Domenica, 14 Luglio 2024
Politica

Tra gli “impresentabili” della Commissione Antimafia anche una candidata piacentina

La commissione parlamentare antimafia ha diffuso i nomi di 18 candidati che non potrebbero esercitare un ruolo pubblico: c’è anche Olga Marsico (lista Forza Italia-Udc-Italia al Centro)

La Commissione parlamentare Antimafia ha diffuso soltanto nelle scorse ore, quando mancava poco tempo al voto delle amministrative di domenica 12 giugno, i nomi dei cosiddetti “impresentabili”. Candidati alle Comunali con a carico condanne che non permetterebbero a loro di esercitare il ruolo di amministratore pubblico, secondo il codice di autoregolamentazione dei partiti e la legge Severino.

Sono diciotto in tutta Italia gli “impresentabili” e tra loro c’è anche una candidata piacentina: Olga Marsico, della lista “Forza Italia-Udc-Italia al Centro” a sostegno di Patrizia Barbieri. Marsico si era candidata per Forza Italia anche cinque anni fa: all'epoca, però, su di lei non pendeva alcun problema giudiziario. Condannata in primo e secondo grado per peculato a un anno e sei mesi, la candidata «ove eletta verrebbe sospesa di diritto dalla carica», si legge nelle motivazioni con cui è stata inserita nella lista degli “impresentabili”.

La candidata ha parlato all’agenzia Adnkronos prima della scadenza del silenzio elettorale, scattato alla mezzanotte di venerdì 10 giugno. «Io sono rimasta allibita, è veramente assurdo, stiamo scherzando. Quando uno si candida, vanno a trovare tutte le cose. E' veramente assurdo, anche perché siamo in fase di campagna elettorale e devono penalizzare. Secondo me è una cosa mirata contro di me, che nella mia vita non ho mai fatto del male a nessuno e sono volontaria della Croce rossa», dice Marsico. «Io - aggiunge Marsico sempre all’agenzia Adnkronos - sono una semplice candidata per riempire la lista, pensi un po'. Io sono una “riempilista”, quindi non ho capito il perché di tutte queste polemiche». «Sono innocente e ho fatto ricorso in Cassazione», si difende ancora Marsico, definendo la vicenda che ha portato alla sua condanna per peculato «un errore», commesso «quando per il primo anno ero direttore amministrativo del personale Ata in una scuola». Si trattava di «3.500 euro che mi erano dovuti e che ho anticipato. E' stata la collega che doveva prendere il mio posto che è andata a fare la querela. E io poi ho restituito tutto».

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