere territorio di conquista per le multinazionali straniere».

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