Domenica, 21 Luglio 2024
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Mimmo Lucano alla Cgil: «Rifarei tutto, orgoglioso del modello Riace»

L’ex sindaco del paese calabrese ospite alla Camera del Lavoro: «Guidavo un comune che stava cercando di costruire una comunità globale. Non ho paura della condanna, ma della denigrazione morale della mia storia»

«Mi sono trovato a gestire il fenomeno dell’immigrazione in un luogo estremo, al limite, dove già eravamo occupati con altri problemi. Come sindaco avevo creato delle opportunità e mandato dei messaggi importanti. Non ho esitazione a dire che rifarei tutto». Mimmo Lucano, ex sindaco di Riace, ha partecipato a Piacenza – nel salone Mandela della Camera del Lavoro di Piacenza, ospite di “Piacenza Solidale” e Cgil – ad un incontro in suo sostegno dal titolo eloquente:«L'abuso di umanità non è reato». L’inchiesta della Procura di Locri (Reggio Calabria) che ha ipotizzato l’esistenza di un sistema criminale dentro quello che era stato ribattezzato "il paese dell’accoglienza", ha portato alla condanna di Lucano a 13 anni e 2 mesi di carcere. Una sentenza molto contestata, che ha aperto un vasto dibattito a livello nazionale. 

«Ho subito un trattamento strano – ha detto Lucano ai cronisti prima di conversare con Mattia Motta in una Camera del Lavoro gremita (a un orario insolito come le 12.30) -. Non ho ammazzato nessuno, non ho rubato, mi sono indebolito sul piano personale e familiare per agire come ho agito, e mi ritrovo questa condanna a 13 anni. Non emerge un profilo criminale dalla mia vicenda: 13 anni nella nostra regione si danno a chi commette un omicidio o nemmeno a quello».

«Ci tengo a dire – ha aggiunto Lucano - che non ho paura della condanna. Per un ideale sono pronto a fare anche di più. Quello che mi preoccupa è che c’è un tentativo di denigrazione morale della mia storia politica. Proprio per questo ripeto: rifarei tutto. Ero il sindaco di un piccolo comune che stava cercando di costruire una comunità globale. Sono stato trattato male dal Ministero dell’Interno. Non ci pagavano lo Sprar (il sistema di accoglienza per i richiedenti asilo, nda), non c’era collaborazione». «Eravamo orgogliosi di quanto stavamo facendo a Riace, non riuscivo a comprendere il perché di questo atteggiamento nei nostri confronti, già dai tempi del ministro Marco Minniti. L’unica preoccupazione dello Stato era quella di farmi desistere. Eppure il mondo ha parlato della nostra Riace, dobbiamo esserne orgogliosi».

Lucano non molla e attende che la sentenza venga ribaltata nei gradi successivi di giudizio. «Ci sono stati condizionamenti politici nei nostri confronti, siamo stati denigrati da dirigenti dello Stato locali che poi hanno fatto carriera. Il nostro linguaggio progressista era in controtendenza con il racconto dell’Italia di oggi, dove prevale il “prima gli italiani”. La parte progressista del Paese non può inseguire i temi della destra per intercettare il consenso». La rete “Piacenza solidale”, che ha invitato Lucano nella nostra città, ha promosso una raccolta fondi – presente in numerose province italiane – per aiutare Lucano a sostenere il peso economico del risarcimento richiesto di 750mila euro.

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