“Belle al bar”, 25 anni fa le riprese in centro storico del film di Benvenuti

La pellicola (oggi dimenticata) di Alessandro Benvenuti raccontò con Eva Robin’s il tema della transessualità. Le scene girate tra piazza Duomo, piazza Cavalli, piazzetta Mercanti e stazione. La guardia giurata al protagonista: «Ma che ne sai tu della solitudine di un calabrese a Piacenza?»

Alessandro Benvenuti e Eva Robin's

Quando a Piacenza si parla di cinema il pensiero non può che andare a Marco Bellocchio. Il regista bobbiese ha saputo cogliere nel segno con il suo “I Pugni in tasca” del 1965, girato nella natia Bobbio, borgo a cui è molto legato e per cui si è speso (il “Bobbio Film Festival” organizzato insieme al figlio). Poche altre sono le pellicole che hanno visto il nostro territorio protagonista, come “I lupi attaccano in branco” (con Rock Hudson, morto di Aids, girato in Val Luretta), “Peccati in famiglia” (con Michele Placido, girato soprattutto a Rivergaro) o "La finestra di Alice" del 2013. Poco altro.

Venticinque anni fa un film - oggi dimenticato e trasmesso ogni tanto a notte fonda sulle televisioni generaliste - scelse come set Piacenza, in particolare il suo centro storico. Nel dicembre del 1994 uscì nelle sale “Belle al bar” di Alessandro Benvenuti (girato in quell’anno), all’epoca emergente regista e attore toscano. La scelta di Piacenza fu probabilmente dovuta alla "mano" del produttore, il Belle al bar-2piacentino Giorgio Leopardi. La trama va a toccare un tema sensibile, oggi già indagato profondamente, venticinque anni fa, un po’ più sfuggente e scottante. Il film comunque è gradevole, con qualche sprazzo qua e là di originalità.

Alessandro Benvenuti è “Leo”, un restauratore toscano sposato con una donna di origine spagnola. Si reca nella nostra città perché un amico appassionato d’arte e sessuomane (il compianto Andrea Brambilla del duo “Zuzzurro e Gaspare) che organizza festini e “festacce” quasi ogni sera in un castello della provincia piacentina, gli commissiona un lavoro che richiede molto tempo. La permanenza a Piacenza offre così l’occasione per Leo per rivedere dopo tanti anni il suo cuginetto “Giulio”, compagno di giochi da bambini. Giulio è però diventato “Giulia” e Leo ci mette un po’ per capire che è il parente che lo sta osservando e pedinando in giro per la città. Eva Robin’s è la transessuale più famosa di Piacenza e campa facendo “l’accompagnatrice”. Il rapporto di parentela e amicizia tra i due – dopo lo choc iniziale di Benvenuti – si trasforma in una morbosa relazione: Eva Robin’s fa venire più di un dubbio al protagonista, esasperato da complessi e ansie.

Ma dove si riconosce la nostra città? Si parte dalla stazione, momento di arrivo e di partenza del protagonista. Il cartello “Piacenza” e Belle al bar-3le ciminiere della Cementirossi sullo sfondo rimangono uguali a oggi, come il ponte sul Po che suggella l’approdo nella terra emiliana. La stazione ferroviaria è a due facce: nelle riprese al suo interno si dimostra poca diversa dal presente, ad eccezione della pavimentazione. Le immagini esterne invece, per un giovane pendolare universitario del 2019, sono quasi irriconoscibili.

Come detto, è protagonista soprattutto il centro storico. Una scena si svolge ai giardini Margherita e coinvolge anche un bagno chimico. In un repentino litigio (ci mettono cinque secondi a cambiare “location”) che si sposta da piazza Duomo a piazza Cavalli, i due protagonisti provano inutilmente a chiarire la loro ingarbugliata relazione. Si vede anche la statua del Romagnosi e la facciata della chiesa di San Francesco. L’appartamento della “strana coppia” di cugini è invece in piazzetta Mercanti. Scorci anche per il Grande Albergo Roma e l’ex pontile della Map (spazzato via una decina d’anni fa): qua venne costruito un finto ristorante per permettere a Benvenuti e Robin’s di andare a cena ed essere disturbati da un paio di piacentini parecchio scortesi.

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Belle al bar-3Curiosa una scena – anzi, una “scenata” - che una guardia giurata calabrese, innamorata di Giulio/Giulia – fa al protagonista Benvenuti, mettendosi a strillare. Dopo aver precisato che si possono avere relazioni tra parenti - «Mi sono scopato quattro cugine e due zie» -, Belle al bar-2denuncia tutto il suo precario stato d’animo: «Ma che ne sai tu della solitudine di un calabrese a Piacenza?». «Io non ne so nulla!», è la replica del toscanaccio. Con “Pensiero Stupendo” di Patty Pravo – ripetuta quattro o cinque volte nel corso del film -, il film si chiude. Un grande successo? Se si guarda al botteghino, non proprio. Ma i critici dell’epoca non mancarono di far notare le tante analogie con Pedro Almodovar e la delicatezza con cui il regista ha saputo trattare di diversità, complessi, giudizi e pregiudizi senza scadere nella volgarità. In tutto questo, Piacenza fa da sfondo.

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