Nasce un comitato contro la fusione di Gossolengo, Rivergaro e Travo

“Chi d’Al Varghér, Ussléig e Trev i disan no a la fusion” contrasterà il progetto di fusione dei tre comuni

«Lo Studio di fattibilità – scrive il neonato comitato “Chi d’Al Varghér, Ussléig e Trev i disan no a la fusion”  - sulla fusione dei Comuni di Gossolengo, Rivergaro e Travo (ma quanto è costato alla Comunità questo ponderoso studio di 122 pagine?) riporta, al capitolo 1.2, l’elenco delle leggi e normative nazionali e regionali che garantirebbero (per un periodo di 10-15 anni) contributi alla nuova entità derivante dalla fusione; il contributo regionale, in quota investimenti, per riorganizzare la nuova struttura comunale, è di € 450.000,00 da erogarsi in tre anni, e va rapportato agli extra costi che la Comunità dovrà affrontare da subito per rendere pienamente operativo il nuovo comune (nuovo piano regolatore, nuovo piano di protezione civile, unificazione uffici, nuove assunzioni, sportelli decentrati, ecc.) e solo in minima parte sarà utilizzato per investimenti. Il contributo statale in 10 anni verrà a sovrapporsi ai trasferimenti erariali fino ad oggi effettuati, oppure questi verranno in qualche maniera ridimensionati (lo Studio non lo spiega)?

Lo Studio si è anche dimenticato di dirci, in caso di fusione, se si prospetterà la chiusura di qualche scuola (di Travo?) per far sì che si abbiano classi più numerose (nelle scuole di Rivergaro?) Lo studio di fattibilità parla di patrimonio immobiliare da ridefinire come destinazione d’uso. Non ha detto che con la eventuale fusione si avrà una sola amministrazione per un territorio che andrà dalla pianura nell’immediata periferia di Piacenza fino alla montagna, e che a causa di questa estensione la manutenzione del territorio e della relativa viabilità sarà ancor più difficoltosa di ora.

Non ha detto che con l’eventuale fusione non aumenteranno le nascite, non diminuiranno le morti, non crescerà la popolazione (salvo l’arrivo di eventuali immigrati, regolari e non) , non arriveranno decine di imprese per creare centinaia di posti di lavoro; la fusione non prospetta una soluzione dei problemi che realmente affliggono la nostra gente, e il futuro non sarà né più prospero e né più roseo. Non c’è scritto a chiare lettere, ma chiaramente traspare che difficilmente si andrà a risparmiare, anzi sarà facile che le spese aumentino, in quanto si avrà la nuova amministrazione e i tre Municipi da mantenere. Infine lo Studio non spiega che una volta fatta la fusione è irreversibile.

Al contrario in futuro potremo sempre optare per questa soluzione, ma con più partecipazione da parte della cittadinanza e con un progetto serio e dettagliato che affronti tutte le problematiche del nostro territorio e salvaguardi la nostra identità. Pertanto siamo sempre più convinti della nostra contrarietà a questa fusione ed intenzionati ad evidenziare agli organi competenti l’uso distorto di denaro pubblico, per mero uso di propaganda, in barba alle norme vigenti. Quindi ci impegneremo ancora più fermamente per il No alla fusione. A questo scopo nasce oggi il Comitato "Chi d’Al Varghér, Ussléig e Trev i disan no a la fusion”, presieduto dall’ing. Giovanni Antonio Gazzola, apartitico e apolitico, che da subito inizierà la sua opera di sensibilizzazione della Comunità, con una presenza quanto più possibile frequente sul territorio dei Comuni interessati, e rappresenterà alle Istituzioni il reale volere della gente facendosi portatore delle opinioni e delle istanze; contemporaneamente organizzerà una raccolta di firme di chi si oppone al progetto».

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