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“L’effemeride”, la più remota testimonianza piacentina pubblicata dal 1731 al 1791

Seconda puntata del nostro racconto sulla storia degli almanacchi e calendari del passato al quale seguirà la presentazione dei calendari per l’anno 2020 editi da Comuni, enti e associazioni

La Biblioteca Comunale Passerini Landi, alla voce “Almanacchi Piacentini”, conserva alcune decine di “testate” pubblicata per più anni dal 1731. La più lontana è “L’Effemeride Piacentina” edita dal 1731 al 1791 da Pier Filippo Giacopazzi e in seguito da Niccolò Orcesi. Seguirono: “Il Nuovo Calendario Piacentino”, editore Andrea Bellici Salvoni dal 1773 e dal 1792 da Niccolò Orcesi – “L’Almanacco Piacentino”, editore Giuseppe Tedeschi, anno 1770 – “L’orbo che ci vede”, anno 1778 – 1881, stampato presso Gio Battista Baggiani e “Il Gran Newtoniano per l’anno bisestile 1784”, presso Giuseppe Tedeschi. Il 1795 fu l’Anno de “Il Solitario Piacentino”, pubblicazione di eccezionale longevità tant’è che da alcune settimane è disponibile l’edizione 2020, la 220esima della serie.

Questi almanacchi la cui dimensione non superava i cm  8 x 10, ebbero nella nostra Provincia ampia diffusione favorita in città e nelle campagne da venditori ambulanti che ne propiziavano la vendita con invitanti letture nelle vie e nelle piazze. Le pagine contenevano informazioni aggiuntive al calendario quali indicazioni astronomiche, le ore della levata e del tramonto del Sole e della Luna, alcune notizie  geografiche e statistiche.

Al tempo costituirono un fenomeno culturale importante perché furono tra i primi libri stampati ad avere ampia lettura popolare, … in ragione - si leggeva - della stessa loro piccolezza e dal tenue loro costo, sanno penetrare in ogni luogo e con quella loro semiseria apparenza riescono a farsi leggere da tutti, perfino da coloro cui la lettura è una noia od una apatia, creature dell’arte di scrivere, che possono valere alla diffusione di utili e savi ammaestramenti assai più d’ogni trattato.

seconda puntata

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