Piacenza, una storia per volta

Piacenza, una storia per volta

La “Bubba”, le macchine agricole piacentine d'avanguardia

Tra le aziende che hanno fatto la storia di Piacenza c'è la “Artemio Bubba”, marchio divenuto famoso non soltanto nell’ambito nazionale, ma anche all’estero per le sue rivoluzionarie realizzazioni nel settore delle macchine agricole

Una visita delle autorità alla Bubba nel 1929

Quella di realizzare macchine sempre più perfette e meglio rispondenti alle esigenze dei terreni piacentini ed ai prodotti del nostro suolo, è sempre stato l’assillo, il marchio creativo di ogni ditta che si rispetti e, in particolar modo, della “Artemio Bubba”; l’azienda sorta ex novo nel 1933, nel solco tracciato dal cav. Pietro Bubba. Superate vittoriosamente le vicissitudini conseguenti l’aspra congiuntura economica del 1930, continuò l’opera iniziata dal fondatore.

Il piano di ridimensionamento attuato con coraggio e tenacia da Artemio, portò ad un notevole consolidamento strutturale, economico, organizzativo e tecnico della ditta. In precedenza nel 1924, grazie ad Ulisse Bubba, ingegnere, nacque il primo trattore “testa calda” italiano. Tra i prototipi si ricorda un tre ruote con la singola posteriore motrice: una macchina con baricentro basso e tecnicamente molto interessante. Ulisse fu il progettista di tutti i Bubba sino al 1936. In seguito partì per l'Africa dove trovò l'opportunità di proseguire le sue ricerche sull'impiego dei vari combustibili per i suoi “testacalda”. Nel 1938 tornò a Santimento dove mise a frutto le sue ultime esperienze costruendo un trattore molto innovativo che portava la sigla UBI.

Nel 1941 la ditta si trasferì a Borgo Trebbia alla periferia della città. Appena terminata la guerra, il cavalier Artemio riprese l’attività con il prezioso apporto dei figli, il ragionier Bruno per la parte amministrativa- commerciale e l’ingegner Piero per la parte tecnica. Iniziò così il periodo più legato alle migliori affermazioni tecnico-industriali della ditta piacentina, con progettazioni costruttive che le consentirono di affermarsi anche sul piano internazionale.

Nel 1947 dagli opifici di Borgo Trebbia uscì un modello di trebbiatrice a paglia corta con grancrivello incorporato; fu l’inizio di una sequela di realizzazioni vincenti sui mercati. Alcuni anni dopo si aggiunse anche un “pressapaglia” di grande praticità e convenienza a cui fece Artemio Bubba-2seguito, poco dopo, la trebbiatrice trinciapestapaglia con grancrivello incorporato che venne presentato alla Fiera internazionale del Levante a Bari, ottenendo un grande successo. Nel Sud e nelle Isole questo modello sgominò la concorrenza più accreditata ed ottenne lusinghieri apprezzamenti da tutti gli acquirenti.

Seguirono il TRPD con quattro brevetti, una novità assoluta sul mercato italiano ed internazionale, sintesi geniale di tre macchine diverse e specifiche, ovvero trebbiatrice, gran crivello e pressapaglia. La trebbiatrice con pressa incorporata tipo TRP fu un altro modello che ottenne vasti consensi soprattutto nell’Italia del Nord per la sua caratteristica funzionale di lavorazione della paglia lunga. L’ultima creazione fu la mietitrebbia semovente per grano, avena, orzo, riso e semi minuti.

Poi l’azienda nel 1958 passò la mano all’Arbos ma questa è un’altra storia che non riguarda il nostro excursus, complesso anche da un punto di vista societario che, volutamente, non abbiamo trattato. Quello che conta è avere rivangato un’altra storia importante del pionierismo industriale piacentino.

Piacenza, una storia per volta

" Ho dedicato, anni fa, lunghi periodi di studio e di lavoro, per fissare sulla carta la Piacenza popolaresca delle vecchie borgate. Mesi e mesi chiuso in biblioteca ed altri nelle osterie, in circoli ed associazioni, per farmi narrare dagli anziani personaggi ed avvenimenti di un mondo già svanito. Nei loro racconti tutta la ritrosia, quasi pudicizia, nel parlare di una società reietta, di estrema povertà, di uomini duri, quasi scolpiti nella roccia che il tempo inclemente aveva sgretolato, ma di cui permaneva ancora il ricordo, nel loro cuore. Oggi, di fronte alla proposta di raccontare di questa Piacenza completamente svanita nell'oblio del tempo, sono stato inizialmente restio, perché mi rendo conto, passeggiando nelle vie, che nulla è rimasto, se non i fantasmi dei ricordi trasmessi o appena afferrati, nella mia fanciullezza, mentre già stavano svanendo. Ma poi ho riflettuto ricordando il giorno in cui ho condotto mio figlio in giro per quelle vecchie borgate, ritrovando il gusto di consegnargli il ricordo (se lo accetterà) di una realtà che non trovavo giusto svanisse completamente; soprattutto quei valori di probità e solidarietà in cui credeva questa gente rude e resa aspra dalla vita. Così, con nuovi e diversi strumenti di comunicazione, on line, proverò a raccontare di nuovo Piacenza com'era una volta, il suo vero humus popolare. Ma so già che mi rimarrà di tutto questo, inevitabilmente, parafrasando il poeta… ""la rimembranza acerba!"" "

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Commenti (3)

  • E' meritevole sottolineare la citazione del Cav. Bubba, quando in pieno Regime Fascista affermava:

    ... “il vecchio pregiudizio secondo il quale una macchina non poteva essere che ottima se era inglese, tedesca, americana, è caduto per sempre. La fiducia è ritornata in noi stessi e la errata psicologia degli italiani in conseguenza di secolare servitù economica e politica, si è modificata.

    Parole e concetti non da poco e che, tristemente, risuonano famigliari anche oggigiorno. Questa sudditanza e "errata psicologia" degli italiani, facilmente ammaliati da tutto quello che arriva da fuori ma - di contro - sempre troppo critici e schivi verso tutto quello che viene dal proprio paese, è una malattia che permea ancora la maggioranza di noi italiani. E non è solo una questione che riguarda le merci o i beni, ma un concetto che riguardava il modo di approcciarsi in ogni aspetto e che era appunto - come diceva il Cavaliere - conseguenza di secolare schiavitù economica e politica. Schiavitù economica e politica che allora si chiamava Società delle Nazioni e oggi si chiama Commissione Europea a BCE. E così ogni parere e pensiero che arriva da fuori è il verbo e guai metterlo anche solo in discussione, mentre ogni concetto e proposta che viene dall'interno viene sminuita come un'insulsaggine, perché qualcuno là fuori ha detto che non va bene. Ritrovare quella fiducia e modifìcare la psicologia degli italiani, sarebbe anche oggi la ricetta per risollevare il paese e riprendere il controllo di ciò che è nostro. Senza sudditanza nè complessi di inferiorità.

    • una condizione sempre attuale. Ad esempio, per sbeffeggiare il processo di americanizzazione, che si era diffuso in Italia nei primi anni del dopoguerra, Renato Carosone scrisse la simpatica canzone "Tu vuò fà l'americano"

  • L'articolo dovrebbe merita di essere diffuso, infatti mostra la realtà italica prima degli anni 90 del 1900 quando il lavoro era "una normalità" per gli italiani. Oggi il lavoro scarseggia, anche grazie all'UE, e gli italiani subiscono la concorrenza sleale di immigrati più o meno regolari che si offrono con salari bassi e orari illegali. Sembra tutto normale, per i Media!

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