Mercoledì, 22 Settembre 2021
Politica Fiorenzuola d'Arda

Rossini: «Ecco perché voterò “no” al nuovo statuto del Movimento 5 Stelle»

La consigliera comunale di Fiorenzuola insieme ad altri rappresentanti ed attivisti pentastellati dell’Emilia-Romagna non appoggia l’iniziativa

Elena Rossini

Nei prossimi giorni gli iscritti al MoVimento 5 Stelle saranno chiamati a votare la proposta di nuovo statuto, frutto dell’intesa fra Beppe Grillo e Giuseppe Conte. In un documento di dura critica a tale proposta 40 attivisti, portavoce ed ex portavoce del Movimento 5 Stelle nelle province di Piacenza, Parma. Reggio Emilia, Modena, Bologna, Ferrara, Ravenna e Forlì-Cesena dichiarano la propria intenzione di votare "no" e invitano a votare allo stesso modo. Le 40 firme sono state raccolte in poco più di 24 ore e altre se ne aggiungeranno. Fra le adesioni, quelle di 10 consiglieri comunali in carica, 3 ex consiglieri comunali e 27 attivisti. Ha sottoscritto il documento, fra gli altri, anche il candidato M5S alle ultime elezioni regionali Simone Benini, consigliere comunale a Forlì, insieme ai seguenti consiglieri comunali: Tommaso Mantovani di Ferrara, Elena Rossini di Fiorenzuola d’Arda, per la provincia di Reggio Emilia Fabrizio Aguzzoli del capoluogo, Rossana Cepi e Luca Rossi di Rubiera, Orietta Grimaldi di Castellarano, Giuseppe Pagoto di Cavriago, Mauro Pernarella di Correggio e Marco Signori di Bagnolo in Piano. 

«Consideriamo inaccettabile la proposta di nuovo statuto del Movimento 5 Stelle – si legge nel documento - che nega la natura autenticamente democratica originaria del MoVimento stesso e non rispetta la discussione avvenuta agli stati generali e il relativo esito. L’attuale garante aveva incaricato il prof. Conte, non iscritto al M5S, di predisporre un nuovo statuto, indicandolo come prossimo leader. Ciò ha comportato che il prof. Conte abbia esternato, negoziato e concluso accordi a nome e per conto del M5S senza averne il titolo giuridico. Non risulta che al garante fosse attribuito un tale potere, e ciò ha viziato tutto il percorso. Non viene pubblicato un nuovo codice etico, resta forse in vigore l’attuale? Non è precisato. Non viene pubblicato un nuovo regolamento elettorale, rimandato all’elaborazione di un gruppo ristretto, che pure è imprescindibile per stabilire linee essenziali, tra le quali innanzitutto il limite massimo dei mandati elettorali. Lo statuto proposto delinea un vero e proprio partito, verticistico e personalistico, che ricorda la "discesa in campo" di Berlusconi. Di autentica democrazia partecipata non rileva traccia, residua invece un plebiscitarismo facilmente pilotabile che ne è l’impudica caricatura. Altro che "piramide rovesciata"! Riteniamo d’altronde ciò in perfetta coerenza con la cancellazione dei principi e valori fondativi del M5S che ha trovato nella fiducia votata a Draghi un clamoroso paradigma. Non mancano passaggi anche risibili come quello sulla "cura delle parole", nel momento in cui sarebbe invece il caso di propugnare l’affermazione della verità in quanto tale. I poteri attribuiti al presidente appaiono praticamente assoluti anche in materia di linea politica e quelli del comitato di garanzia ipertrofici e privi di bilanciamenti adeguati. Nella parte dedicata ai valori rilevano omissioni ed equivoche ambiguità. I gruppi territoriali sono ridotti a mere, insignificanti appendici pilotate e totalmente controllate dal vertice, come fossero filiali di rappresentanza di un’azienda. Al contrario, raccogliendo gli autentici attivisti e venendo dotati di una ragionevole autonomia, essi dovrebbero essere la spina dorsale di una forza politica che voglia davvero fondarsi sulla democrazia partecipata. I comitati e il consiglio direttivo sono formati, rispettivamente, su proposta del presidente e in via principale per ruoli, senza che ogni iscritto abbia la possibilità di concorrervi in maniera democratica. Risulta addirittura prevista un’indennità di funzione ai componenti gli organi associativi, il che straccia il principio di volontarietà e gratuità dell’impegno in politica al servizio dei cittadini. La parte inerente alle sanzioni disciplinari è totalmente squilibrata a favore dell’accusa, mentre l’introduzione della clausola arbitrale per la risoluzione del contenzioso interno denota la natura privastistica e aziendalistica del "nuovo" M5S, oltre a suonare lesiva delle prerogative giuridiche degli associati e di dubbia legittimità assoluta. Agli iscritti nemmeno viene attribuito il diritto di votare il bilancio sociale, riservato al comitato direttivo. Come dire che sia il consiglio d’amministrazione, e non l’assemblea dei soci, ad approvare il bilancio di una qualunque società. La modalità del voto suscita essa stessa dubbi di legittimità. L’attuale statuto, infatti (art. 1 comma C), prescrive che le votazioni si svolgano sulla piattaforma Rousseau e non risulta che nessuno abbia la facoltà di modificare tale regola senza una preliminare, regolare votazione degli iscritti (su Rousseau). Ciò rende plausibili ricorsi per invalidare tutto il procedimento. In sintesi, la pretesa "rifondazione" del M5S poteva essere l’occasione per introdurre elementi autentici di democrazia diretta e partecipata laddove finora già aveva prevalso il plebiscitarismo e di rinvigorire i principi e i valori originari valorizzando l’iniziativa e l’autonomia territoriale. Al contrario, con la proposta di nuovo statuto Conte-Grillo esplicitamente si mira alla definitiva degenerazione del M5S in partito politico top-down retto a centralismo burocratico in maniera sostanzialmente personalistica, salvo il concorso di un gruppetto di notabili ormai divenuti politici di professione. Ciò pare d’altronde funzionale al disegno strategico patrocinato da Grillo come da Conte di annettere il M5S a uno dei due campi fittiziamente contrapposti, integrandolo così in via definitiva in quel sistema che era sorto per combattere. Per tutte le ragioni esposte noi, attivisti e portavoce M5S in Emilia, voteremo no e invitiamo a votare no alla proposta di nuovo statuto».

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