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Sentenza Carbonext, i comitati: «Valutiamo ricorso in Consiglio di Stato»

I rappresentanti dei comitati dell'alta Valdarda e di Legambiente: «“Decreto Clini”? Noi sempre scettici. Continueremo ad impegnarci per il futuro dei nostri territori e di chi li abita»

Foto di repertorio

I comitati dell’alta Valdarda e Legambiente valutano di appellarsi al Consiglio di Stato per fare ricorso alla sentenza del Tar del Lazio che nei giorni scorsi si è pronunciato sul ricorso proposto da centottanta cittadini dei comuni di Castellarquato, Lugagnano, Vernasca e Morfasso contro il Decreto Clini sui Combustibili Solidi Secondari e la sua applicazione nel cementificio Buzzi Unicem. Come avevamo già anticipato il ricorso dei comitati è stato respinto e ora i rappresentanti, «con i pochi mezzi da privati cittadini e semplici volontari» continueranno «ad impegnarsi per il futuro dei nostri territori e di chi li abita e li abiterà». «Valuteremo quindi approfonditamente la sentenza – si legge in una nota -, per decidere se l’appello in Consiglio di Stato possa risultare utile a questo scopo». Commentando la sentenza i rappresentanti dei comitati spiegano: «Il cementificio di Vernasca, come numerosi altri su tutto il territorio nazionale, potrà continuare a bruciare Css ottenuti da rifiuti, sia urbani che speciali, alla stregua di altri combustibili, ovvero senza essere soggetto alle norme e regolamenti sull’incenerimento dei rifiuti stessi. Il che viene confermato dalla sentenza rappresentare un miglioramento anche per quanto riguarda le emissioni di inquinanti (laddove, peraltro, l’unico termine di paragone considerato è il pet-coke, come se ad esso non ci fossero ulteriori alternative, benché si tratti probabilmente del peggiore tra i combustibili fossili, a sua volta rifiuto tossico nocivo fino al 2002, e poi anch’esso “sdoganato” per legge), miglioramento conforme alle politiche europee per la promozione dell’Economia Circolare».

Prosegue la nota dei comitati e di Legambiente: «Ci viene ricordato pure che non ci sarebbero evidenze scientifiche sufficienti per ritenere questa pratica di dubbio effetto sulla salute e quindi da evitare in base al Principio di Precauzione. Ci viene inoltre ribadito, riguardo al traffico pesante in Val d’Arda, che “un incremento massimo di 6-8 mezzi al giorno” è “pienamente sostenibile dal punto di vista dell’ambiente e della salute”. Noi ci permettiamo di continuare ad essere scettici. E di continuare a ritenere che il “Decreto Clini” sia un “vecchio arnese” a servizio di una concezione delle relazioni industriali e di un modello di sviluppo che presto o tardi verranno superati anche nella pratica corrente. Nel frattempo, vale infine la pena di sottolineare come il Tribunale stesso, pur respingendo il ricorso, abbia ritenuto di compensare le relative spese di lite riconoscendo “la rilevanza sociale delle questioni prospettate e la particolare difficoltà tecnico-scientifica della materia”».

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