«Le Camere di Commercio siano libere di accorparsi o restare indipendenti»

La deputata Murelli (Lega): «Rivedere la legge Calenda. Chi lavora bene deve poter rimanere autonomo». E sugli Enti camerali era intervenuto anche il senatore Pisani con un emendamento, poi stralciato

Murelli e Pisani

«Concordo sulla necessità di rivedere la Legge calenda, fatta dal Governo Renzi, sulle Camere di commercio. Quanto previsto in termini di accorpamenti non ha minimamente tenuto conto di quegli enti come il nostro, che lavorano bene per le nostre aziende e il nostro territorio, hanno bilanci in ordini e sono realtà virtuose che in quanto tali non necessitano di accorpamenti come obbligo. Come Lega abbiamo già inserito nella Legge di Bilancio un emendamento allo sblocco del turnover. L'emendamento voluto dalla presidente della Commissione Attività Produttive, Barbara Saltamartini, nostra deputata, è stato condiviso anche da me». E’ la posizione della deputata della Lega, Elena Murelli, sull’ipotesi di riforma della legge Calenda per lasciare la facoltà alla Camere di commercio di restare indipendenti (per Piacenza è previsto l’accorpamento con Parma e Reggio Emilia). E sul tema si registra anche l’intervento del senatore Pietro Pisani, firmatario di un emendamento che lascia la libertà di scelta ai diversi Enti camerali. L’emendamento inserito nel decreto Semplificazioni è poi stato stralciato al Senato dopo l’intervento del Presidente della Repubblica che ha ritenuto non fosse strettamente compatibile con le finalità del decreto «Ora vorremmo mettere mano alla legge Calenda - conclude Murelli - e avviare un percorso di confronto  con le parti sociali e territoriali per valorizzare gli enti virtuosi e operativi».

CAMISA (CONFAPINDUSTRIA): «ABBANDIAMO IL PERCORSO DI FUSIONE»

«Sono mutate le condizioni politiche – interviene nel dibattito anche il presidente di Confapindustria Piacenza Cristian Camisa - il processo di fusione non è Cristian Camisa-2concluso, si riapra la discussione. Mettiamo da parte le legittime differenze di opinione. Noi siamo ed eravamo contrari ad un’ipotesi di fusione con Parma e Reggio sia per ragioni territoriali che ragioni di carattere economico finanziarie: la nostra Camera di Commercio è sempre stata virtuosa, così non si può dire per altre. Dobbiamo lavorare per mantenere i centri decisionali sul nostro territorio ed aprire un dibattito sulle funzioni delle Camere di Commercio e l’efficienza dei servizi che vengono erogati alle imprese. Questa è l’unica cosa che veramente interessa alle nostre aziende. Confapindustria è disponibile fin da ora a fare la sua parte».

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