Gola Gola: menù di idee, non di assaggi gratis

Certo si deve fare molto meglio con tempi giusti. E’ evidente che organizzare un evento sul cibo&vino senza assaggiare, o acquistare qualche prelibatezza, fa perdere il 90% della qualità dell’evento

Ho partecipato in prima persona, dedicando tempo e contatti, all’edizione 2020 di Gola Gola Festival a Piacenza su precisa richiesta degli organizzatori incaricati dal Comune. Il primo invito a dare una mano è stato a inizio agosto, poi c’è stato un programma approvato dal Comune intorno al 18 agosto, poi c’è stata una nuova approvazione il 26 o il 28 agosto (non ricordo bene) che ha comportato, sicuramente-giustamente-opportunamente, un ridimensionamento del programma stesso. Via tutto quello che poteva creare assembramenti incontrollabili per strada, fare tutto in soli due spazi al chiuso: secondo le perentorie indicazioni dei Tecnici indicati anche dai Dpcm.

Sto leggendo molte critiche da destra e da sinistra, da nord a sud, prendendo qualunque spunto o occasione per prendere le distanze o alternative, nuove Giampietro Comolli-7location, critiche nel mucchio, magari senza essere presenti. E’ evidente che fare un evento sul cibo&vino senza assaggiarlo, vederlo fare, acquistare qualche prelibatezza, negozi e vetrine illuminate e arricchite….si perde non la metà, ma il 90% della attrazione, della qualità dell’evento. In più parlare di cibo, cioè fare cultura educazione informazione approfondimento, non attrare come un calice di Gutturnio gratis, o di Coppa “Piacentina” gratis, o un pirottino di bomba di riso (si, c’era anche questo nel programma originario).

GolaGola è l’unico evento un po’ nazionale che esiste (a parte Fivi dei vini) a Piacenza per il settore agroalimentare: vogliamo che Piacenza abbia una voce e una sua immagine su questo tema? Tutti chiedono più attività e attenzione al centro storico, Piacenza ha una peculiarità medioevale come pochissime altre città di 2200 anni, il connubio commercio-evento è sicuramente più gratificante anche in momenti difficili e di crisi con socialità presenza molto ridotta. L’Ente Fiera di Piacenza, è dal 2014 che lo scrivo, deve essere il soggetto attivo e forte del nuovo strumento autonomo Piacenza Turismi, cioè è la cabina di regia di un sistema di eventi. Gola Gola non è, non deve essere l’ennesima festa degli obei-obei: troverei giusto far pagare un ticket e non tutto gratis. Avrei preferito vedere le piazze cittadine arricchite di spazi, di prodotti enogastronomici con un pubblico prenotato, in fila, distanziato, educato, attento, non invadente, misurato…grazie anche all’aiuto delle diverse forze dell’ordine che abbiamo sul territorio. Cioè massimo controllo diretto continuo presente.

E’ evidente che in 7 giorni lavorativi non si può costruire un nuovo progetto, con meno imprese private sponsor (che investono per visibilità quantitativa del proprio marchio e prodotto, giustamente) e con un budget ridotto strada facendo, dovendo disdire personaggi con cui già si era definito l’evento show, cooking e beverage. E’ evidente che da 200 posti seduti a 30, oppure dalla calca alle transenne del 2019 alla totale assenza di interessati, lo sparuto banchetto solitario sotto il Gotico, il vociare nelle strade dello sbaracco con ressa e contatti continui lungo il Corso, l’assembramento ai tavoli serali attorno a piazza Cavalli…. non si può attendere un ritorno di immagine e un grande clamore. Meglio non fare niente-niente? Provarci e dedurre? Questa è la nuova realtà: o massima libertà per strada o diverse unità di misura, di socialità e di civiltà civica. Una scelta ancor più importante se c’è l’investimento Pubblico.  Piacenza non vuole fare nulla? Non vuole attrarre? Non vuole far parlare di sé? Non vuole fare un turismo alto grazie alla cultura, l’arte e ai gioielli di famiglia? Quando lo ha fatto, ha vinto. Escluso che ad Expo2015.

Piacenza non vuole una sua band-identità? Non valorizzare il centro storico? Non un evento enogastronomico nazionale? La via Francigena a Piacenza, essere paladina della funzione di pace, no speco, riuso del cibo locale, diventare la capitale della conservazione del cibo, elevare il rango e il profilo dei vini doc e far conoscere il Gutturnio in tutte le sue storiche facce, difendere la Coppa da quella di “Parma fatta alla maniera di Piacenza” (come si legge sull’etichetta a Eataly a Stoccolma), reclamare uno spazio importante per il grande impegno, presenza, solidarietà del Verdi piacentino…..sono tutte proposte, progetti che possono favorire la nostra economia, lo sviluppo e la cultura del turismo, uno stile di vita a tavola griffato “Piace”? Ci sono altre proposte già fatte più meritevoli e più sostenute? Ci sono progetti del passato che hanno portato lustro e valore aggiunto alla nostra città? Abbiamo stravinto solo con il Guercino, il Pordenone, la Ricci Oddi se insieme a Xnl. Senza dimenticare i valori della cattedrale, il conservatorio Nicolini e quelle opere d’arte uniche, che unite insieme, sarebbe un polo di attrazione mondiale? Leggendo le critiche, utili sempre, appare purtroppo che sono troppi a pensare solo al proprio orticello.

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