«Chiese cedute gratuitamente, a patto che vengano custodite e preservate»

Il Consiglio presbiterale della Diocesi discute del futuro di molti edifici religiosi del territorio, soprattutto quelli delle piccole parrocchie spopolate

Il Consiglio presbiterale della Diocesi di Piacenza-Bobbio ha preso in esame il problema del futuro delle strutture ecclesiastiche nelle piccole realtà, dove la popolazione è molto diminuita e non si è più in grado di conservare questi beni in modo adeguato.  «La diocesi non vende le chiese, ma, là dove è necessario, le aliena per la loro conservazione, L’obiettivo della diocesi – ha detto il vescovo mons. Gianni Ambrosio - non è di guadagnare vendendo chiese e canoniche, ma di far sì che questi beni possano essere conservati in buono stato e che sia possibile utilizzarli ancora per il culto, anche se, in seguito all’alienazione, avranno altri proprietari. Una possibile soluzione - ha aggiunto - potrebbe essere anche la collaborazione tra le parrocchie della città e dei grandi centri e quelle di montagna, cosa che valorizzerebbe sul piano pastorale quelle strutture oggi poco utilizzate».

«Le chiese non hanno, di per sé, un valore economico – ha precisato l’architetto Manuel Ferrari, direttore dell’Ufficio beni culturali della diocesi di Piacenza-Bobbio -. Potremmo anche cederle gratuitamente, a condizione di trovare persone che ci aiutino a conservare questi immobili e a preservare la loro destinazione d’uso per il culto, cosa che garantirebbe la continuità della presenza della comunità cristiana sul territorio». «Sul futuro dei beni ecclesiastici nelle piccole parrocchie, che sono numerose nella nostra diocesi - ha detto a sua volta mons. Chiesa - occorre definire come Consiglio Presbiterale linee comuni da seguire. La sinodalità, cioè il lavoro insieme, è il metodo da seguire in ogni nostro ambito di lavoro».

«La nostra diocesi – ha detto a sua volta don Paolo Cignatta, coordinatore degli Uffici pastorali – sta valutando una riforma pastorale della propria struttura organizzativa. Questa analisi potrà guidarci anche sul piano degli edifici, favorendo una visione unitaria su questi problemi che coinvolga anche gli organismi di partecipazione». La questione è stata poi affrontata mettendo in luce soprattutto gli aspetti tecnici. L’economo diocesano don Piero Bulla ha precisato che questa problematica è regolamentata da un documento del 2014 della Santa Sede attraverso la Congregazione per il clero. È a questo organismo vaticano che va richiesta, secondo il Codice di diritto canonico all’articolo 1291, la possibilità di alienare ciò che fa parte del patrimonio stabile della diocesi. Ha ribadito inoltre la procedura che è molto rigorosa: la domanda viene indirizzata al Vescovo e viene analizzata dall’Ufficio beni culturali e dall’Ufficio tecnico della diocesi. Successivamente si interpella anche il Consiglio economico diocesano (che approfondisce gli aspetti economici) e il Collegio dei consultori (che valuta invece soprattutto l’aspetto pastorale). Il passaggio successivo è l’invio della richiesta alla Sovrintendenza in Regione e alla Congregazione del clero. 

L’architetto Ferrari ha poi precisato che la Conferenza episcopale italiana ha rivisto il meccanismo dell’8 per mille per i fondi da destinare al restauro dei beni di culto. Viene chiesto, infatti, nei vari casi, uno studio di fattibilità dei lavori previsti tenendo presenti diversi aspetti, dalle esigenze pastorali e liturgiche a quelle sociali. «In futuro – ha puntualizzato – proseguiremo favorendo interventi di manutenzione su strutture nel vasto territorio diocesano o si andrà nella direzione di concentrare le risorse economiche nelle realtà che hanno un futuro sul piano sociale e pastorale? Ad ogni vicariato – ha concluso – compete fare una riflessione su queste problematiche per quanto riguarda il proprio territorio, riflessione che andrà poi condivisa a livello diocesano». Nel dibattito che è seguito, i sacerdoti hanno condiviso la linea esposta e hanno sottolineato l’importanza del coinvolgimento delle comunità e la stessa cura della comunicazione nelle comunità.

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