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Pd: «Nel 2018 sarà nuovo più del 50% dei treni che circolano in Emilia Romagna»

Pd: «Nei prossimi quindici anni il nuovo gestore Rti Trenitalia/Tper conta di mettere in campo novantasei nuovi treni in arrivo per i viaggiatori, con un investimento di circa 750 milioni di euro». Le replica di Onlit

“Una svolta epocale per tutti i 145mila passeggeri, lavoratori compresi, che quotidianamente salgono sui treni delle tratte regionali”. Così il Partito Democratico di Piacenza – per voce del segretario provinciale Loris Caragnano, del segretario cittadino Paolo Sckokai e del consigliere regionale Gianluigi Molinari - commenta l’esito dell’aggiudicazione della gara in Regione per l’affidamento dei servizi ferroviari di competenza regionale. Nei prossimi quindici anni il nuovo gestore Rti Trenitalia/Tper conta di mettere in campo  novantasei nuovi treni in arrivo per i viaggiatori, con un investimento di circa 750 milioni di euro.

L’Emilia-Romagna - ricorda il Pd - è stata la prima Regione in Italia a indire una “gara del ferro” su scala regionale. In base a quanto stabilito, con il nuovo contratto la Regione aumenterà le risorse per la gestione dei servizi; il nuovo gestore si impegnerà in un rinnovo radicale dei treni in modo da garantire ai viaggiatori puntualità, regolarità e comfort. All’avvio dei servizi, a fine 2018, sarà nuovo più del 50% dei treni circolanti in Emilia-Romagna. Non solo, dunque, si aumenta la qualità del servizio ferroviario, ma si arriva a raggiungere un obiettivo storico come la quasi totalità del rinnovo del materiale rotabile. Saremo la regione con la flotta più giovane e moderna. Un risultato straordinario che, ancora una volta, ci fa dire che questa amministrazione regionale lavora e lavora bene nell’interesse della comunità. Infine ci auguriamo che questa prospettiva possa fungere da stimolo anche per la Regione Lombardia affinché migliori quanto prima la situazione dei tanti pendolari piacentini che ogni giorno si recano a Milano”.

LA REPLICA DI DARIO BALLOTTA PRESIDENTE DI ONLIT (Osservatorio Nazionale delle Liberalizzazioni nelle Infrastrutture e Trasporti) - La durata della concessione, 22 anni, è eccessiva ,mentre  in Europa, normalmente, è tra i 6 e i 15 anni. Aver puntato su un grande bacino regionale è in contrasto con i modelli di successo occidentali che mettono a gara aree territoriali (lotti) più piccole per favorire la concorrenza e non i vecchi e inefficienti gestori pubblici statali e regionali. Alla luce della fallimentare fusione lombarda tra l’azienda regionale (FNM)  e Trenitalia, che ha dato vita a Trenord dove la concentrazione monopolistica ha fatto  crescere  a dismisura i costi e  peggiorato i servizi,  l’Emilia-Romgna doveva guardarsi bene dal creare un altro mostro gestionale, nato dal fallimentare federalismo italiano nei trasporti. Federalismo  capace di mescolare e mettere in capo alla Regione responsabilità di acquisto dei servizi, gestionali e programmatorie. L’integrazione tariffaria era possibile  anche senza la fusione dei due vettori ferroviari pubblici.  Ora siamo in presenza di un vistoso conflitto d’interessi. Così facendo, la Regione  è contemporaneamente arbitro (stazione appaltante) e giocatore (gestore con le FS) precludendo l’ingresso di nuovi operatori dato l’enorme dimensione del bacino regionale. Quanto al bando era talmente fuori mercato che, di fatto, non c’è stata nessuna offerta alternativa ai due monopolisti pubblici che da domani avranno aumentato, concentrandola in tutta la regione la loro  posizione monopolista. Resta fuori dalla gestione ferroviaria la Piacenza-Cremona considerata da Emilia Romagna e Lombardia un ramo secco.

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