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Covid-19, gli anticorpi monoclonali complementari ai vaccini

Dovrebbero essere disponibili a marzo-aprile

"L'inizio della vaccinazione di massa anti-Covid -19, un grande passo per l'Europa e l'Italia". Questa la dichiarazione del professor Rino Rappuoli, coordinatore scientifico di Mad Lab (Monoclonal Antibody Discovery) della Fondazione Toscana Life Sciences, che sta completando la ricerca per rendere disponibili, a marzo, gli anticorpi monoclonali. La sperimentazione ha selezionato una linea di tre anticorpi monoclonali, in collaborazione con l'Istituto L. Spallanzani di Roma. L'indagine è stata eseguita sul sangue prelevato a oltre 4mila persone tra pazienti convalescenti o guariti dalla Covid -19. La Fondazione, sta finalizzando un accordo con il Governo italiano per una prima fornitura di 200mila dosi di questa terapia che permette di curare chi ha contratto il virus, ma anche di proteggere i sani con un meccanismo di profilassi passiva.

Secondo il professor Rappuoli la vaccinazione produrrà l’"effetto gregge" ma per raggiungere lo "zero" si dovrà attendere almeno un anno. Intanto, continueremo ad avere persone infette che non potranno essere vaccinate ed altre che necessiteranno di terapie. Per questo, ha proseguito il professore, considero gli anticorpi monoclonali un complemento della campagna vaccinale.

Questi anticorpi monoclonali (da non confondere con il plasma iperimmune) possono essere definiti l'antivirale specifico che mancava, farmaci molto specifici sviluppati per questo Coronavirus e capaci di neutralizzarlo molto velocemente. Sono farmaci naturali, cioè molecole prodotte dalle persone convalescenti dalla malattia, sostanze che stanno guarendo l'infezione. Vengono prodotti attraverso il plasma di pazienti convalescenti, isolando le cellule B che producono gli anticorpi più potenti e sono migliaia che il corpo sviluppa per contrastare Sars- CoV-2.

Somministrando l'anticorpo monoclonale si conferisce ai pazienti l'immunità che svilupperebbero dopo aver contratto l'infezione e a chi riceve il vaccino. Precisamente, il vaccino garantisce una copertura più lunga, ma solo dopo 3-4 settimane dall'inoculo della prima dose, mentre l'anticorpo monoclonale offre una protezione immediata ed è indicato per le persone che hanno bisogno di tutelarsi subito dalla aggressione del virus e la copertura dura 6 mesi. A differenza delle terapie policlonali, si va a selezionare la cellula più potente tra quelle che producono queste sostanze, con cui il nostro organismo riconosce e blocca il virus.

“E’ vero che hanno un prezzo elevato - evidenzia il prof. Rappuoli - e in commercio già esistono parecchi anticorpi monoclonali, altrettanto costosi, che vengono utilizzati per curare malattie oncologiche o infiammatorie. Con la nostra tecnologia, sarà possibile somministrarli attraverso una iniezione intramuscolare. Attendiamo l'autorizzazione e lavoriamo con il Governo perché questa terapia possa essere gestita dal Servizio Sanitario Nazionale. Stiamo studiando le mutazioni, per prevenirle e produrre un anticorpo che riesca a coprire le varianti del coronavirus ed i mutanti sono stati tutti bloccati".

E' in corso anche uno studio da parte della èquipe coordinata dal genetista professor Giuseppe Novelli, già Rettore della Università Tor Vergata di Roma che lavora su un progetto simile, in collaborazione con le Università di Boston, negli Stati Uniti e a Toronto, in Canada. "Gli anticorpi monoclonali - ha spiegato il professor Novelli - sono farmaci che neutralizzano il virus, gli impediscono di proseguire ad infettare altre cellule. L'utilizzo come profilassi può rivelarsi decisamente importante. Serviranno anche quando sarà diffuso il vaccino perché avremo persone che non lo possono fare e gli studi, in questo senso sono determinanti, dato che il virus muta ed abbiamo bisogno di alternative".

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Spazio di divulgazione medico-scientifica intesa ad approfondire temi generali che riguardano la salute e gli eventi collegati. Si tratta di articoli di natura medica, affrontati però con un taglio divulgativo accessibile ai non esperti, che non possono in alcun modo sostituirsi a valutazioni o a diagnosi mediche.

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Commenti (1)

  • continuo a pensare che il farmaco antivirale Molnupiravir sia la migliore soluzione per contrastare questa “rottura” del covid (ovviamente se gli studi clinici di fase II/III stabiliranno che i dati basati sui furetti si sono confermati anche sull'uomo), perchè i costosi anticorpi monoclonali (anch’essi ancora in fase di sperimentazione), i quali offrono una protezione di soli sei mesi e che vengono prodotti utilizzando il plasma di malati di covid convalescenti, mi sembrano essere soprattutto un qualcosa studiato per spremerci ben bene e il cui utilizzo non potrà mai essere accettato da certi credenti, come ad esempio i Testimoni di Geova

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