Bergonzi a Rancan: «In Parlamento sono 13° per presenze, non sono un “disperso”»

Il deputato del Pd risponde al consigliere regionale della Lega Nord Matteo Rancan: «Non attaccare le persone per il gusto di farlo o per slogan o per apparire a tutti i costi»

«Matteo Rancan – scrive il deputato Marco Bergonzi del Pd - è giovane e sinceramente per quel poco che ho avuto modo di  conoscere, mi è anche simpatico. Mi pare poi che cerchi di impegnarsi nel suo nuovo e prestigioso ruolo di Consigliere Regionale e fa bene a dare tutto sè stesso. Proprio per questo, senza alcuna supponenza, ma solo perché ho quasi 30 anni in più, ed altrettanti di impegno politico "sul campo", mi permetto di dargli un consiglio: non attaccare le persone per il gusto di farlo o per slogan o per dover apparire a tutti i costi; l'ansia da prestazione alla lunga non paga: mi dà  "disperso nei corridoi romani" e dice che "del sottoscritto non se ne ha più notizia", mi obbliga quindi a rispondergli che il sottoscritto lavora e cerca di impegnarsi al massimo (ovviamente nei limiti delle proprie capacità e possibilità) per ripagare lo straordinario privilegio di essere in Parlamento, anzitutto essendo presente, oltre che con più di 50 atti Parlamentari (tra Ordini del Giorno, interrogazioni, mozioni e proposte di legge) presentati alla Camera in 8 mesi, senza fare un comunicato ogni volta (dovrei?); molti hanno ricadute immediate e dirette sui piacentini (contro la chiusura degli uffici postali, l'IMU agricola, in favore dei patronati, invio CUD cartaceo ai pensionati, mantenimento TAR a Parma...l'impegno per la Statale 45, ...ecc). Attaccando poi il PD, mi costringe pure ad invitarlo a consultare i dati di presenza in Parlamento, ed intanto che il sottoscritto è al 13º posto (su 630), il più presente della Lega invece è al 112º posto, pertanto ha tanto, ma tanto da guardare in casa propria, prima di guardare agli altri; gli do comunque volentieri appuntamento a Novembre prossimo, quando farò pubblicamente il bilancio del mio primo anno alla Camera, perché ritengo davvero che quando si è pagati dai cittadini, sia un dovere rendere conto del proprio operato, anche a lui».

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