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Bersani da Renzi: «L’Appennino è stato dimenticato, ci vogliono più soldi»

Anche il bettolese Pierluigi Bersani al vertice dei sindaci con il premier Renzi: «Il territorio ora è nudo e fragile e sta arrivando l'inverno: ci vogliono risorse. Purtroppo abbiamo vissuto lo spopolamento della valle, l'assenza di manutenzione privata e pubblica e qualche errore negli assetti urbanistici»

«Ci vogliono le risorse, ci vogliono i soldi. Ora bisogna vedere le procedure, i tempi, quali sono le urgenze immediate». C’era anche Pierluigi Bersani, ex segretario Pd ed ex candidato Premier del centrosinistra, al vertice in prefettura tra Matteo Renzi e i sindaci colpiti dall’alluvione del 14 settembre. Bersani, bettolese, ha voluto dire la sua sulla questione. «Girando un po’ si vede che adesso il territorio è nudo e fra poco arriva l’inverno. Bisogna mettere un po’ di riparo per l’inverno: dobbiamo cominciare a pensare alle procedure per interventi pubblici di tutela del territorio e per i privati che hanno perso tutto».  È stato quantificato un impegno del governo per il Piacentino? «Cifre non voglio farne, ma non pensiamo di cavarcela con poco. Ci sono privati che hanno visto scivolare nel fiume macchine delle loro imprese da qualche milione di euro. Sono stato a Bettola e Farini in questi giorni e ho visto».

Bersani ha negato di aver parlato con Renzi d’altro, ovvero della riforma del Senato in discussione in questi giorni a Roma. «I soliti canali della disinformazione – ha fatto sapere - evocano «incontri riservatissimi Renzi-Bersani a Piacenza sulle riforme. A me non risultano incontri né riservati né riservatissimi. Sia chiaro che per me a Piacenza si parla di alluvione, mentre ci sono ancora frazioni isolate e gente che spala fango dalle case, e spero se ne parli seriamente. Di tutto il resto c'è sempre stata la disponibilità a parlarne a Roma. Naturalmente, se si vuole parlarne sul serio».

«Ora cerchiamo - ha proseguito - di non dare la colpa alla pioggia o a qualcosa. È evidente che a fronte di cambiamenti climatici l’Appenino si presenta molto fragile, più fragile che nel passato. Questo a causa dello spopolamento, dell’assenza di manutenzione privata e pubblica, per qualche errore non credo generalizzato negli assetti urbanistici. Cerchiamo di rendere meno fragile l’Appennino perché il clima non ci darà una mano». L’Alta Valnure è stata un po’ dimenticata dalla politica negli ultimi decenni? «Mah, se è così non è stata una cosa del tutto negativa, perché è rimasta bellissima. Tutto l’Appennino d’Italia è stato un po’ dimenticato, le aree interne non hanno attenzione. Quello è il polmone dell’Italia e incominciamo ad ammalarci proprio qua. Bisogna metterci più soldi, più sostanza. Una grande opera in meno, per favore, e più manutenzione sull’Appennino».

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