Eroi della Formula 1 senza l'Iride, c'è anche “Cavallo Pazzo” Gabbiani

Alla Feltrinelli il giornalista di “Autosprint” Mario Donnini ha presentato il suo ultimo libro, che rende omaggio ai mancati campioni della Formula Uno che hanno conquistato il cuore dei tifosi. Tra loro anche il piacentino Gabbiani: «Ci vorrebbero altri italiani oggi in griglia»

Alberto Fermi, Mario Donnini, Beppe Gabbiani e l'editore Stefano Nada

«Beppe Gabbiani fa parte di un mondo che sta scomparendo, per questo ho deciso di scrivere di lui e di altri piloti che hanno lasciato un segno in Formula Uno, senza aver conquistato l’Iride». Mario Donnini, firma storica del settimanale “Autosprint”, ha presentato a Piacenza il suo libro “Storie di piccoli e grandi eroi dal 1980 ad oggi” (edito da Nada) dedicato ai “cavalieri” della F1 che non hanno iscritto il loro nome negli albi d’oro, ma hanno saputo conquistare il rispetto e l’ammirazione dei tifosi. Tra loro, anche il piacentino – anzi, podenzaneseBeppe Gabbiani, detto “Cavallo Pazzo” per la sua esuberanza con e senza casco - pilota che ha Beppe Gabbiani-3vinto in tutte le categorie, tranne che la F1, dove ha partecipato a 16 weekend di gran premi, riuscendosi a qualificare in griglia (allora le macchine erano tante e bisognava fare selezione) per tre corse, a cavallo tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80. Gabbiani non ha mai avuto sotto il sedere grandi macchine, in grado di potergli garantire un buon piazzamento. Ma già arrivare lì, nel Gotha delle quattro ruote, è stato un successo. E come c'è stato è valso il suo inserimento in questo libro. Il giornalista di Autosprint ha infatti presentato la sua pubblicazione alla libreria Feltrinelli di Piacenza, al cospetto del pilota piacentino, intervistati entrambi da Alberto Fermi. L’incontro si è trasformato in una chiacchierata informale tra i tre sulla Formula Uno di ieri e del presente, che ha divertito per la capacità di Donnini e di Gabbiani di saper fotografare un attimo o una sfumatura del mondo delle corse.

IL PASSATO

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Se, prendendo a prestito le parole di Enzo Ferrari, il secondo è il primo dei perdenti, il libro va nella direzione opposta. E' un tributo a quanti avrebbero meritato di raccogliere un po’ di più dagli asfalti della categoria più amata e seguita dal mondo. La Formula Uno, dal 1980 a oggi, nel frattempo, è molto cambiata. Quando correva Gabbiani la griglia dei partenti di inizio anno era falcidiata dagli incidenti mortali. «A guardare oggi le piste in televisione – ha preso la parola il pilota - si può notare che dopo il cordolo ci sono metri e metri di asfalto, poi spazi, poi protezioni morbide. Ai nostri tempi un metro dopo la pista c’era l’erba che ti faceva perdere ancora più il controllo. Poi degli spuntoni come guard-rail e tanti morivano». Il pilota contava qualche percentuale in più rispetto a Beppe Gabbiani 2-2oggi. «Mi arrabbiavo come un matto perché non andavo come volevo, era una questione di millimetri e millimetri, di giri del motore che non erano in tiro. Qualche volta non ci stavo dentro in curva con la Formula Uno, non riuscivo ad andare a tutta come facevo in Formula Due. Ma va detto che non ho mai avuto gomme buone da tempo, e una gomma da qualifica era capace di migliorare un giro da 2,5 secondi a 6». Si è parlato, durante la presentazione piacentina del libro, anche di donne. Che all’epoca erano molto più presenti nella vita dei piloti (oggi le donne “grid girls” sono state addirittura “vietate”). «Ai miei tempi c’erano tante donne nel paddock e nelle scuderie e i piloti si dedicavano molto a corteggiarle. Allora la privacy non esisteva, a me è capitato di andare in camera e trovare delle ospiti…».

 

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